Jobs

Non ho mai avuto il mito di Jobs. Quella sua massima che circolava tanto soprattutto dopo la sua morte, non mi ha mai emozionata. Stay hungry stay foolish. Un po’ banale, mi è sempre suonata, scontata quasi. Quel discorsetto sulla gente folle che cambia il mondo, mi è sempre sembrato un discorsetto senza tanta anima, belle parole e bei concetti, si, ma tutto qui. Un guru come tanti, alla “tanto so che vincerò”, per dire. Sarà che l’idea dell’estetica abbinata alla tecnologia non ha niente a che vedere con il mio ideale di bellezza, sarà che i meccanismi del Mac sono così sempliciotti che mi risultano complicatissimi da capire, sarà che il voler fare un oggetto bello e tecnologico alla portata di tutti, e l’averlo poi fatto, mi è sempre sembrata un’ottima strategia per diventare ricchi ma non “una rivoluzione”. Sarà pure che questa bellezza non la capisco. Sarà che la storiella commovente di uno che ha iniziato dal garage di casa sua e poi con la sua sola forza di volontà è diventato miliardario e amministratore delegato di un colosso non mi fa né caldo né freddo. Non ci ho mai trovato l’ombra di un’emozione in questo sogno americano in cui poi alla fine uno diventa ricco e famoso. Sarà che uno quando diventa ricco e famoso ai miei occhi perde tutto il suo fascino, se pure mai l’avesse avuto. Sarà che non sempre, anzi quasi mai, chi si atteggia e inneggia alla follia ne possiede le doti migliori (le peggiori persone che io abbia mai conosciuto nella mia vita sono quelle capaci delle migliori parole, le più nobili esortazioni. Quelle convinte di essere davvero alla ricerca, quelle che si credono in cammino verso le profondità e te ne indicano sempre la strada. Quelle che dicono proprio ciò in cui credo io eppure di quel quid sono talmente prive che solo a stargli vicino ti contagiano con tutta quella dissonanza, stridono, costringono anche te a gettare la spugna a beneficio di qualche storiella più o meno articolata il cui unico scopo è farti fare bella figura addirittura con te stessa).
Quando poi è morto (io ero a Chicago quel giorno ed ho saputo la notizia dall’invasione di folla con fiori foto oggettini cuoricini e bigliettini nella miriade di super eleganti negozi Apple sparsi per la città- glì americani si che sanno essere melodrammatici!) mi è dispiaciuto, e più che altro ho pensato, come sempre penso quando muore precocemente uno a cui la vita ha dato tanto, “ma guarda tu che fregatura”. Sono stata proprio triste, tanto triste e con il magone tutto il giorno, in giro per quella città così piena e viva e colorata, perchè questa cosa che la vita è una fregatura non mi va tanto giù, che chiunque tu sia cala il sipario è ciao, finito, caput.
Debbo dire che la mia conoscenza del suo mondo, della sua vita, della sua filosofia, si limitava a queste quattro questioni, e avrei riassunto il personaggio in poche superficiali parole scevre da qualsiasi giudizio, due forse: visionario e determinato. Allora quando ho saputo del il film in programmazione nelle sale ho deciso di vederlo: ho pensato che conoscendolo meglio sarei riuscita forse ad innamorarmene, chè alla fine non voglio essere così ostinatamente immune ai meccanismi di massa, alla fine sono limiti, queste incontaminazioni, sono pregiudizi e occasioni perse come quando mi incaponisco a non leggere il libro del momento o a non guardare il telefilm cult. Non mi piace perdere le occasioni di emozionarmi. Così lunedì, con il cielo che stava per sputare neve un freddo micidiale e nessuno in sala (nessuno, un supermaxischermo tutto solo esclusivamente per me!) sono andata a vedermelo. E ne sono uscita con le idee un po’ diverse e un sacco di ragioni concrete per pensarla come la pensavo prima: altro che tra genio e follia, un personaggio arido e senza anima! Con tutto il rispetto per l’aldilà in cui sei adesso Steve, ma quanto cavolo eri stronzo?! Ecco, ho capito che forse non eri uno di quelli che volevano apparire peace and love senza esserlo come immaginavo io, eri proprio uno che aveva degli obiettivi e del resto se ne fotteva. Il che, sinceramente, mi attrae molto di più.

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