Arredamenti

Sono stata invitata da un’amica nella sua nuova casa con il suo nuovo fidanzato.
Ora chiamarla amica è una forzatura. Io di mio non mi ricorderei nemmeno di conoscerla, se non fosse che, a periodi che poi unilateralmente decide lei è che corrispondono essenzialmente a quelli di assoluta e mal tollerata solitudine, oppure a quelli, un po’ migliori, in cui si deve mostrare a qualcuno di avere un’amica, mi tempesta di telefonate e cuoricini via sms viber Skype whatsapp e chi più ne ha più ne metta per assicurarsi la mia presenza con un anticipo che nemmeno glì appuntamenti dal dentista. Però in effetti a me non viene mai mai mai in mente di chiamala e non rispondo all’ottanta per cento delle sue telefonate ed al cento per cento dei suoi sms, senza nemmeno avere il buon gusto di inventare scuse. Che poi le voglio pure un minimo di bene, in quel modo tutto sbagliato che mi fa sprecare il bene per persone di cui il mondo dovrebbe proprio fare a meno.
Hanno fatto un mutuo in base al quale nessuno dei due potrà vivere per i prossimi trenta anni, giusto giusto fino alla pensione. Cioè fino alla pensione loro non saranno liberi non dico di farsi un viaggio, ma che ne so, mangiare qualche volta al macrobiotico, per dire. Hanno speso questa barca di soldi soprattutto per l’arredamento, che è curato (e firmato) nei minimi dettagli. La casa è scura, è in una zona che lasciamo stare, è intestata ad entrambi, il che è ovvio data la solidità del rapporto, e non è neanche un capolavoro, in tutta onestà. Ma quelli sono gusti. È quando ti accorgi che in ottanta metri quadri non c’è l’ombra di una libreria, che davvero inizia a mancarti l’aria. Che non c’è un libro, che ne so un depliant, una rivista, un dizionario appoggiato per terra. Non c’è carta, a parte lo scottex credo. Ecco io potrei rinunciare a più o meno tutto, il letto Frau il parquet prezioso la carta da parati di Fendi, l’armadio capiente la cabina doccia matrimoniale con l’.idromassaggio. Potrei rinunciare anche al fidanzato, farne tutto un pacchetto con il gatto e con il cane addirittura. Potrei, con un po’ di impegno, fare a meno anche della mia razione giornaliera di cioccolato fondente. Ma, una casa senza libreria no. Mi fa una tristezza che quando ci ho pensato sono diventata triste, davvero triste, così triste che nemmeno una serata intera di totale incomunicabilità e mancanza di argomenti e discorsi futili e banali e mono toni erano riusciti a rendermi triste così. Di solito mi chiedo se il suono a vuoto di alcune persone non sia solo lo specchio della mia incapacità di adattamento a mondi e modi diversi dai miei. Il che è probabile, e non è nemmeno il lato peggiore della mia generale incapacità di adattamento. Ma di fronte ad un ambiente senza un ripiano, anche piccolo, anche minuscolo, anche solo simbolico, un mobiletto con un doppio fondo, una cassetta della frutta, una torre di libri che sale da terra, non lo so inventate qualcosa. Di fronte a questo io dico che in queste condizioni qui nemmeno Darwin si sarebbe saputo adattare!

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