Everything gonna be all right

C’è un linguaggio prima del linguaggio. Un substrato di sguardi, gesti, movimenti delle mani e dei piedi. Ma di più, sono le sensazioni, quel che sale dalla pancia, quel che lasciamo intrappolato ai confini del pensiero e se ne esce ignaro dai pori della pelle ed invade le stanze, le sale dei ristoranti, i palazzi, i boschi, le strade sterrate, le periferie. Potremmo vivere di quel non detto, lasciarci popolare da quella realtà silenziosa invece che dalle parole che sono così insipide. Potremmo vivere una vita intera e dire cinque parole in tutto, il resto è in più, o forse in meno. Ci provo.

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