Archive for novembre 2013

Possiamo dire che
28 novembre 2013

Possiamo dire tante cose, onestamente. Ma non potendo dirle tutte possiamo limitarci a dire che.
Non appartengo a nessun luogo, davvero. Da qualche anno sono qui e presa nella rete fitta dei mille pezzi da ricomporre non me ne ero nemmeno bene accorta, di aver messo le radici, essere piantata in una casa, un lavoro, un ambiente, due cittadine minuscole, una serie di persone da salutare tutte le mattine, salve, buongiorno, ciao, a domani, buonanotte. Ad attraversare quel ponte avanti e indietro, di corsa, camminando, in bicicletta, in macchina, in scooter, da sola o con freud al guinzaglio oppure libero ma solo apparentemente: il suo destino è obbedire ed il suo libero arbitrio ha il limite del senso del pericolo mio. Mentre pensavo ad altro senza accorgermene i capelli crescevano e una vita normale prendeva forma intorno a me, come se fossi una ad una sola velocità, a colori pastello. E non c’è niente di male in ciò, lo dico con stupore e non con difficoltà. Lo noto perchè i capelli così lunghi non li ho avuti mai, mai passato tanto tempo senza un colpo di reni, un taglio impellente, un’idea improvvisa, un andarmene e lasciare lì gli spettatori di stucco, a chiedersi se sia il caso finalmente di parlare di fuga o se invece ci sia ancora quel fondo perenne di incompletezza ad attenuare il giudizio e trasformarlo in nobile ricerca. Il fatto è, invece, che non c’è fuga e non c’è fondo. Soltanto c’è che odio permanere, stanziare, piantare le radici in una situazione qualsiasi, fosse pure quella che con tanta passione vado veramente cercando. Ho bisogno, viscerale bisogno, di sentirmi viva. Ed ho bisogno che questa sensazione parta da me, e non arrivi da niente e nessuno là fuori. Conservo le persone nel cuore e non nei luoghi, quelle lontane e anche lontanissime che ti chiamano come oggi e come oggi sentirti il meglio di quanto la tua testa sappia immaginare che una persona possa sentirsi.
E organizzare nel frattempo la prossima scenografia. Ecco. Possiamo dire che ci sto seriamente pensando!

Jobs
27 novembre 2013

Non ho mai avuto il mito di Jobs. Quella sua massima che circolava tanto soprattutto dopo la sua morte, non mi ha mai emozionata. Stay hungry stay foolish. Un po’ banale, mi è sempre suonata, scontata quasi. Quel discorsetto sulla gente folle che cambia il mondo, mi è sempre sembrato un discorsetto senza tanta anima, belle parole e bei concetti, si, ma tutto qui. Un guru come tanti, alla “tanto so che vincerò”, per dire. Sarà che l’idea dell’estetica abbinata alla tecnologia non ha niente a che vedere con il mio ideale di bellezza, sarà che i meccanismi del Mac sono così sempliciotti che mi risultano complicatissimi da capire, sarà che il voler fare un oggetto bello e tecnologico alla portata di tutti, e l’averlo poi fatto, mi è sempre sembrata un’ottima strategia per diventare ricchi ma non “una rivoluzione”. Sarà pure che questa bellezza non la capisco. Sarà che la storiella commovente di uno che ha iniziato dal garage di casa sua e poi con la sua sola forza di volontà è diventato miliardario e amministratore delegato di un colosso non mi fa né caldo né freddo. Non ci ho mai trovato l’ombra di un’emozione in questo sogno americano in cui poi alla fine uno diventa ricco e famoso. Sarà che uno quando diventa ricco e famoso ai miei occhi perde tutto il suo fascino, se pure mai l’avesse avuto. Sarà che non sempre, anzi quasi mai, chi si atteggia e inneggia alla follia ne possiede le doti migliori (le peggiori persone che io abbia mai conosciuto nella mia vita sono quelle capaci delle migliori parole, le più nobili esortazioni. Quelle convinte di essere davvero alla ricerca, quelle che si credono in cammino verso le profondità e te ne indicano sempre la strada. Quelle che dicono proprio ciò in cui credo io eppure di quel quid sono talmente prive che solo a stargli vicino ti contagiano con tutta quella dissonanza, stridono, costringono anche te a gettare la spugna a beneficio di qualche storiella più o meno articolata il cui unico scopo è farti fare bella figura addirittura con te stessa).
Quando poi è morto (io ero a Chicago quel giorno ed ho saputo la notizia dall’invasione di folla con fiori foto oggettini cuoricini e bigliettini nella miriade di super eleganti negozi Apple sparsi per la città- glì americani si che sanno essere melodrammatici!) mi è dispiaciuto, e più che altro ho pensato, come sempre penso quando muore precocemente uno a cui la vita ha dato tanto, “ma guarda tu che fregatura”. Sono stata proprio triste, tanto triste e con il magone tutto il giorno, in giro per quella città così piena e viva e colorata, perchè questa cosa che la vita è una fregatura non mi va tanto giù, che chiunque tu sia cala il sipario è ciao, finito, caput.
Debbo dire che la mia conoscenza del suo mondo, della sua vita, della sua filosofia, si limitava a queste quattro questioni, e avrei riassunto il personaggio in poche superficiali parole scevre da qualsiasi giudizio, due forse: visionario e determinato. Allora quando ho saputo del il film in programmazione nelle sale ho deciso di vederlo: ho pensato che conoscendolo meglio sarei riuscita forse ad innamorarmene, chè alla fine non voglio essere così ostinatamente immune ai meccanismi di massa, alla fine sono limiti, queste incontaminazioni, sono pregiudizi e occasioni perse come quando mi incaponisco a non leggere il libro del momento o a non guardare il telefilm cult. Non mi piace perdere le occasioni di emozionarmi. Così lunedì, con il cielo che stava per sputare neve un freddo micidiale e nessuno in sala (nessuno, un supermaxischermo tutto solo esclusivamente per me!) sono andata a vedermelo. E ne sono uscita con le idee un po’ diverse e un sacco di ragioni concrete per pensarla come la pensavo prima: altro che tra genio e follia, un personaggio arido e senza anima! Con tutto il rispetto per l’aldilà in cui sei adesso Steve, ma quanto cavolo eri stronzo?! Ecco, ho capito che forse non eri uno di quelli che volevano apparire peace and love senza esserlo come immaginavo io, eri proprio uno che aveva degli obiettivi e del resto se ne fotteva. Il che, sinceramente, mi attrae molto di più.

La crisi, le opportunità.
24 novembre 2013

Buttare glì avanzi e poi comprare al cane le crocchette perchè “sono più equilibrate” (di noi senz’altro ma ci vuole poco!)

Diventare vegetariani e non poter usare il giubbotto le scarpe le borse di pelle vecchie (altrimenti mia cara, sei solo un’incoerente…eh!)

Girare per casa a maniche corte e con i termosifoni a palla.

Dover andare al negozio all’angolo e prendere la macchina, salire al primo piano in ascensore e poi, nel pomeriggio, andare in palestra (in macchina, ovviamente!).

Farsi due docce al giorno, della durata di venti minuti l’una, ad una temperatura di 45 grado centigradi. (questa è la mia e non c’è verso!)

Portare una maglia mezz’ora e poi metterla da lavare, in lavatrice, chiaramente! (questa pure è la mia ma posso imparare)

Così ci ha ridotti il consumismo: degli idioti perfetti.

Arredamenti
23 novembre 2013

Sono stata invitata da un’amica nella sua nuova casa con il suo nuovo fidanzato.
Ora chiamarla amica è una forzatura. Io di mio non mi ricorderei nemmeno di conoscerla, se non fosse che, a periodi che poi unilateralmente decide lei è che corrispondono essenzialmente a quelli di assoluta e mal tollerata solitudine, oppure a quelli, un po’ migliori, in cui si deve mostrare a qualcuno di avere un’amica, mi tempesta di telefonate e cuoricini via sms viber Skype whatsapp e chi più ne ha più ne metta per assicurarsi la mia presenza con un anticipo che nemmeno glì appuntamenti dal dentista. Però in effetti a me non viene mai mai mai in mente di chiamala e non rispondo all’ottanta per cento delle sue telefonate ed al cento per cento dei suoi sms, senza nemmeno avere il buon gusto di inventare scuse. Che poi le voglio pure un minimo di bene, in quel modo tutto sbagliato che mi fa sprecare il bene per persone di cui il mondo dovrebbe proprio fare a meno.
Hanno fatto un mutuo in base al quale nessuno dei due potrà vivere per i prossimi trenta anni, giusto giusto fino alla pensione. Cioè fino alla pensione loro non saranno liberi non dico di farsi un viaggio, ma che ne so, mangiare qualche volta al macrobiotico, per dire. Hanno speso questa barca di soldi soprattutto per l’arredamento, che è curato (e firmato) nei minimi dettagli. La casa è scura, è in una zona che lasciamo stare, è intestata ad entrambi, il che è ovvio data la solidità del rapporto, e non è neanche un capolavoro, in tutta onestà. Ma quelli sono gusti. È quando ti accorgi che in ottanta metri quadri non c’è l’ombra di una libreria, che davvero inizia a mancarti l’aria. Che non c’è un libro, che ne so un depliant, una rivista, un dizionario appoggiato per terra. Non c’è carta, a parte lo scottex credo. Ecco io potrei rinunciare a più o meno tutto, il letto Frau il parquet prezioso la carta da parati di Fendi, l’armadio capiente la cabina doccia matrimoniale con l’.idromassaggio. Potrei rinunciare anche al fidanzato, farne tutto un pacchetto con il gatto e con il cane addirittura. Potrei, con un po’ di impegno, fare a meno anche della mia razione giornaliera di cioccolato fondente. Ma, una casa senza libreria no. Mi fa una tristezza che quando ci ho pensato sono diventata triste, davvero triste, così triste che nemmeno una serata intera di totale incomunicabilità e mancanza di argomenti e discorsi futili e banali e mono toni erano riusciti a rendermi triste così. Di solito mi chiedo se il suono a vuoto di alcune persone non sia solo lo specchio della mia incapacità di adattamento a mondi e modi diversi dai miei. Il che è probabile, e non è nemmeno il lato peggiore della mia generale incapacità di adattamento. Ma di fronte ad un ambiente senza un ripiano, anche piccolo, anche minuscolo, anche solo simbolico, un mobiletto con un doppio fondo, una cassetta della frutta, una torre di libri che sale da terra, non lo so inventate qualcosa. Di fronte a questo io dico che in queste condizioni qui nemmeno Darwin si sarebbe saputo adattare!

Qualsiasi cosa accada
22 novembre 2013

Il fatto è che tu ti metti ad amare uno. E questo “uno” non è male, è uno come piace a te. Per come la vedi tu, adesso, è pure “uno” fatto apposta per te. C’hai anche la faccia tosta di provare a pensare che stavolta sia diverso (perchè è quello giusto, chiaramente!). E’ così simile a te, così palesemente tutto sbagliato che non può che essere nato apposta per trovarti. Ti illudi di aver imparato ormai, ti pavoneggi di essere una che è stata all’inferno ed è tornata su. Questo ti dà una specie di sensazione di invincibilità che attrae tutti come il miele, un sereno distacco unito ad un felice disinteresse per ciò che ti circonda. O meglio, ad una scalpitante curiosità e voglia di vivere incurante di dover ottenere, piacere, raggiungere qualcosa o qualcuno. Il desiderio di una famiglia, di un figlio, di un nido, di un tetto da condividere, è stato per tanto tempo quel dramma che rovinava tutto, avvitato tra l’impossibilità di identificarlo con nessuno che non fosse uno che avevo ormai, categoricamente, perso, e la convinzione che il tempo passava e fosse invece impellente uscire da questo empasse. Per un tempo lungo, ma giusto, la vita è scorsa su questi binari, tra la consapevolezza di non poter volere nessuno che davvero non sentissi di volere e la convinzione che avrei dovuto scuotermi e veloce da questo stato di apatia emotiva. Poi mi sono scossa, e mi sono accorta che il cuore andava a mille e che talmente era l’immedesimazione in quel personaggio glaciale che ho pensato di dover andare al pronto soccorso per un attacco di tachicardia! E invece era che il cuore ignaro di tutto e piano piano guarito si era messo a battere forte per conto suo, lasciando me e tutto il resto del suo corpo in balìa. Così mi sono ritrovata quì in mezzo, senza di fatto aver imparato niente, anzi OGGI con la prova provata che nessuno impara mai niente, e per giunta non mi posso nemmeno lamentare! C’è di diverso che sono -moderatamente eh- felice!

Concetti chiave
21 novembre 2013

Possesso di palla.
Cerchio.
Meccanismo.
Egolatrismo.
Inconsapevolezza.

E poi, è proprio vero, nel bene e nel male nessuno cambia. Al limite, col tempo, qualcuno peggiora!

Everything gonna be all right
19 novembre 2013

C’è un linguaggio prima del linguaggio. Un substrato di sguardi, gesti, movimenti delle mani e dei piedi. Ma di più, sono le sensazioni, quel che sale dalla pancia, quel che lasciamo intrappolato ai confini del pensiero e se ne esce ignaro dai pori della pelle ed invade le stanze, le sale dei ristoranti, i palazzi, i boschi, le strade sterrate, le periferie. Potremmo vivere di quel non detto, lasciarci popolare da quella realtà silenziosa invece che dalle parole che sono così insipide. Potremmo vivere una vita intera e dire cinque parole in tutto, il resto è in più, o forse in meno. Ci provo.

Si, viaggiare
15 novembre 2013

Eros Narciso Edipo e il caso al tavolo da gioco. L’amore, l’amore di sé, la trasgressione sublimata, il destino per chi ci crede, o il calcolo delle probabilità per chi preferisce (una legge statistica che segue, ma non sempre, le sue regole). Istinti non primari. In piedi dietro, che osserva, quell’avversario imbattibile che custodisce la posta in gioco: la Morte. Le anime pellegrine, quelle che sanno dare un senso al viaggio. Segmenti di senso. Contraddizioni. Un grumo di contraddizioni irrisolvibili (la nostra vera forza, in verità). I desideri (quelli che a novanta anni, l’età di chi scrive, sono “aumentati di numero e di intensità”…). E poi i personaggi, reali di fantasia e di mitologia. Calvino che era (davvero) compagno di banco dell’autore, col quale incontra Atena (Atena, proprio lei, quella che anch’io…quella che lasciamo stare cosa combina Atena nella vita mia). E da quell’incontro la decisione di iniziare il viaggio dentro la loro vita. E una vita intera non basta.
L’ultimo libro di Eugenio Scalfari l’avevo perso durante il cammino di Santiago, il primo giorno, ed un senso a questa perdita gliel’ho trovato, così come è facile trovare un senso a tutto quando è proprio “cercare Il senso” quello in teoria stai provando a fare! Eccolo il senso: io dovevo esserci in quel mio viaggio, non passarci indenne attraverso come quasi dappertutto, non dovevo leggere il, seppur affascinante, percorso di un’altra vita(leggere ti insegna a stare sola, si, ma ti riempie, in un certo senso ti camuffa la solitudine, te ne toglie la consapevolezza). E, nello stesso tempo, il senso è che qualcuno che non conosco e non conoscerò mai lo doveva trovare e leggere, “scuote l’anima mia Eros”, pieno dei miei appunti e dei miei punti interrogativi come risposta ai suoi (questo qualcuno- fortunato-ha ora me, o meglio la sua costruzione del personaggio me, come risposta!).
insomma, un romanzo nel romanzo, un viaggio nel viaggio.
Ora ci ho messo del mio, lo so. Certo è che Scalfari autore vale la pena già di suo. È anche altro lui, lo so. Ha fondato un giornale che può non piacere e ha delle idee politiche che possono non piacere (come non lo so, ma possono!). Ma anche i suoi romanzi sono altro, è sarebbe un peccato perderli per inutili preconcetti politici. Davvero un peccato.

“Non mangio niente che abbia un cuore”
9 novembre 2013

E se lo dice Leonardo Da Vinci, potete iniziare a riflettere pure voi. Chè siccome finché lo dico io, che vi mangiate la paura, la sofferenza, la tristezza di qualcun’altro, dite che sono strana (matta, psicolabile borderline o come pare a voi), allora vi ho trovato dei precedenti illustri. Magari, con loro a far da testimonial vi sentite più intelligenti, più legittimati, più fighi! Insomma, non vorrei fare il Berlusconi dei poveri, ma sono certa che un giorno visiteranno glì allevamenti intensivi ed  i mattatoi come musei,  per “non dimenticare”, e guarderanno le vostre foto con la bistecca come noi guardiamo adesso a quelle immagini del pubblico nello spettacolo dei gladiatori al colosseo: con quegli occhi un po’ schifiti, un po’ scandalizzati, un po’ severi ed un po’ pure compassionevoli verso quel grado inferiore di civiltà. Ecco. Si tratta solo di inferiorità, culturale, civile, spirituale.
E adesso buon pranzo!

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(si, lo so, lo so, l’ho mangiata fino a ieri mi rispondete voi – ma sono passati 3 anni! E si, è vero, ed ho fatto anche una marea di altre cazzate fino a ieri, se è per questo! Allora? Non è mai troppo tardi per aprire gli occhietti! ;-)))

Lavori inutili
9 novembre 2013

Niente da fare, ho la vocazione dei punti di vista. Sono in grado di elaborarli sempre tutti, appena formulato un pensiero mio ne formulo altre cinquantaquattro versioni possibili, quella delle sfumature viste da dentro da fuori da lontano da vicino e da vicinissimo. Poi, se la faccenda non riguarda me, me ne sbatto. Se la faccenda riguarda me, mi accorgo che dopo tutto questo lavoro minuzioso e freudiano, concludo beatamente che il migliore, il più obiettivo il più giusto e onesto, è sempre il mio. Allora mi chiedo, ma possibile che abbia sempre ragione io? Oh,  Sembra strano pure a me eh!