I verbali, ovvero la realtà non esiste.

Dunque.
Il mio avvocato della sacra rota, che si chiama molto più seriosamente “patrono stabile” ma che molto meno seriosamente io chiamo Paoletto anche se lui non si chiama Paolo mi ha mandato un sms di buon’ora per comunicarmi che: 1-ha letto i verbali degli interrogatori delle testimonianze e delle perizie psicologiche 2-siamo a cavallo, è matematicamente certo che il matrimonio sarà annullato, soprattutto grazie al risultato della MIA perizia, che lui trova tanto divertente (cioè ad uno viene diagnosticato un disturbo psichico e lui si ammazza di risate, va beh!) 3- che però tornando seri, sarà meglio che ci vediamo per parlarne…
Per cui, anche se lui è un roncoglionito se quel tribunale è un reperto storico di un’istituzione da abbattere seduta stante. Anche se di mettermi a pensare a quanto io possa essere stata una rincoglionita totale, a quanto tempo io abbia perso e a quanto io mi sia inutilmente fisicamente e psichicamente maltrattata per null’altro che un povero sempliciotto che non vale nemmeno la mia unghia senza smalto (eh si, purtroppo ci si arriva prima o poi all’ultimo stadio, quello del “guardare con altri occhi” e “vedere chiaro”!). Anche se niente di tutto questo sarebbe la mia priorità mattutina, ad un certo punto decido di andare, perchè cosa possa aver scritto di me quella psicologa frustrata dalla mano sudaticcia e lo studio nel sottoscala di un palazzo fatiscente alla periferia di una città fantasma, mi stimola non poco la curiosità e il senso critico! Vado e mi trovo una definizione di “tratti di personalità borderline con disturbo alessitimico”. La dottoressa ha studiato e per lo meno mi ha costretto a cercare una parola su Wikipedia! Ora io lo so già di non essere normale, e la cosa nonostante gli occhi terrorizzati di Paoletto non mi sconvolge per niente. So anche che invece Marco è normale, anche se per tanto tempo ho creduto, ma forse solo sperato, che non lo fosse. Il disturbo di cui soffro non è precisamente quello che è uscito dalla sua analisi scolastica, ma in mezz’ora di conversazione l’esperta ha almeno dimostrato di aver inquadrato la situazione, io psicotica lui normale con picchi di marcata impulsività. E poi ha dato una grossa mano alla causa dell’annullamento, cosa per cui non smetterò mai di ringraziarla. In più, borderline proprio mi piace, e credo che mi ci riempirò la bocca per un lungo periodo! Il problema è stato che poi ero lì, e Paoletto con quella sua aria a metà tra l’ingenuotto ed il diabolico, rassicurato dal fatto che non avessi avuto le reazioni incontrollate che ci si può aspettare s
da una borderline che si finge normale ma è stata sgamata, mi ha fatto capire che avrei potuto, ecco, avrei potuto anche leggere il resto. E così, il resto. Il resto è quello per cui ho sentito il bisogno fi scrivere, ed anche un po’ il motivo per cui mi dispiaccio di aver così maleducatamente cacciato da qui i miei lettori più appassionati. Perchè, a questo punto della storia, un faccia a faccia non sarebbe proprio stato male. Mi sarebbe piaciuto molto sapere, per esempio, se lui ha mentito appositamente per facilitare la causa dell’annullamento, nonostante il giurAmento solenne sulla bibbia (e in questo caso, questo ulteriore peccato capitale se lo poteva pure evitare, che il
Matrimonio nostro è nullo ex se, senza bisogno di aiutini do fantasia). O se lui si è davvero autocompiuto un lavaggio del cervello così profondo, da vederla proprio così la realtà, come se lui avesse proposto di non sposarci e fossi stata invece io ad insistere come un’ossessa, tanto che lui ha ceduto giusto per farmi contenta. “questo matrimonio io, più che averlo voluto, l’ho subito” è il virgolettato che più mi è rimasto impresso, oltre ad una intera ricostruzione dei fatti (e non delle interpretazioni, che quelle almeno capirei) del tutto oggettivamente falsi. Oppure, ed è la riflessione che mi interessa di più, la realtà non esiste, per lo meno quella della vita di ognuno, perchè è assolutamente superfluo come vadano le cose quando la memoria le archivia come vuole lei, o come le ha interpretate lei, sul momento o postume, e quindi a niente conta l’oggettività. Credo, che sia davvero così. In qualsiasi, qualsiasi, qualsiasi relazione, siamo soli con i nostri meccanismi di assorbimento di ciò che facciamo reciprocamente, viviamo realtà parallele che possono essere lontane anni luce, e quindi per forza arriva un momento in cui siamo, davvero, lontani anni luce. Ma davvero non esiste e quindi pace.

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Una Risposta

  1. Buona alexitimia a tutti!

    Con la denominazione di “pavor metaphysicus” Scaligero parlava già nel 1967 dello scollamento tra discorso e pensiero, consistente nell’incapacità di percepire il pensare come realtà, e quindi indirettamente di “alessitimia”, cioè del disturbo odierno dell’umanità, scoperto nel 1976, consistente nella rimozione del proprio giudizio critico, rimozione che porta poi l’uomo all’incapacità di traduzione in parole delle proprie emozioni. L’alessitimia è fra l’altro connessa agli attacchi di panico; cfr. Bruce A. Jones, “Panic attacks with panic masked by alexithymia”.
    Continua qui:
    http://bastamonopolio.over-blog.com/2014/05/la-logistica-e-il-pavor-metaphysicus.html

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