L’ultima

L’ultima di qualsiasi cosa c’ha quel fascino tutto suo che la rende già indimenticabile solo per la posizione, e questo poi aiuta anche il contenuto per quello strano funzionamento delle cose umane per cui, se una cosa pensi che sia bella, essa difficilmente non lo è. Chiaro che lo stesso principio funziona, forse anche più fragoroso, quando tu pensi che una cosa sia brutta. Difficile, difficile che non lo sia. E però, lungi dal risolverti la vita come pure verrebbe in un primo momento da pensare,  questa scoperta te la peggiora sensibilmente. Perchè non è che sia sempre facile pensare che le cose vadano bene, e non avere neanche uno stupido dubbio in grado di insinuarsi tra le pieghe dei tuoi desideri e distruggere tutto, persino la tua certezza del fatto che ciò che desideri sia davvero ciò che desideri. Voglio dire, forse ad una mente meno complessa della mia la faccenda non deve risultare difficile, ma forse è anche vero che una mente meno complessa della mia formula desideri meno complessi che poi certo, che sai desiderarli come si deve. Comunque, resta il fatto, che la mia mente influenza la realtà da sempre, e che per pura ironia del destino, io che mi accusano da sempre di plagiare tutti, sui miei pensieri proprio non ho poteri. Niente. Godono di vita propria, testardi, ribelli fino al midollo, autosufficienti ed autorevoli. Altezzosi. Cos’è che vuoi tu? No, non adesso, scordatelo pure. E ahivoglia a spiegargli che siamo uno, la stessa squadra, sulla stessa barca. Che se poi sto male io loro pure arrancano, rimangono costretti tra quelle quattro sinapsi che girano a vuoto intorno allo stesso fine. Che mi debbono dare una mano per darla infondo a sé stessi. Loro niente. Tirano sempre fuori un problema tutto loro, un fantasma da non so quale cassetto della memoria, una paura che solo loro non hanno metabolizzato ancora o di cui solo loro hanno avuto percezione. E non si arrendono, non si lasciano guidare, ingovernabili come i sacchetti dell’immondizia neri che fungevano da slittino quelle rare volte in cui d’inverno da queste parti si vedeva la neve. Fino a che non decidono loro, le cose le pensano sempre complicate, tortuose, piene di alti e di bassi e di paure e di ostacoli proprio lì, sul punto di, quasi quasi arrivati alla mèta. Mi chiamano incostante ma sono loro, loro e non io che ad un certo punto creano il mostro è mollano tutto, scappano, non vogliono più più più nemmeno morti ma che sei matta? Io non posso che seguirli, adeguarmi, fare buon viso a cattivo gioco, bluffare e dire ok ok non sei quello che voglio, lavoro scuola hobby università fidanzato marito o animale domestico. E tutte le volte ricomincio da capo, paziente, assolutamente certa che verrà, verrà il momento. Che poi puntuale arriva, e mai, dico mai per dire mai come una legge matematica che non teme eccezioni, mai nella vita è successo che un pensiero anche breve ma diritto, secco, lineare, sicuro, non sia diventato realtà. La influenzo davvero, lo so, devo solo imparare ad influenzare me e poi vendere la formula, come elisir della felicità. Diventare, per inciso, ricca, che non guasta.
Così, dicevo, l’ultima delle cose ha quel fascino particolare che i pensieri si rilassano e la trattano bene, si preparano a darle il buon addio senza fiatare. Così l’ultima serata, l’ultima mattina, l’ultima chiusura di ombrelloni mi lascia con quella dolcezza che di fatto, sul serio, nella realtà non ha. Ed è bellissimo l’ultimo giorno, intenso, veloce, col ritmo giusto i clienti giusti il sole giusto e le giuste richieste da soddisfare con soddisfazione. L’ultimo mojito mi esce spettacolare, l’ultima canzone è Wind of change degli scorpions. E ciao estate, ciao due passi dal mare, ciao, qui lo posso dire, ciao pure sunrise.
Si riparte, nuova vita, nuova avventura. I pensieri ci hanno messo di nuovo del loro e menomale. E sì, mi rendono un po’ borderline, ma io proprio li adoro e senza di loro non potrei stare. 🙂

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