Archive for luglio 2013

Della fiducia e di altre virtù.
19 luglio 2013

Fidati, va tutto bene, siamo rovinati. Perchè per essere infelici serve una buona quantità di delusioni, e siccome essere infelice è l’unico modo che conosco per essere felice, allora lo vedi, lo capisci da te, se non riesco a trovare la giusta dose di delusione, e sto bene, se mi sembra di stare bene e per giunta senza nemmeno un motivo a cui aggrapparmi, da poterlo perdere per un attimo e sentire quella puntina rapida di terrore e vuoto intorno, capisci tu che, come si fa, ad essere felici in una situazione così? come si fa? Fidati, va tutto troppo bene per poter essere felice. Che poi il punto è questo. Fidarsi, perchè se ti fidi si, che poi puoi sentirla tutta intera la delusione, giù, fino infondo alle budella. È per questo che continui a fidarti, senza davvero lasciarti andare mai, conservando quel distacco che è tutto tuo e che se ne frega poi, delle delusioni. Perchè adesso non scherziamo, è bello questo giochetto di sentirsi infelici, di gridare al vuoto e sentirsi in grado di contemplare l’universo tutto intero lì dentro la pancia tua. Ma le budella poi sono un’altra cosa, c’è un limite oltre il quale il gioco lo comando io, sono qua che rischio tutto fino infondo e senza barriere, paletti, dighe né occhiali di protezione. Mi fido, si, e continuo a farlo, e se mi deludi mi sento quella infelicità addosso che mi fa felice e ok. Ma io sono salva in partenza, anche quando sono già morta schiacciata, sono salva, perchè sai che c’è: c’è che infondo a tutto ci sono io, e io resto sempre lì come sono, io non ho margini, di crescere, di imparare, di compiere percorsi precostituiti dal tempo, e se mi sono fidata e tu mi hai fregato bene, grazie. Delle emozioni, del senso che non trovo e continuo a cercare, delle parole che ho scritto e di tutto ciò che il vivere intensamente il momento in cui mi fidavo mi ha tirato fuori. E poi ciao. Si, ciao. Era importante, dio se lo era. Ma io non mi perdo finché sono persa. Finché non mi perdo non sono felice? Fidati, io non mi so perdere per davvero. E fidati, quando a questa vita gli togli le griglie, i ragionamenti, le analisi, “e tutto quel bla bla bla intorno” ti accorgi che lei, la vita, se ne fotte, e scorre come i fiumi dei filosofi e rimane lì con la sua grande bellezza. Ecco, la grande bellezza. L’immensa bellezza. E allora appunto. Quello che sanno fare quelli come Gep è vivere e infondo, si infondo fregarsene. Che sembra la superficie, ed invece è tornare su dal fondo più fondo, aver fatto tutto il giro! E la sai un’altra cosa? Lo sai qual è il problema delle persone così, il problema nel relazionarsi dico? il problema è che tu sei tutto. Davvero. Ma questo tutto non è mai abbastanza, non può essere abbastanza. Chiunque tu sia non sei abbastanza. Qualsiasi sia il tu, io continuerò a cercare, ad andare, ad esserci tanto tanto e poi non esserci di botto, andare, tornare, vagare tra le cose altre. E non sarà per cercare qualcun’altro, questa è la cosa più difficile da capire per chi ti sta accanto. Sarà per vivere, e questo sarà sempre il mio vivere. E finito il tempo di trovarsi tra i piedi qualcuno che ti deluda, finito il tempo di scegliere proprio per essere deluso e tornare al discorso contorto della felicità infelice e solo tua, uno inizia nell’impresa di amare e farsi amare da quelli come noi, inizia a credere in una felicità infelice e condivisa. E li, lì sono veramente cazzi!

Qualcosa che somiglia
13 luglio 2013

Qualcosa che somiglia alla felicità.
La politica non va, Letta è peggio di come sembrava e Alfano vice premier è lì a testimoniare il peccato originale, abbiamo mangiato la mela, siamo all’inferno e questo è quanto. Però io stasera mi sento addosso qualcosa che somiglia alla felicità.
Si certo, Bersani gli voglio bene come ad un fratello, un fratello che fa un sacco di caxxate, cosa che non faccio uno sforzo grosso ad immaginare, ma che le fa con il cuore pure, cosa anche questa vera in tutti in sensi. Allora il tradimento a lui e la disintegrazione dell’idea grande del pd mi fa tristezza, profonda tristezza, immensa tristezza. Ci sono dei politici che sono troppo diversi dagli italiani che siamo, e purtroppo la logica del consenso che muove la democrazia è la logica più giusta ma anche la più paradossale: la folla non ha ragione perchè ce l’ha ma perchè sa creare le ragioni, dirle, ripeterle, urlarle. Di solito una minoranza sa cogliere l’idea, e poi ci vogliono anni decenni forse secoli perchè la folla metabolizzi il cambiamento e lo renda “giusto”, “vero”, “accettabile”. Questioni culturali. Così è stato per il pd e questo è tutto. Però io stasera che ne so, sono una minoranza immotivatamente felice.
La crisi c’è, sunrise va a bomba ma le banche mi chiamano ogni giorno e i conti sono difficili da far quadrare, non ci sono margini di errori ed è complicato, molto complicato scegliere con ottimismo ed oculatezza. Però i soldi sì sa, con la felicità non è che c’entrino molto!
E poi si, ieri mi ha chiamata Paoletti che la fase istruttoria è finita, che posso ritirare i verbali e che con buona probabilità la sacra rota annullerà il matrimonio ed io avrò compiuto questo percorso, doloroso e complicato e pieno di ostacoli arrivi e ricadute, illuminazioni temporanee e tunnel bui lunghissimi percorsi a tastoni per tratti infiniti, con l’idea fissa di uscirne e la sensazione che non finissero mai. Don Mario è stata l’ultima curva, in discesa e con la luce lì a due passi, ma due passi forse i più difficili da fare, quelli che dopo sei fuori e non hai più scuse, ti tocca vivere. Riparlarne lì, sul confine dove passeggiavo da tempo stando attentissima a non oltrepassarlo mai, poteva essere pericoloso, l’occasione per correre di nuovo indietro come se avessi ingoiato una calamita potente. Ed invece all’uscita del secondo giorno ho pensato “cavoli che distacco che ho” subito prima di “dove cavolo ho messo la macchina”. E niente di più. Il dispetto più grande che puoi fare ad una donna che si prende il tuo uomo è…lasciarglielo! L’avevo letto una volta e non ero d’accordo per niente così mi sono detta di ricordarmelo che sarebbe arrivato il momento in cui l’avrei pensato con evidente divertimento. Ero poco lucida e disperata (e ridicola e finta e melodrammatica) ma mica ero scema anche in quei momenti lì! Poi Don Mario mi ha detto precisamente questa frase, così, come riflessione personale, infastidito molto più di me dal finale della storia in cui, va detto, non faceva altro che incolparmi senza appello (senza rancore eh, sputare sentenze è il suo mestiere!) e detta da lui mi ha fatto veramente ridere, lì in mezzo ad argomenti seri ed esami di coscienza ed insegnamenti e giudizi impietosi. E dopo che ridere ho pensato che si, era arrivato pure quel momento, e che il divertimento era diverso da come l’avevo immaginato, perchè immaginavo qualcosa di appagante e sottilmente vendicativo ed invece era solo che quel vecchio rincoglionito mi aveva fatto ridere tanto tanto e niente più. Ma, comunque, non è questa la sensazione di benessere di stasera. Non è la fine del tunnel vista da lontano non è Bersani non è Sunrise non è nemmeno Tevez né Llorente. Non è l’amore non è Freud non è l’amicizia. Non è il viaggio che pure sto organizzando e che sarà, con tutto che non è facile, all’altezza dell’ultimo. Non è niente di tutto questo.

È una sensazione di benessere che non inizia da niente e non arriva a niente, è lì, sospesa tra i pensieri belli e brutti che mi affollano la mente ultimamente. E come tale, immotivata e inesprimibile, è tutta inaspettatamente mia.

Chiunque sia il Dio delle emozioni, stasera gli devo una preghiera!

Domanda
4 luglio 2013

Vi è mai capitato di fare qualcosa senza uno scopo, allungare una strada, girare la città senza meta per nessun motivo a parte la segreta speranza di prolungare una sensazione di benessere?

Metodi educativi
1 luglio 2013

Entrano. Padre madre e nanerottolo di non più di un paio d’anni che spadroneggia prepotente e incaxxato e nevrotico di già. Lui davanti, di corsa, che indica i chupa chups-avvistati non si sa bene come già prima di entrare-con la bava alla bocca e lo sguardo da serial killer. Loro dietro affannati, sudati, spettinati, stanchi, rassegnati. Urla, lui. Non fa nemmeno lo sforzo di dire leccalecca, e nemmeno chupa chups o qualsiasi altro termine moderno che mi dia almeno un indizio, un gesto di umanità verso una povera crista mai vista che tuttavia è indispensabile per ottenere l’oggetto del momentaneo desiderio. Non dice nemmeno che so, brutta stronza dammi quel coso. Semplicemente lo indica e urla, piegandosi con il corpo tutto teso dai nervi una volta indietro e una volta avanti, alternati dallo spazio del prendere aria. Io lo guardo perplessa, d’istinto glielo darei perchè quella scena da psyco mi mette di cattivissimo umore, ma i due badanti di psyco mi guardano e dicono no da dietro, piano piano quasi impercettibilmente, muovendo solo l’indice per essere chiari senza che psyco si accorga del divieto. Allora rimango immobile con la bocca un pochino aperta e le ciglia corrucciate, espressione e reazione che psyco cataloga come diversa dall’ “ho ottenuto immediatamente quello che voglio” e che quindi ingenera in lui una stizza ancora più scomposta, ora oltre alle nevrosi di fondo si aggiunge un’antipatia personale (pure giustificata direi, ebete di una barista vuoi fare qualcosa?!). I genitori dicono a psyco che i lecca lecca lecca non si vendono prima delle 18.00 ed ora sono solo le 16.00. Psyco è un terrorista probabilmente iscritto ad al quaeda, non uno stupido. E comunque non sa contare, chè gliene frega dell’orario??? Infatti urla ancora più forte, inventatevene un’altra. I genitori allora ne inventano un’altra, quelli non sono chupa chups veri…sono finti! Ecco, lì volevo intervenire, perchè va bene essere due genitori derelitti in balìa di un mostro prepotente, però almeno la fantasia!!! Volevo dire che era passato lo spazzino ed aveva infestato i chupa chups di polvere magica, che appena te lo mangiavi arrivava la principessa sul pisello a bordo di un tappeto volante e ti disintegrava l#pad scambiandoti per un pirata! E invece stavo ancora zitta, ancora ebete, e psyco ancora più re indiscusso e fiero della situazione, con il chups chups in mano e la mamma che dice va bene amore ma lo mangi dopo mentre lui lo sta già scartando, ma non ce la fa, e allora lui lo scarta, il papà terrorizzato, e sì volta verso di me: ci sediamo fuori. Così, con il tono autoritario addirittura, perchè io non ho due anni e non voglio un leccalecca e lui con qualcuno dovrà pur affermare la sua mascolinità. Dico: si si prego, svegliata dalla reazione a catena di pensieri che quella scena aveva provocato. Ma non ho molto tempo per pensare, che già subito erano tornati tutti indietro con l’aria di chi ha visto un leone. Cioè, madre e padre con quell’aria, lui, il terrorista, con l’aria di uno che adesso finisce il leccalecca e poi vi fa vedere lui! I genitori dicono in coro: il cane è sciolto. Vedo Freud nella sua posizione abituale, in mezzo al passo e rovesciato a gambe all’aria, non sia mai il passante di turno voglia approfittare di fargli una coccola. Lui non mi somiglia nemmeno un po’, gli stronzi proprio non li riconosce da lontano! Dico si, è sciolto, ma è buono! Non mi interessa se è buono, i cani non possono stare sciolti. Be questa è casa sua, se non le piace il cane può andare da un’altra parte non è obbligatorio venire qua. Questo è quello che penso, e pure quello che direi, se con la coda dell’occhio non vedessi mio fratello che segue la scena dall’ingresso. Perdere dei clienti così è meglio che trovarli, ma vaglielo a spiegare a lui che già ce l’ha con me perchè non è igienico tenere un animale che perde i peli (!!!) dentro un bar. Allora provo a dire: ma guardi, se vuole lo lego, ma è veramente buono se lo ignorate vi ignora se vi fermate a fargli un grattino allora magari vi accompagna al tavolo! E lui, beh lui non vedeva l’ora di sfogare alcune delle frustrazioni accumulate da un paio d”anni a questa parte, e un pochino (pochino!) lo capisco pure. Dice : guardi che per legge lei lo deve tenere legato e con la museruola. Chissa quali legge conosce, e chissa perchè siamo al punto che per ogni minimo dissidio con le persone tiriamo fuori una fantomatica legge! beh no, il labrador non è nell’elenco dei cani aggressivi che non possono girare senza museruola, e tra l’altro quella è una legge del caxxo e piuttosto razzista, direi. Invece dico: ok non si preoccupi lo lego. Prendo il guinzaglio e lui, come di consueto quando lo vede o semplicemente ne sente il suono, si alza e viene verso di me saltando come un cane da circo che quasi si cappotta per quanto in alto arriva. È l’entusiasmo di uno che pensa di andare a fare un giretto ed adora fare un giretto! Al chè (la vista di un cane che fa le feste!) terrorista psyco inizia a piangere ed urlare come un ossesso e a tirare calci a vuoto. La madre urla più del figlio dicendomi PRENDILO PRENDILOOOO, il padre, udite udite, fa qualche passo indietro e scappa dall’ingresso laterale!!! Mio fratello, invece, dall’ingresso laterale entra per cercare di prendere Freud, il quale, vista la tensione della scena, smorza il suo entusiasmo, si ferm da solo, si siede e li guarda, quasi chiede scusa! Io gli metto il collare e lui resta inusualmente fermo, gli dico vieni con me e lui mi guarda dicendomi occhio questi sono matti, stai lontana!! Lo lego fuori, all’ombra, gli dico Friffro perdonami, lui mi risponde, no, tranquilla, ti aspetto quì, preoccupati per quelli piuttosto! Torno indietro e mio fratello se n’è andato scuotendo la testa, odia quando si creano complicazioni dovute alla sua presenza, lui mi avverte in continuazione di lasciarlo a casa ed io niente, niente! I tipi sì sono ricomposti a parte psyco che ha lanciato per terra il suo leccalecca e blatera parole incomprensibili. Il padre è rientrato e rivolto verso di me dice: bene, ora siamo tutti più tranquilli. Beh più tranquilli ci siete voi, perchè io ora sono proprio incaxxata. Ma sorrido e non rispondo, Freud da lontano sembra farmi l’occhiolino. Il tutto finisce con psyco, il quale ha consumato un estathe (un estathe!!!) che mi lascia il tavolo semidistrutto con una montagna di zucchero spalmato sopra e lavorato con dell’acqua appositamente richiestami per ben tre volte a formare una pappetta appiccicosa, ed io che invece di pensarlo, salutandoli dico davvero arrivederci, la prossima volta però voglio pure il bambino al guinzaglio! Loro che mi guardano inorriditi e mio fratello che vorrebbe uccidermi ma ride e dice, eh! Direi! E niente, slego Freud che rientra baldanzoso senza un minimo di risentimento, e penso che si, quel bambino è davvero sfigato. Poi arriva Cristian di corsa si lancia per terra a testa in su Freud gli si mette di fianco a testa in su e lui inizia ad accarezzarlo e fa: ma che volevano quegli stronzi? Ahah, niente Cri, due succhi di frutta freschi e un estathe temperatura ambiente!!! Per dire le teste! E lui, continuando a giocare, dice: pensa tu! Che non lo so che pensa, ma so che poi ci sono bambini fortunati e tante persone belle. Il che, subito, mi consola. E per festeggiare mi mangio pure un leccalecca!