Archive for giugno 2013

Senza alcun motivo.
19 giugno 2013

Meno complicato meno testardo meno contorto di Plà. Più diretto e lineare, con meno paure, meno difficoltà, meno cose da leggere al contrario. Più obbediente. Più devoto. Più spensierato e sicuramente più simpatico, più malleabile, più tollerante. Più adatto a campare e più semplice da gestire, più rispettoso, più generoso, meno concentrato su se stesso, più socievole, più leggero. E mi ama di più, e se non di più certamente sa amare meglio in generale, in un modo che arriva meglio, più palpabile, più dimostrabile e dimostrato, un modo che mette pace e comprensione e non ansia e muri alti sedici metri. Eppure. Eppure io come amavo Plà non ho mai amato nessun altro cane, compreso lui. Che lo adoro, ma non è la stessa cosa, e non ci posso nemmeno pensare a quanto diverso. E mi domando perchè, com’è, come diavolo funziona l’amore che non c’entra niente come sei e che fai per meritarlo.
Già, bella domanda.
Che poi è un quesito universale che nessuno ha saputo risolvere mai in secoli di filosofia, di poesia, di opere liriche. Secoli a struggersi senza trovare non solo il rimedio ma un motivo, uno straccio di spiegazione logica che plachi non dico il cuore ma almeno l’intelletto, la curiosità, la sete di sapere. Niente. L’amore prescinde per definizione dalle domande dalle risposte e dalla sacrosanta realtà. È quello il problema con l’amore, che c’è perchè c’è e fin quando c’è, e ciao. Il resto è bellissimo, persino commovente. Ma non è. Ed è più o meno questo che fa girare a vuoto il mondo intero dentro l’eurospin. Cazzarola. Come si fa?!?!

Credo
16 giugno 2013

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Ci sono momenti nella vita in cui uno diventa patetico. O meglio, ci sono momenti in cui divento patetica io! Ecco. Se mai mi venisse in mente di scrivere qualcosa, questo sarebbe il momento giusto. Ma sono così attenta a cercare di evitare il pensiero, che difficilmente mi capiterà di scrivere, e parlare meno che mai. Ancora per un po’ riuscirò a distrarmi, aiutarmi, tenermi impegnata. Sembrare granitica. Poi scoppierò, e sarò esagerata, stucchevole, di burro. Mi capita così, quando succede che non si torna indietro e nemmeno so come andare avanti. Ma la vita è piena di fasi e forse no, forse è diverso. Ora mi manca un pezzetto, magari in qualche modo la nuova disposizione dei pezzi alla rinfusa crea un’altra me che sa razionalizzare e farcela senza spargimento di lacrime. Sarebbe un buon insegnamento da quel pezzo, il migliore di me, che mi conosce troppo bene per lasciarmi così senza di lui. So che in qualche modo ancora mi aiuterai Plà. So che mi saprai ancora consolare.
Vi sono sembrata patetica? È perchè non conoscevate Plà, e perchè una parte di me non può che essere contraddittoria e imperfetta. È che la casa è vuota Freud non dorme più sul cuscino e non mangia se metto il cibo nella ciotola tua, te ne rendi conto? Lui ti aspetta e un po pure io, e mi sembra tutto irreale e il corridoio vicino al portone per uscire sa di qualcosa che non vorrei. È che porca vacca puttana.

Ti lascio andare
5 giugno 2013

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Lui è i momenti più belli e quelli più brutti degli ultimi dieci anni. È la tesi di laurea bruciata per l’ansia di essere rimasto dieci minuti in casa da solo, da cucciolo cucciolo, venti metri quadrati in cui si faceva di tutto ma proprio tutto e lui dormiva nella cesta ma poi in dieci minuti ha fatto saltare tutti i fili, benedetta la wireless che venne dopo. È tutti i calzini mangiati e tutte le ciabatte spaiate che ho. È a farsi le canne in campagna e i pic nic in spiaggia nelle notti torride d’estate. È l’amore con Luna, i cuccioli che quella sera da Samuele abbiamo spaccato il vetro della macchina quando ancora mangiavo carne e c’era uno che mi aspettava a casa mia perchè già l’aveva amorevolmente invasa. È il forasacco il giorno del matrimonio e un altro forasacco un giorno d’estate, qualche anno prima, quando mezzo intontito dall’anestesia si è lanciato dal finestrino dell’auto in corsa. È pomeriggi interi d’inverno accoccolati ai piedi di nonno che non si riusciva a farlo muovere nemmeno per mangiare. È che non si trovava più il giorno del funerale di nonno, che si era nascosto in cantina in un angolo buio e non voleva proprio uscirne. È tutte le volte che è scappato in un anelito di libertà che è stato subito sintomo di vecchiaia. Ma soprattutto è la spiaggia d’inverno, con il cielo terso e il freddo o sotto bufere di pioggia dentro e fuori, le passeggiate, il nostro gioco coi bastoncini, le corse con il cuore in gola e le camminate infinite tirando a bestia tutto il tempo perchè lui è così, ansioso di natura. Il bagno a primavera dopo la corsa ma col guinzaglio, perchè una volta è caduto dalla barca e c’ha il trauma, che i labrador amano l’acqua lui non lo sa, o la notizia non lo interessa abbastanza. È quel fisico scolpito e potente da palestrato e quello sguardo intelligente che fa quando è concentrato per capire qualcosa. È io distesa per terra a parlarci proprio ed indovinare le risposte sue sagge schizofreniche e rassicuranti. È quello sguardo che non preoccuparti, quando rientri ci sono io. È il ritorno a casa da ogni viaggio ed ogni magone prima della partenza. È stato uno con cui ho riso tanto ho pianto tanto e mi sono sentita libera di ridere piangere e urlare come volevo io, andarmene e restare. Con il suo sguardo attento mi sono guardata prima di dormire per dieci anni, e soprattutto gli ultimi, quelli un pochino più difficili e riflessivi. E stasera che mi guarda ed ha bisogno lui, la serata mi sembra strana. Devo fare qualcosa e la faccio. Sembrava impossibile muoversi e invece decido che usciamo, che merita il giro d’onore e lo farà. Siamo usciti. Ho aperto la porta e non era pronto come al solito sul piede di guerra. L’ho chiamato chiamato e richiamato cercando di non dare inflessioni alla voce, di sembrare una tranquilla e spontanea e va tutto bene. Ma lui la mia angoscia l’ha curata troppe volte per non riconoscere quando c’è e perchè. Ho fatto le scale e ancora niente, non c’era tra i piedi a cercare di arrivare prima. Allora arrivata al portone ho provato con la parola magica, io ti conosco quella funziona: Plà prendo il guinzaglio. E lui in piedi, tutto storto e teso e rattrappito però per un attimo con la sua luce negli occhi. Abbiamo fatto un giro del corso da tre minuti in un’ora è mezza, piano piano, albero albero, panchina panchina. Quante volte ho desiderato questa disciplina, non dover andare di fretta ed essere trascinata dalla sua baldanza. Ci siamo fermati spesso ma eravamo felici, io e lui, come sempre. Ora è qui che arranca il respiro e si alza con sforzi immani e muove solo appena la coda perchè devo stare tranquilla. Io non ti voglio con me per forza, io non voglio che tu soffra. Te l’ho promesso l’altro giorno, fidati di me, io non ti faccio stare male. Io ti lascio andare.

Chi non ha mai avuto un cane non lo sa, cosa significa amare ed essere amati.

Chi ha avuto te, è stato casualmente il “padrone” più fortunato del mondo.

Ciao patata.