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Miscuglio
17 maggio 2013

Andrea che mi guarda dalla spiaggia e allarga le braccia, ti prego basta, inconsapevolmente nel mezzo della tempesta pure sua, con Barbara qualche metro dietro che ha già la faccia assente, un po’ triste e un po’ pure sollevata dalla nuova soluzione piovutale dal cielo, finita ora nel matrimonio già calcolato che faceva già afa allora più del caldo insopportabile di quell’estate infinita!

Io dietro al bancone, che canto senza saper cantare, cinquantamilaaaa lacrime, come se l’avessero scritta per me, non basteranno perchèèèè, musica triste sei tu dentro di me. A me piace cosìììì, che se sbaglio è lo stessooo, perchè questo dolore, è amore per te. Nooon mi guardare, non lo senti il dolore, brucia come un taglio nel sale. Canto e vado in loop, è la mia, la metto ancora, di nuovo, ancora. E gli altoparlanti che amplificano pure in spiaggia, diffondono la mia follia, annoiano i clienti che non hanno, o non hanno ancora, o avrebbero ma non lo sanno ancora, cinquantamilaaaa lacrime da piangere.

Oggi va per caso alla radio. Mi fermo, canticchio, a voce bassa, sorrido. Guardo il bancone e vedo me nel polverone di allora, nitida per l’ordine di ora, tenera e spaesata, spettinata come sempre, con le valanghe di pensieri contorti e le occhiaie, i desideri disordinati e inondazioni di incomprensibile emotività. Sento tutta la vita che c’era, ora che non sento il dolore il ricordo diventa dolce, avvolgente, rassicurante. La musica è quasi nostalgia, nostalgia perfino della paura, nostalgia di quel non chiedere il permesso, perchè quel dolore era amore per te e un miscuglio di altre cose che non distinguevo ma che già allora sapeva di miscuglio buono.

In attesa nella sala d’aspetto del tribunale della Sacra Rota, mio fratello dentro a testimoniare la sua posizione di sempre, un’ora libera che è oro colato in questi giorni frenetici di inizio stagione, tante cose da dire da scrivere da aggiornare. La politica, le amministrative, il clientelismo di Porto Sant’Elpidio a livelli  da rivoluzione. La mia nuova fase “integrata”: il bagnino palestrato e le sbobbe di proteine che incurante delle mie fobie di sempre ho accettato di tracannare, lo specchio somatico dall’aver finalmente capito che no, non basto a me stessa, soprattutto da vegana, basta con la paura di essere aiutata. La teoria antigrillina dell’inciucio a tutti i costi e la sua valenza al di là dei confini della politica: se hai una cattiva idea di me, un giorno finirai per aver ragione. La mia assoluta serenità nell’accettarla. Il litigio con Fidia, puntuale ma improvviso, le cose che mi sono uscite di bocca e lo stupore, insieme al sollievo, di averle pensate. Certe volte il quieto vivere non è soluzione, anche se io sono teoricamente del partito opposto. Veruska che sostituisce Irina negli insegnamenti della prospettiva opposta che altrimenti non vedrei mai, le persone così diverse da me sono alla fine le più preziose, se solo riuscissi a tenere a mente le lezioni e farle durare nel tempo: ognuno ha le sue ragioni, per carità, ma non posso dimenticare le mie e questo è quanto.

Tenevo ottomila post in mente, da scrivere e ricamare alla prima pausa di tempo libero. Invece gli auricolari, Nina Zilli pure qui, che in generale nemmeno mi piacerebbe, di nuovo quelle sensazioni, proprio ad un passo dall’annullerle tutte insieme al matrimonio ed al marcio che ha portato con sé e che non smette di fermentare in un terreno che rimane sempre troppo fertile di cattive idee.

Le braccia di Andrea il primo pensiero, quell’innocente “tanto prima o poi ti spacco il cd” e quelle cinquantamilaaaa lacrime che ci avrebbero uniti dopo, e tutte le altre canzoni da colonna sonora ogni mattina. Poi lui e me dopo tutto, e il tempo giusto in mezzo, e tutto il rock di adesso.

Adoro questa vita sgangherata e tutti quelli che sanno capirla, o ci provano perlomeno!

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