Archive for febbraio 2013

Di ritorno (no, non dal brasile!)
27 febbraio 2013

In pulman c’è un campionario umano eterogeneo che rispecchia le proporzioni elettorali. C’è caos nervosismo e ingovernabilità! Disorientamento, poca cultura e troppe chiacchiere. Tanta maleducazione, insoddisfazione e una dose infinita di stress. Basta una mossa, una qualsiasi, un sedile troppo allungato,  un cellulare che suona, l’autista che ha finito le bottigliette d’acqua. E la folla scatta. Conosce i suoi diritti o almeno così crede, ed è pronta a farli valere, è pronta ad alzarsi e combattere, sedersi comodamente sul sedile auto assegnatosi della ragione, urlarsi e sbraitarsi addosso con la scusa del rispetto senza sapere cosa sia, il rispetto, o piuttosto vedendone un lato solo, quello dovuto, che mi ricorda non lontane e tristissime vicende personali.    Dalle ragioni non se ne esce, senza elasticità, senza empatia, senza accoglienza. Le regole non servono se non ne cogliamo il senso, se prevale l’interpretazione letterale e non il senso di umanità. Mi sembra che le persone non riescano proprio a vivere in pace, che cerchino il conflitto con troppo zelo. Io qui dentro ne salverei due, e il secondo facendo uno sforzo. E il cane che mi è vicino di posto, ma non la signora che lo tiene sulle gambe, presa com’è nel sentenziare quanto le bestie siano migliori degli uomini e quanto sia stata brava lei a prenderla dal canile e strapparla a morte sicura. “Che certa gente deve morire, non gli animali che sono così dolci e sensibili e riconoscenti”. Vorrebbe che l’ammirassi la signora, ed invece io non amo tutti i cani né tutti gli animali (anche se non amarli non mi sembra un buon motivo per mangiarli!) e detesto invece quel livore verso il genere umano tipico degli animalisti! Ma poi, di fatto, senza alcun livore, il genere umano anche a me non è che piaccia un gran che! La mia intolleranza è ormai un dato di fatto, ed è una cosa di cui non vado fiera. I buddisti dicono dipende da te, se hai uno stato vitale alto e stai bene con te stessa e sorridi al mondo il mondo cessa di essere ostile. Il problema è che non mi è mai stato ostile il mondo, e che tranne qualche raro (ma duraturo!) momento il mio stato vitale non è poi così basso. È che proprio detesto la stupidità, non mi piace averla intorno, mi demotiva. La gente ha preferito Maroni ad Ambrosoli, per dire. Cosa c’è da salvare della democrazia?  Eppure il paesaggio sarebbe così bello, le cime innevate rosa di quasi tramonto sul cielo pulito e ancora azzurro. Dovrei concentrarmi di più sulla natura. E dovrei prendere la macchina. Ho sempre adorato viaggiare da sola ed ho anche sempre saputo il perché!

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BRASILE
26 febbraio 2013

Non ho nemmeno visto i risultati definitivi, ma ieri sera ho ascoltato abbastanza, e se serviva un motivo in più per decidere, questo risultato elettorale mi sembra una spinta grossa, uno schiaffo in faccia, un calcio in culo più che altro! Un “no ma pensaci un altro po’”! Mi rimangono tutti i dubbi di prima, ma chiedere asilo politico è diverso da mollare tutto per amore solo per amore!!! Ok, valigia pronta, passo a comprare una forma di parmigiano e arrivo 😉

Ps. Propongo di ritirare il passaporto a chi ha votato Berlusconi: non hai più scuse, te lo meriti e adesso non te ne vai.

Meglio tardi che mai!
25 febbraio 2013

Ci metto tempo a metabolizzare le cose.
Ormai lo so, me lo aspetto, e aspetto. Poi, improvvisamente, senza motivo, boom. E prima mentre venivo a piedi quasi mi dovevo fermare e scrivere. Quasi proprio non mi potevo trattenere, come la pipì quando ad un certo punto proprio scoppi e la devi fare! Ma sì, che similitudine poetica!
Comunque, dicevamo.

Che ci sia un’energia diversa, su quei sentieri, è cosa nota. Se ne può contestare l’origine e si può discutere sui perché, se proprio si vuole essere rompipalle. Ma nessuno che sia stato da quelle parti può mettere in discussione che si respiri “algo”, qualcosa.
Io non sono partita certa di essere una capace di incontrare dio, anzi, sono partita convinta che tutto avrei incontrato meno lui. Ho incontrato tutto, in effetti, talmente tutto che ho capito non poteva non esserci lui dietro! E in quella lunga periferia prima di arrivare, in quegli ultimi chilometri in salita quando ormai il corpo è qualcosa di a sé stante ed i dolori non li senti più e la fatica è solo orgoglio e vorresti quasi rallentare perché non finisca, ecco, a quel punto lì ho tremato, ho intravisto le guglie della cattedrale tra i vicoli e mi sono dovuta fermare a dire al cuore di non battere così forte. E non è che sia semplice spiegarlo ma mi sono seduta in una panchina ed ho aspettato di capire cosa fosse quella sensazione di non stare nella pelle e quella impossibilità di continuare, come se le gambe fossero improvvisamente di burro e potessero correre ma solo nella direzione opposta. E poi mi son sentita dire ehi, dai, vieni, non scappare stavolta, io sono con te. L’ho sentito proprio, non sono stata io a dirlo a me stessa! E allora una gran forza, ed una calma, ed un benessere addosso ogni centimetro di pelle che credo sia l’essenza della felicità. Ed una gran voglia di abbracciare il mondo e poi lì, sul piazzale davanti all’ingresso, tolte le scarpe lo zaino e distesa per terra, il mondo uno ad uno da abbracciare. Quel mondo piccolo incrociato per strada, fatto di mani date e ricevute, di birre e tapas condivise, di letti a castello che chiamali letti, di menu del pellegrino e vino tinto a fiumi e caffè con leche di mattina. Di notti insonni a chiacchierare e albe fredde a camminare con una sola pila e il buio nero e la mia storia del lupo (non inventata!) a seminare il panico! E le risate e qualche lacrima, qualche perché. E le storie simili di ognuno e quelle diversissime e quelle raccontate” de relato”. E le bolle degli altri, le tendiniti, la febbre, le ginocchiere a spasso da un ginocchio all’altro e forza, dai, ci siamo quasi. E strato su strato un po’ della te costruita che se ne va, e tu che resti tu pulita, aperta, senza difese, vulnerabile e vera. E i chilometri in silenzio a passo cadenzato e il nonnismo perché certo, svelti quelli che partono da Sarria (!). E soprattutto, l’idea stessa che gli altri ci siano, nel tuo cammino, le facce che chilometro dopo chilometro diventeranno un nome una storia e una serata da ricordare; quelle che lo vedi subito saranno poi presenze, skype sms e quest’estate ci vediamo e tu vieni a carnevale; quella che ti ha sconvolto tutti i sensi e che in un solo istante, al primo sguardo, ti ha ridato un mondo che credevi ormai perduto, e ti è uscito un fiume di calore che non credevi più di avere né di saperlo ancora ricevere così in profondità; e  pure quelle che sono solo “buen camino” passandoti accanto e al massimo “como esta tu rodilla” “what about your knee?”. Perché cammini sola, cammini in condizioni in cui qui, a casa, con un ginocchio così, ti faresti portare in braccio al pronto soccorso e non faresti da sola nemmeno due passi tra la porta e la barella. Cammini e non solo, ti inerpichi in sentieri in cui nemmeno volendo potrebbero venire a recuperarti. Cammini e vai avanti e un altro passo e un altro passo ancora finché poi il dolore non si allevia e scompare del tutto, miracoli del ghiaccio o di Santiago, chi lo sa. Cammini e non ci pensi, a come farai, a se non troverai da dormire o da mangiare, se perderai la freccia gialla e sbaglierai la strada o se pioverà e non hai nemmeno un ombrello. Cammini e sai che sei sola, come nella vita, ma sai che come nella vita ci sono gli altri, ci sono quelle facce lì. Passerà qualcuno e se ne avrai bisogno ti aiuterà, sai che lo farà, ognuno di noi in fondo è lì per questo. E poi sai che c’è l’universo che ti dà una mano, la natura che è immensa e che vive, tutta insieme, e che respira,  e tu ne fai parte come in un corpo grande ed armonioso. Non hai paura, hai una forza che è l’insieme di quelle forze e quell’insieme vive pure con la forza tua. E no, non sono impazzita, ho solo provato una dimensione diversa in cui la vita va diversamente. Poi qui è più difficile, ma non lo dimentico e lo spirito del cammino non dimentica me.
E non dimentico in particolare David, Julian, Giuseppe, MariSol, Anne, Anneche, Christine, Jean, Herman, Arthur. Mai! E non dimentico nemmeno lo svizzero di cui ora però non so come sia possibile non ricordo il nome, e domani mattina devo ricordarmi di scrivergli una mail perché su Lichtsteiner c’aveva ragione lui!!! E poi non dimentico nemmeno i contatti veloci, rapidi, di passaggio. L’italiana super arrogante ed antipatica che non voleva parlare con gli italiani (e sì!) lo scozzese fanatico che aveva visto il film e lo recitava paro paro (ora che l’ho visto capisco un sacco di cose!) e il catalano che mi ha ammattita letteralmente con il barca, quando mai gli ho detto che è la mia seconda squadra! E il basco che voleva aver ragione sull’indipendenza, e l’islandese alla quale avevo rubato i calzini (per sbaglio ovvio erano simili ai miei!) e poi le ho offerto un pulpo alla gallega e in una cena intera ho capito si è no tre parole ma lei continuava a parlare ed io a rispondere come se capissi! Non dimentico il gruppone di Madrid, fin troppo eterogeneo ed allegro, fin troppo allegro! Le “cinces” di uno con cui avevo condiviso la lavatrice e il giorno dopo era pieno di bubboni e le mie più classiche paranoie sul contagio! Gli amici di Arthur, un tedesco tedeschissimo, un altro brasiliano sornione, un portoghese dolcissimo un messicano giovane giovane che vive in Albania e due spagnole che poi una non ce l’ha fatta ed è tornata a casa e poi ci ha raggiunti a Santiago in macchina ed era triste di una tristezza brutta. Con loro, meno Arthur che poi ho saputo quella sera aveva dormito in hotel perché stava per sclerare (succede succede a tutti!), ho fatto il primo pezzo di strada, quando uscita dall’ostello il primo giorno non avevo ben capito come funzionavano le cose e dopo tre passi tre sono tornata indietro con lo sguardo offeso ed ho detto alle prime facce che ispiravano simpatia “estoy perdida puedo salir con vosotros?” (e cominciamo bene!). Beh, mi ricordo altri pezzetti altri passaggi, altre istantanee, ma soprattutto soprattutto mi ricordo che a volte basta il coraggio di fare il primo passo.
Grazie ragazzi! Buen camino!

Silenzio elettorale!
23 febbraio 2013

Questo, lo capirete bene, non è un post di propaganda politica. Chi ha almeno un dubbio circa la possibilità di votare anche stavolta Berlusconi o ha qualche parente in parlamento e quindi tutto il diritto di farsi gli affari propri oppure ha un quoziente intellettivo insufficiente per qualsiasi tentativo di razionalizzazione. Non mi rivolgo a nessuna delle due categorie, né  agli altri che Berlusconi cento motivi seri per non votarlo se li trovano da soli. È solo un esercizio di scrittura per le mie indimostrate capacità di sintesi.
Dunque.
Non puoi votare Berlusconi perchè.
1-Non puoi votare Berlusconi perché non puoi votare il presidente del Milan.
2-Non puoi votare Berlusconi perché è un bravo imprenditore, fa gli interessi delle sue imprese per definizione.
3-Non puoi votare Berlusconi perché non puoi votare uno fissato con il comunismo, è paranoico e non studia la storia da anni.
4-Non puoi votare Berlusconi perché non puoi votare uno che fa le corna nelle foto ufficiali dietro alla testa di altri capi di stato, dopo la foto gli regaleranno una macchinetta telecomandata e non lo faranno sedere a decidere con i grandi.
5-Non puoi votare Berlusconi perché non puoi votare uno che ha settant’anni suonati e fa i festini la notte, la mattina dopo è stanco e non può essere lucido nelle decisioni che riguardano la tua vita.
6-Non puoi votare Berlusconi perché non puoi votare uno che dice meglio con le minorenni che gay, perché è evidente che se la nipote di Mubarak fosse lesbica la lascerebbe in galera e questa sì che è discriminazione.
7-Non puoi votare Berlusconi perché non puoi votare uno che non ha fiducia nella magistratura ed invece di riformarla e renderla efficiente vuole solo sottrarsi al suo giudizio, fregandosene se un giorno sarai tu ad essere giudicato da quelle mani incapaci.
8-Non puoi votare Berlusconi perché non puoi votare uno che per essere eletto ti promette dei soldi, in tempi di crisi ti rimane solo la dignità e il tuo voto non è in vendita, deve averti preso per fesso.
9-Non puoi votare Berlusconi perché il premier sarebbe Angelino Alfano. Ok, non è sicuro, magari poi ci ripensa, ma se non ci ripensa?
10-Non puoi votare Berlusconi perché su sii serio, proprio non puoi, votare Berlusconi!

(Ehmm…Non votare Grillo però!!!!)

È evidente che non sarà ODIANDO che usciremo da questo inferno…
22 febbraio 2013

Da oggi sono in silenzio.

Mi auguro che nel silenzio, quello dell’urna, apriate il vostro cuore e votiate secondo coscienza.

Io Voto Sel alla camera perché Sel è il partito dei miei ideali, Vendola è la politica che vorrei e Laura Boldrini la stimo infinitamente e mi dà un barlume di speranza umana in un mondo senza pietà.

E voto Pd al senato perché quando serve so essere razionale.
Perché Bersani è stato un ministro concreto determinato e competente anche se nessuno sembra saperlo- presi tutti come sono dal panico da “sistema” e dal sistema di marketing (per il quale proprio tagliato non è!).
E perché è una persona che stimo nonostante la “nomenklatura”.

Se vincono Monti o Berlusconi non importa, il mondo è largo la mia valigia spaziosa ed io mi adatto con facilità ai cambiamenti alimentari e climatici. Amo l’Italia ma mi posso facilmente innamorare anche del brasile, che il mio cuore è uno zingaro si sa.

Se vince Grillo tolgo il volume mi rileggo il Don chisciotte e chiudo definitivamente con la democrazia.

E così sia!

L’inesperienza si paga (da ultimo 988 euro)
21 febbraio 2013

E purtroppo non ce l’ho con i grillini stavolta! (e nemmeno col sindaco, anche se, pure per lui, mi sa che potrebbe valere lo stesso discorso).
Non ce l’ho con nessuno in realtà, nemmeno con me. Ce l’ho con il fatto che se si guadagnasse di più un sacco di problemi sarebbero risolti, e ce l’ho anche con il fatto che per guadagnare di più non bisogna nemmeno porseli certi problemi. E forse ce l’ho di più con il fatto che non c’entra l’inesperienza, c’entra uno con che carattere è nato. Se il carattere dell’imprenditore non ce l’hai, fare l’imprenditore, piccolo o grande che sia, ti viene male. Applichi criteri non idonei che alla fine sono improduttivi a livello economico e ti si ritorcono contro pure sul piano umano. Per esempio ti tieni dipendenti incapaci perché ti fanno pena, perché hanno figli a carico, mariti violenti, mogli alcolizzate o permessi di soggiorno scaduti. Ti batti per i loro diritti copri le loro lacune sostituisci i loro turni ti occupi di tutte le loro esigenze e sono quelli i primi che ti inculano. E da anni ormai. E poi ci rimugini e sei pure incline a pensare che tutti i torti nemmeno ce li hanno. Insomma. Per fare bene fai male e poi ti senti pure in colpa. Lascia stare, non è cosa per te! Lo so che c’è la crisi, ma manda un curriculum e vai a fare la commessa, saresti la dipendente perfetta! E quando stacchi vai alla caritas così sfoghi queste tue manie da crocerossina senza fare danni. E senza offesa è, è che ognuno ha i suoi limiti e non è mai troppo tardi per prenderne atto.

Viva la libertà
19 febbraio 2013

Io dico che se qualcuno di noi un giorno entrasse in contatto con un extraterrestre, uno di quelli veri non uno di quegli abitanti della terra un po’ bizzarri-che pure loro magari ad incontrarne- potrebbe descrivere il genere umano con una sola parola: abitudinario. Comprenderebbe veramente tutti tutti tutti nessuno escluso. E lo dico io che se dovessi pensare ad un aggettivo per descrivermi non sarebbe quello, per quanto gli aggettivi auto descrittivi siano sempre poco inerenti a ciò che siamo agli occhi di chi ci conosce dal di fuori – nel senso voglio dire che l’immagine che noi abbiamo di noi stessi non è che coincide proprio con l’immagine che gli altri hanno di noi, e forse, dico forse, quella degli altri è più azzeccata, e non perché è più superficiale ma solo perché raramente ci riesce di essere ciò che vorremmo, anzi, spesso vorremmo essere proprio ciò che non siamo e ci illudiamo di esserlo ma da fuori proprio non si vede. Ecco anche io, che abitudinaria non sono vista da dentro e soprattutto vista da fuori- nel senso che io pretenderei pure di avere le mie abitudini e certezze ma da fuori mi dicono che traspare solo confusione- bèh pure io, su larga scala, rientrerei nella categoria ontologica dell’abitudinario. Lo siamo, come genere, non tanto perché facciamo sempre le stesse cose, che le facciamo eccome, quanto perché tempo pochi giorni riusciamo ad abituarci a più o meno tutto. Il caldo il freddo il natale la pasqua lo sport la pigrizia la musica il silenzio la luce il buio l’amore l’aridità la coppia la solitudine i dolci la dieta grillo e berlusconi. Sul serio. All’inizio quando parlavano questi due sembrava impossibile starli ad ascoltare. Quando qualche mese fa Lui ha deciso di tornare in campo sembrava ah ah ah. Un paio di mesi che parla rischia di vincere. E credetemi quello che dice gli remerebbe pure contro. Non è quello. È che c’è, ovunque, e noi ci abituiamo. E Grillo, che ne parlo poco perché lo temo di più. Cioè all’inizio uno con quei capelli che urla e sputacchia come un ossesso e attira l’attenzione su di sé facendosi a nuoto lo stretto di Messina ma che speranze ha, chi lo ascolta. Ed invece poi ci siamo abituati, e lui sì dice quel che vogliamo sentirci dire. Per cui ora riempie le piazze e sembra uno normale. È questa la forza dell’abitudine ed è pericolosa. Pericolosissima. Perché è un attimo e non hai più capacità di giudizio. E quindi fondamentalmente non sei più libero. Dicono che servono per cambiare i grillini, certo, cambiare le abitudini. E peccato, a me l’homo sapiens non dispiaceva!

Ps. Non c’entra niente ma Viva la libertà è il titolo del film molto carino che ho visto ieri sera. Servillo strepitoso ed un bravo Mastandrea. Da vedere!

Buongiorno’
17 febbraio 2013

Sono andata a letto alle sei. Alle otto mi hanno svegliata i cani per un bisogno impellente. Alle nove mamma per una domanda inutile. Alle dieci mio fratello perl una busta di latte. Alle undici il telefono perché se tu rompi quando la juve vince poi quando la juve perde non è che vuoi dormire? L’avevo presa bene, anche questa última, nemmeno un’imprecazione, niente. Poi un quarto d’ora e signore e signori ecco a voi…il testimone di geova! Ma esistono ancora? Gli dico un attimo. Scendo, tutta in pigiama e mal messa, faccio le scale con pensieri pluriomicidi, apro il portone, lo guardo con un’intolleranza che é auténtica intolleranza, gli punto il dito contro e gli dico: non ci provate mai più. Ero seria. La loro faccia impaurita e, però, saccentina, mi ha innervosito ancora di più. Sarei passata alle mani se solo quello avesse osato aprir bocca. Deve essere cosi, che nascono le guerre.

Come ve lo dico adesso?
14 febbraio 2013

Non so come fare. Non trovo le parole. È da stamattina che non riesco a guardarmi allo specchio. Mi sento uno schifo. Cammino per la stanza avanti e indietro, bevo un goccio d’acqua, mangio uno scacco di cioccolato, penso che forse mi dovrei ubriacare. Devo cercare di dimenticare. Ci devo riuscire. Rimuovere. Fingere che non sia mai successo. Daltronde sono esperta. Lo so fare. Lo posso fare. Ce la devo fare. Io ho superato momenti critici, mi sono perdonata errori imperdonabili, non ho mai perso l’ottimismo. Ma devo risolvere questa questione, eliminare questa minaccia. Io non potrei mai, mai, mai, mai, mai andare avanti. Sapendo che su fin meccanica io ho per una frazione di secondo dato ragione a Berlusconi. Aiutatemi. Vi prego. Non lasciatemi sola con la mia coscienza.

Non è morto un Papa per farne un altro, lo prendo come buon segno.
12 febbraio 2013

All’inizio l’ho presa a ridere, ero con Alessia come quando è morto Wojtyla ma siccome stavolta non era Wojtyla e poi non era nemmeno morto non mi sono uscite le lacrime. Da brava italiana ossessionata il mio primo pensiero è stato Berlusconi – cavolo ora lo fanno papa- e poi da autoreferenziale professionista che sono ho detto e allora io mi vendo le quote di sunrise. Così, per non essere da meno e perché i cambiamenti mi riempiono di adrenalina. Perché a volte per andarsene ci vuole più coraggio che a restare, anche se poi i più non lo capiscono e persino Dante ti mette tra gli ignavi – Ne vogliamo parlare, di Dante e di quel suo best seller pieno di soddisfazioni personali?! La psicoterapia s’è fatto, con la scusa della divina commedia!
Poi ho sbrigato le commissioni spicciole del lunedì mattina senza pensarci, come se fosse una di quelle notizie che semplicemente monopolizzano gli stati di Facebook fino al prossimo arresto di Corona e che proprio non mi appassionano. Ci ho messo un po’ per realizzare. Chissà perché, chissà che c’è sotto. Sarà stato costretto, ci sarà uno scandalo grosso da insabbiare e domani verrà fuori. Lo Ior, i pedofili, i matrimoni gay. Oppure è una tattica elettorale studiata a tavolino con rigor montis, o con la Merkel che ormai vuole decidete tutto lei. Poi mi sono fermata ed ho provato una gran pena per la mia testa, e una moderata dose di schifo per quanto questa dietrologia dilagante abbia ormai invaso le parti più reattive del mio cervello. Sembri una grillina, mi sono detta, e non avrei potuto mandarmi un insulto peggiore. Come si può essere così ridicoli da pensare che al Papa, Dio tra gli uomini, possa importare qualcosa delle beguccie politiche italiote! Allora ho iniziato ad ascoltarmi, a cercare di sentire qualcosa. E da lì in poi è stata tutta empatia ed affetto per l’uomo, la sua fragilità trasformata in forza, la sua umiltà, i gesti di amore nascosti dietro l’accento troppo tedesco e l’immensa spiritualità che non mi ero mai soffermata ad ammirare perché dopo Giovanni Paolo II ma dove vai? Ho letto qualche stralcio di enciclica e ascoltato qualche vecchia “intervista”. Ho provato a conoscerlo, a guardarlo negli occhi. Ho ripensato ai miei commenti quando era “sbarcato” su Twitter, e mi sono sentita piccolina piccolina. Possiamo dire che io l’abbia scoperto nel momento stesso in cui se ne andava. Se vogliamo possiamo dire che questo sia spesso un problema mio, ma se ci impegniamo possiamo arrivare a dire che altrettanto spesso la grandezza sta tutta nel sapersene andare quando ad esserci non c’è verso di farsi capire e non si hanno più le forze per provarci. L’importante è raggiungere l’obiettivo, andare al di là di sé stessi e non starsene aggrappati alla poltrona a conservare lo status quo. Certo, con l’illuminazione del Signore è più facile, ma anche noi umani dovremmo tenere a mente l’esempio. È una svolta epocale, vediamo che succede adesso.

Dieci motivi per non votare Grillo.
8 febbraio 2013

Il primo motivo è semplice. Grillo non è candidato e quindi non potete votarlo. A voi sembrerà sintomo di non personalismo, ma armiamoci e partite a casa mia non è mai stato un incitamento glorioso.
Il secondo motivo, sostanzialmente più importante del primo, è che Grillo urla. Ora io uno che per farsi ascoltare urla non lo ascolto per principio, è come se lo sapesse da solo che le sue teorie, alla prova dei fatti, discusse con ordine a tavolino, non reggono la nottata.
Il terzo motivo è collegato al secondo, del quale può essere la causa o certamente un’estensione: Grillo è incazzato. E uno, ognuno di noi lo può sperimentare nel suo piccolo, quando è incazzato non è lucido, dice spropositi e non ha buone idee, non è proprio il caso di starlo a sentire. Ora noi, noi in quanto popolo intendo, un po’ incazzati certo che lo siamo: i potenti fanno la bella vita alle nostre spalle e non è più come prima, che pure lo sapevamo ma chi se ne fregava la bella vita la facevamo più o meno pure noi! Oggi, con questa crisi qua in questa epoca qua quelli continuano come niente fosse a fare la bella vita alle nostre spalle, e questo non lo possiamo accettare, no, non senza le nostre legittime scarpe nuove. Nei periodi duri la nostra etica diventa integerrima e le loro incapacità di governare non hanno nessuna possibilità di confondersi tra i colori allegri del mercato. È giusto che ci incazziamo, serve un cambiamento e se bisognava sfiorare il baratro per aprire gli occhi benvenuto baratro. Però, credo che la democrazia serva un po’ per questo: delegare il potere a chi ha tempo, competenze e modi di gestione scevri dalla nostra pancia, che se si incazza per esempio potrebbe addirittura delirare di tornare alla lira. E questo è il mio quarto punto, oltre ad essere uno dei punti del programma delle cinque stelle e zero rotelle. Tornare alla lira! Ma che ideona! E perché non al baratto allora? Infondo sono i soldi ad aver rovinato il mondo! E perché poi barattare, ma avete un’idea di quanto si stesse bene con l’economia di consumo durante il primo feudalesimo? ciò che produci mangi, se non produci ciccia. Perché mai dovrei scambiare la mia insalata con la tua, oh straniero! Il quinto punto lo metto perché nel quarto ho detto una bugia, loro non vogliono tornare alla lira, loro vogliono che sia la gente a deciderlo. La gente in generale, non solo alcuni, tutti, in base alle note competenze della maggior parte di noi in campo economico e le nostre provate capacità di valutare presupposti e conseguenze di questa mossa arguta. Non è questo la democrazia, potere del popolo? Volete pagare con l’euro o con la lira? E chi volete libero, Gesù o Barabba?
Devo correggermi ancora con il sesto punto, ho detto un’altra stupidaggine: non tutti tutti, nel senso che sì, tutti potrebbero partecipare al referendum, ma se poi io non mi sento all’altezza di decidere una cosa così spudoratamente fuori dalla mia portata e decido di non votare, beh fa niente, il vecchietto sotto casa mia, quello che ah quando c’era Musolini figuratevi voi che commozione se gli tornasse in mano una banconota da cinquecento lire, ecco lui potrebbe andare a votare e sì, se anche fosse l’unico votante il suo voto cambierebbe la nostra moneta. Perché nel programma delle stelle per la validità del referendum non esiste quorum. Eh!
Ma andiamo avanti, ci sono altri modi con i quali questi prodi cambieranno il mondo. Per esempio, togliendo il finanziamento pubblico ai partiti. Che però è già stato abolito, pensate, abolito anche se l’esercito del bene non c’era ancora, era solo uno spermatozoo e non mi fate dire dove. Ora abolire una legge già abolita mi sembra dura. Forse loro vanno a braccio e volevano dire abolizione dei rimborsi elettorali. Io direi meglio, ed è il punto sette, “vigilanza sul rispetto della legge sui rimborsi elettorali”, perché ad abolirli, i rimborsi, mi sa che poi puoi votare solo Berlusconi e pochi amici suoi, il ché vuol dire abolire direttamente le elezioni. E speriamo che non ci pensino, perché anche questo sarebbe un bel risparmio e non vorrei….
E poi. Punto otto. Leggo reddito di cittadinanza. Mmmm. Ora non voglio fare la taccagna con domande venali tipo dove li prendete i soldi, mettiamo pure che i soldi si trovino perché sopra abbiamo abolito le elezioni i rimborsi elettorali, e si poi lo sappiamo abbiamo dimezzato il numero dei parlamentari dimezzato lo stipendio dei parlamentari abolito le authority (sigh) abolito le commissioni (arisigh) ridotto a quarantanove chili il peso massimo per sedere in parlamento, se superi i cinquanta è palese, mangi troppo. Ok. Mi sembra solo strano che non ci abbia pensato la lega! Cioè dico, nemmeno la lega ci ha pensato mai!
Punto nove, aboliamo equitalia. E qui parte l’applauso. Chi non vorrebbe non solo abolire ma tirare freccette, fare a pezzettini, incendiare e tò, pure seviziare equitalia? Chiamatemi che vengo pure io. No sul serio. Poi però tutti insieme ci tocca scegliere il nuovo nome da dare al servizio di riscossione dei debiti verso lo stato. O aboliamo pure quelli? Perché al limite vengo pure qua, ma poi il reddito di cittadinanza con che me lo pagate?! E se invece i debiti non li aboliamo ma li facciamo riscuotere da qualsiasi privato voglia cimentarsi nell’opera, abbiamo pensato a come arginare le loro modalità? Perché sennò mi immagino uno come Grillo che gira con la mia foto per la rete e mi viene sotto casa incazzato nero ad urlarmi addosso che sono una che ha pagato in ritardo un divieto di sosta e no, non lo voglio, non sono così coraggiosa, ridatemi equitalia.
Ora però basta criticare punto punto il programma, è un lavoro da gente puntigliosa quale non sono io. Chissà quanto tempo e quanto orgoglio ci hanno messo a scrivere cose come ” non pignorabilità della prima casa” “massimo due mandati” o ancora “eliminazione dell’Imu” (questa però l’avete copiata perché mi sembra di averla sentita da qualche parte! E poi si dice restituzione, principianti!!!). E chissà che soddisfazione nello scrivere “misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa”, che tenerezza, sembra quasi un compitino di spread il nipote cinquenne del presidente del consiglio tecnico uscente! Basta così. Basta infierire, questa cattiveria non è mia! Il mio decimo punto è più semplice. Sono certamente animati da buoni propositi Grillo ed il suo movimento, anche se hanno un decalogo che mi impedisce di chiamarli grillini ed io avrei da ridire su ognuno di questi metodi che limitano la mia libertà di parola. E non è nemmeno che io sia uno strenuo difensore della democrazia, che, dico uno sproposito, è solo uno dei sistemi di organizzazione di una società, forse nemmeno il migliore. Non vi dirò Grillo è antidemocratico, perché lo è, ma questo al limite vi potrebbe pure piacere. Vi dico che Grillo ed i suoi amici sono uomini, e come tali se non corrotti corruttibili. Non sceglieteli perché dicono di essere onesti, vi potrebbero deludere. Non sceglieteli perché é un movimento dal basso, anche la politica lo è, potete alzarvi e partecipare, entrare in una sezione di partito, quello che più si avvicina ai vostri ideali e far sentire la vostra voce. Il mio decimo punto è proprio questo: gli ideali. L’onestà e la voglia di distruzione totale non mi bastano. Io non ho capito a chi vi ispirate, che ne volete fare del mondo dopo la disinfestazione. Siete comunisti, fascisti, socialisti, anarchici, libertaristi, liberisti o liberalisti? Siete democratici o repubblicani? Siete progressisti o conservatori? O per lo meno, ce l’avete un’idea di cosa siete?

Chi si accontenta gode e Berlusconi lo sa.
5 febbraio 2013

Siamo in campagna elettorale, e si sa, come nel più classico dei corteggiamenti in campagna elettorale sono tutti belli e quasi tutti buoni. Pochi sono nuovi ma nel tentativo di non sembrare proprio vecchi si fanno la barba e un po’ di lifting. Se li guardi dietro le orecchie trovi delle improbabili giunture che potrebbero svelare il bluff, ma la giusta inquadratura risolve il problema e amen. Alcuni vorrebbero sembrare puliti, e per questo usano il sapone di Marsiglia, quella sensazione antica di freschezza e purezza e serenità. Altri aggiungono un po’ di Napisan che disinfetta, certi batteri vanno distrutti non si può rischiare che tornino in mente. Quelli più bio usano il bicarbonato, uniscono l’utile al dilettevole dimostrando attenzione per le nuove generazioni pure mentre si purificano da più o meno recenti atti peccaminosi che delle nuove generazioni hanno messo in dubbio persino la sopravvivenza. Il tutto funziona quasi sempre, noi italiani non siamo poi così pignoli da stare lì a ricordarci le macchie. Noi elettori siamo abbastanza pigri e disillusi, lo sappiamo bene che chi fa sbaglia e che per governare le mani te le devi un po’ sporcare. Non abbiamo Grillo per la testa perché non è che siamo scemi, sappiamo che il potere logora e l’occasione fa ladro pure il grillino. Sappiamo che non si può fondare il voto, la nostra occasione di scegliere, sull’onestà dello scelto, e fondamentalmente sappiamo pure che non è quello il punto. Sappiamo che servirebbero forti ideali adesso, ma poi gli ideali non sono sempre diventati pericolose ideologie? Servirebbero utopie, anche, ma chi ha tanta forza oggi da voler inseguire qualcosa che è irraggiungibile per definizione? Servirebbe un altro mondo, un altro scopo, un’altra vita. Vorremmo indietro coraggio e passione e libertà, ma abbiamo già scambiato tutto con questo maledetto sogno di eterna ricchezza che oggi ci sfugge di mano e ci impegna tutte le capacità di desiderio e preoccupazione. Per cui si, va bene, ridateci almeno l’Imu e una mezza idea che tutto possa tornare allo sfascio come prima. Non fate scherzi lassù.

“…e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i più furbi o i cretini di ogni età!”
3 febbraio 2013

(tratto da…I DIALOGHI CON ME STESSA, SCENA FINALE)
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ALLORA?
Allora che?
NO DICO ALLORA CON QUESTO BLOG, CHE DEVI FA?
Ehhh!
SAREBBE?
Niente sarebbe Ehhh! Sarebbe che alla fine “chi la dura la vince” (e quindi come posso vincere??!!!!)!!
QUINDI, CHE SIGNIFICA?
Niente, nienteee!!! Oh ma che ti sei svegliata male? che vuoi???!!!!
VOGLIO SCRIVERE E QUESTA STORIA MI STA FACENDO INNERVOSIRE, O SCRIVI QUA E TI RASSEGNI AI LETTORI INDESIDERATI O TORNI DI LA’ E AMEN. OPPURE COMPRATI UN DIARIO SEGRETO, FA COME TI PARE MA PRENDI UNA DECISIONE CHE MI DATE LA NAISEA TUTTI, LORO CHE CHISSA’ PERCHE’ CONTINUANO A LEGGERTI E TU CHE CHISSA’ CHE TE NE FREGA SE LEGGONO. E BASTA!
Ohhh!!! C’hai ragione!
GUARDA CHE LA RAGIONE SI DA AGLI STUPIDI!
Eh!
DIO SANTO SEI INSOPPORTABILE!
Eh si zitta sto pensando! Ho capito, ho capito, c’hai ragione sul serio. Penso a come si può fare…
TE LO DICO IO COME SI PUO’ FARE, RINCOGLIONITA: CANCELLA LA RUBRICA DEGLI INDIRIZZI IP E TOGLI QUELLA FUNZIONE ALLE STATISTICHE. DOPODICHE’SE-QUANDO-COME-PERCHè ENTRERANNO NON SARA’ PIU’UN PROBLEMA TUO, SARANNO ANONIMI COME TUTTI GLI ALTRI VISITATORI, ANONIMI DI NOME E DI FATTO.
Sei un genio!
LO SO.
Si va bè, lo sai…non t’allargà!
VAI VAI VAI SU NON PERDERE UN SECONDO IN PIU’!
Ok vado. Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
CHE E’ PRRRRRRRRRRRRRRRRRRR?
Niente niente un salutino affettuoso…
MA TI MUOVI PER FAVORE?
Si si si vado vado
eccomi
sto facendo
prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
ok
prrrrrrrrrrrrrrrrrr
giuro l’ultima
prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
AHAH FINISCILA IDIOTA!!!!!
Finito! Finito finito finito the end. (prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr)
BRAVA!CIAO!
ciao! .-)
A PRESTO!
a presto 🙂