Archive for gennaio 2012

Dimmi come mi chiami vedrò se risponderti!!!
31 gennaio 2012

Dipende tutto da come pronunci la enne. Io c’ho un nome che è una cartina di tornasole. Tu mi chiami ed io so subito come butta. Ci sono abituata fin da piccola, se avevo combinato qualche guaio-spesso a dirla tutta-sentivo mamma che mi chiamava, eNrica! Vieni qui! E io capivo che non dovevo andare, o per lo meno più di tanto non mi dovevo avvicinare, mi mettevo in quella predisposizione d’animo di che avrò fatto adesso? anche se il più delle volte cosa avevo fatto lo sapevo benissimo, e solo che non me ne andava di sentire la solfa! Se non avevo fatto niente di male ma doveva dirmi qualcosa di serio o importante mi chiamavo Errica, non proprio così, non proprio doppia erre ma nemmeno proprio singola, comunque non un accenno di enne. Se invece le cose andavano alla grande era tutto un fiorire di chica chicchina chichi chicotti e via dicendo. Ultimamente vale pure il più impersonale Chì, un pò distratto e più veloce, Chì vieni qua! Chi io?! Poi ci sono quelli che non sono della mia terra, che parlano un italiano diverso o hanno un accento diverso. Però la regola vale lo stesso, eNrica detto così solenne è sempre sintomo di guai. Così mi chiama Cecilia per esempio quando faccio una cazzata-ovviamente quasi sempre per come la vede lei!  Mi chiama e mi dice eNricaa, marcando la enne e  indugiando sulla a- poi aggiunge il suo classico ”ma come fai ad essere sempre così” il tono è empatico ma non è assolutamente un complimento, si capisce eh, hai detto la enne! In linea di massima sennò l’accento straniero produce un ÈNri, e aperta, enne marcata e niente accento sulla i. In questo caso il tono è molto allegro, devo dire.
Ora diciamo che in linea di massima, tranne qualche amata ed impeccabile eccezione linguistica, chi mi è vicino prosegue sulla strada del nomignolo, che mi piace perché è ”va tutto bene non c’è problema sono qui”, e c’è il candore del tempo, quell’affetto atavico e indelebile; mentre qualcun’altro, ho notato di recente, riversa tutto il suo bene su un complice Enrì, che è pure bello, anche se si sente quella enne severa, perché c’è dentro tutta la fatica e l’imperfezione, tutta la vita e la disillusione e la distanza di certe volte e la tenerezza al di là di tutto questo. Enrì mi piace!

Si può fare :-)
30 gennaio 2012

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Niente, solo una prova per vedere se ho capito come si caricano gli allegati. La canzone è carina se poi riuscissi a caricare pure i link sarebbe il massimo :-)))))))))

TERNO SECCO!
29 gennaio 2012

Dovrebbero essere, al netto del 6% di tasse, 2.162 euro e qualcosa, secondo i calcoli di Maga Cecilia. Poi c’è da considerare la metà ad actionaid, come da promessa per ogni e qualsiasi vincita. E chissà se quel bambino adottato a distanza in due qualcuno se lo ricorda ogni tanto! Va bè, comunque adesso ha nove anni, e sono certa che le 1.081 euro in più delle solite 25 questo mese saprà come spenderle molto meglio di me. La restante parte va divisa tra me e Cecilia, che è lei che mi ha chiamata mentre dormivo e sognavo, è lei che si è sorbita la descrizione dettagliata del sogno e che guarda caso, ha subito detto devi giocare la sua data di nascita, è lei che ha deciso che nell’indecisione sulle ruote bisognava fare cinque euro su tutte e basta così-non sprecare soldi superflui- di cui due e cinquanta me li deve assolutamente ridare per delle strane regole che sa lei sul funzionamento mistico dei giochi, ed è lei che, essendo a letto con l’influenza, mi ha chiamata cinque volte per ricordarmi di giocare, dimostrando così la sua illimitata fiducia nella mia affidabilità-certo, ti rendi conto di che tragedia sia essere nelle tue mani?!- e poi è sempre lei che stamattina mi ha chiamata in panico con la notizia della vittoria, che io sempre dormivo ma non so se sognavo,perché lei parlava strano non capivo e mi è venuta la tachicardia e ancora non mi passa! Diciamo che quindi le spetterebbe molto più della metà: se non fosse così rigida con le regole, e se non fosse che davvero sono economicamente in bancrotta, direi che si meriterebbe proprio l’intero importo! Invece, alla fine, ho guadagnato più di 500 euro con uno stupido sogno che tra l’altro faccio spesso, cioè, non è che spesso sogno che è il suo compleanno,  ma spesso sogno di lui, insomma, la parte cosciente l’ho messa a posto, con l’inconscio ci ho rinunciato e quello quasi tutte le notti ha qualche pazza idea su come diversamente sarebbero potute andare le cose. Io non ci faccio nemmeno più caso, ma ora ho detto a cecilia che la chiamo tutte le mattine prima di andare al lavoro, e lei interpreta! Diventiamo ricche! Ma si deve impegnare di più, la ragazza, che come lei stessa diceva stamattina, nel sogno lui mi chiedeva un Bacio per il suo compleanno, per cui sarebbe stato facile capire che la ruota, quella giusta, era Bari. E adesso, sempre secondo i suoi calcoli, sarebbero stati circa 22.500 euro, sottratte tasse e beneficenza circa 5000 nelle tasche di ognuna. Che unite ai circa 240.000 euro che avremmo dovuto vincere per aver io, sempre con un sogno, azzeccato una quaterna con un messaggio inviatole un mese esatto prima del matrimonio con i numeri del matrimonio che avevo sognato, che lei ha giocato cambiando ruota all’ultimo minuto per un’ispirazione improvvisa ed inopportuna, farebbero un bel mucchio di soldi. Ma, dice sempre lei, evidentemente quello non era il momento! E oggi si, le rispondo io?!!! Lei dice che non lo sa, io interpreto i numeri sei tu quella che dà i significati folli!!! Che poi io ho smesso pure di dare significati, e mi accontento del fatto materialistico che, oh, 500 euro in tempi di crisi sono qualcosa di molto più reale delle mie cervellotiche ed indimostrate teorie, non credi?!! Potrei chiamarlo e ringraziare, ma la cosa diventerebbe pesante ed accusata di significati che Dio ce ne scampi e liberi! Allora potrei usare la sua tecnica, comparire in sogno e dire si, un Bacio per il compleanno te lo posso pure dare tesoro. E GRAZIE EH :-))))))

E la risposta che non ti ho spedito ovvero com’è facile dire ciao ciao.
27 gennaio 2012

Cara Alice,
Ho letto con incredulità la tua mail, e fatto tanta fatica a non dico condividere ma lontanamente comprendere il tuo punto di vista. Il mio problema non sei tu, io te lo assicuro, mai pensata una cosa del genere, tu sei solo una che assolutamente senza colpe nel mio problema ci è finita in mezzo. E questo non vuol dire che io ti sottovaluti o voglia sminuire la tua storia, per carità. Io parlo, penso, e quindi scrivo da un altro piano, in cui tu non c’entri e del quale tu poco puoi capire. Ed è anche per questo che il tuo entrare qua è stato un pochino inutile, oltre che fuori luogo. Non pensare di invertire la faccenda, e dare a me la colpa del tuo spionaggio, perché a maggior ragione se si fosse trattato soltanto di curiosità-e sarebbe una curiosità un pò morbosa data l’entità delle visite-la cosa sarebbe stata per lo meno di cattivo gusto. significherebbe che io soffrivo e tu dall’alto del tuo idillio mi guardavi soffrire con curiosità, commentando pure qua e la con malacelato disprezzo. Peggio di quelli che vanno a farsi le foto davanti alla casa di Cogne!
Le questioni spicciole dell’essere il blog pubblico nemmeno le commento, non perdo tempo dietro a discorsi inutili che sia io che te che quell’uomo che hai vicino sappiamo benissimo (il blog non è pubblico, per accedere qualcuno deve averti dato l’indirizzo punto. Se è lui che te l’ha dato, ha fatto una cazzata, verso di me ma pure verso di te e soprattutto verso se stesso. E ci sta, le cazzate si fanno, e poi se ne pagano le conseguenze, e questo infondo siete voi ad avermelo insegnato!). Non ci perdo tempo perché anche fosse stato pubblico, il blog, il concetto che tu prima mi cerchi e poi te la prendi con me perché mi trovi è un pochino ridicolo, non trovi anche tu, dall’alto di quel tuo strano modo di non giudicare? Ti faccio presente che da quando io ho scoperto di te e marco (e l’ho dovuto scoprire, data la vostra storia clandestina,frutto forse anch’essa di quello strano significato che date alla parola rispetto) e cioè al ritorno dalla Grecia, a Marco ho giusto mandato qualche mail ed un paio di sms, e tutto con il chiaro ed unico intento di parlare, per aggiustare pezzi della nostra vita nei quali tu davvero non c’entri e che, comunque paia a voi, non sono affatto a posto. A posto lo sarebbero stati solo se affrontati, così sono stati seppelliti, cioè da lui seppelliti, mentre io me li ritrovo davanti ogni santissima mattina in cui apro gli occhi e mi impediscono di andare avanti, e se non vado avanti io, purtroppo anche la vostra storia non è ‘pulita’, come ben dimostra questa incresciosa situazione a quasi un anno dalla nostra rottura (e di questa situazione non dare la colpa a me, io ho voi davanti agli occhi ognuna di quelle mattine di cui sopra, è normale che mi agiti e che mi ribelli e che mi rintrucillisca di pensieri, ed è abbastanza onesto da parte mia farlo solo con me stessa, con qualche amica e con il mio blog, senza trascinarvi in mezzo a questo delirio in nessun modo. Se ci siete finiti in mezzo è perché, come ho invano cercato di spiegarvi, le cose andavano finite e pulite quando era necessario, che seppellirle mezze vive non può liberare nessuno, e ci siete evidentemente ancora invischiati pure voi. Ammazza che parentesi lunga!)
Come ben avreste potuto notare, se non foste stati tutti tanto attenti a trovare il mostro in me, io non ho usato nemmeno uno dei mezzucci che avevo a disposizione per rendere la vostra storia per lo meno difficile. Ed io e Marco eravamo sposati, non credo che non vi rendiate conto di quanto avrei potuto rendere tutto un inferno anche per voi, considerando il fatto che per me lo era già e lo è ancora. Non l’ho fatto perché io, a prescindere da me, per Marco voglio il bene, e sono assolutamente convinta che quel che è bene per lui debba deciderlo da solo, per quanto io creda, fermamente, che davvero stia sbagliando. E’ la mia concezione di libertà, la mia concezione di amore, la mia concezione di un rapporto a due. Discutibile, assolutamente e giustamente discutibile, ma tant’è. Ho scoperto di voi, sono andata da lui e gli ho augurato buona fortuna. Oh si ho pianto, ed ho pure continuato a piangere per tanto tempo, se è per questo. E si, ho fatto una testa così a tutto il mondo, e si, ho per questo mentalmente chiesto scusa a Federica un milione di volte, tutte le volte che mi sfogavo con il primo che mi capitava sotto tiro e mi veniva in mente lei e quanto l’avevo criticata per questo. E poi si, ho scritto qui lamentandomi tantissimo, con i toni che hai magistralmente descritto tu, “melodrammatici” “patetici” e “ridicoli”, senza mai chiedermi se potessero sembrare anche “finti” (riflettici su questo, la tua mail è atroce, mi auguro, per tutto l’amore che comunque ancora provo per Marco, che tu non abbia capito, che leggere qui senza conoscermi affatto ti abbia un pochino forviata nei giudizi, e che il fastidio e l’insicurezza, che comprendo entrambi, ti rendano non lucida, perchè altrimenti, se tu fossi sicura di te di lui della vostra storia, e nonostante ciò leggessi quì con distaccata curiosità, commentassi di là con puro piacere da esibire e scrivessi a me queste cose con semplice antipatia personale, saresti un mostro, e non potrei vivere pensandolo vicino ad un mostro!). Sai questo era il mio blog, non credevo di avere un così grande seguito e non credevo che quello che qualcuno avrebbe potuto leggere e male interpretare qui fosse potuto mai risultare più fastidioso o più importante di tutti gli sforzi che stavo facendo, perché credimi sono stati sforzi immani, per non disturbare la vostra-super esibita-vita di innamorati. E sinceramente credo che a leggere qui, senza conoscermi, sia davvero possibile ricavare una visione distorta di me, essendo questo blog nato proprio per questo, perché nella realtà sto sempre molto attenta a non appesantire la vita del prossimo, e capita che io stia morendo dentro e continui a diffondere sorrisi, con la mia tecnica infallibile del fare finta di niente, tecnica che tra l’altro mi ha portata dritta dritta fin qua. Scrivo proprio per sfogarmi con la penna, e non essere pesante nella realtà, non sentirmi pesante, non appesantire, e se mi conosci e leggi lo sai, che non c’è niente di finto né di melodrammatico in me. E se mi conosci sai benissimo che ci vogliono mesi prima che le mie emozioni riescano a trasformarsi in parole e ad uscire fuori, e proprio in quei mesi in cui tu, da amica e consolatrice ti trasformavi nella sua salvezza, io gallegiavo nel mio strazio senza parole e mi nutrivo del mio mutismo, quindi non dirlo a me, che le cose vere sono difficili da esprimere. E si, non ho la forza di chi è passato in situazioni simili, si è corciato le maniche ed ha detto avanti il prossimo, la vita continua. Non ce l’ho avuta e non ce l’ho e n ce l’avrò mai perché per me io e Marco non siamo niente di simile a niente, siamo io e Marco, e lasciarci è stata la cosa più stupida che abbiamo fatto nella nostra stupida vita. E mi disperò per sempre per aver fatto proprio io questo, e nonostante ciò non impedirò mai che voi andiate per la vostra strada, perché questa è la strana concezione di rispetto che ho io.
E per tutto questo non è necessario che mi ringrazi, con tutto quell’inappropriato e mediocre sarcasmo. E non è nemmeno necessario che tu capisca o che provi a capire e ancora meno a condividere. È sufficiente che tu mi dimentichi e che tu la smetta di usare tutti i mezzi che puoi per cercare di informarti e per trovare conferme della mia stupidità, dell’egocentrismo, del vittimismo o di chissà quale altra diavoleria tu mi abbia appioppato, e soprattutto per prendermi palesemente per il culo, che ogni volta che scrivi quelle cose idiote su fb non fai altro che appesantire l’aria, e rafforzare il legame, oltre che dimostrare la tua l’incapacità di vivere la vostra storia indipendentemente dai salti mortali che io possa fare in testa mia e nel mio cavolo di blog. Manchi di rispetto pure a lui, l’uomo per il quale sbandieri tanto amore, come fai a non renderti conto che sparando a zero su di me ferisci lui in primo luogo, quello che non sarà il suo presente ma è il suo passato, un passato sbagliato se vuoi, ma doloroso, profondamente doloroso sotto diversi punti di vista.
Per tutto il resto delle volte che mi citi con le frasi in giallo, c’è di bello che per lo meno aduli le mie velleità letterarie, e l’ammirazione del nemico vale più di duecento entusiaste recensioni amiche! A parte questo, però, restano decisamente fuori tema. L’ho riconosciuta subito la mia mail a Federica, solo che quella era una risposta ad una mail che lei mi aveva mandato, nella quale si lamentava di essere stata trattata male e presa in giro, dava a me la colpa del suo soffrire e non credeva ai ti amo che le erano stati sussurrati fino a poco prima. E questi non sono problemi miei. Io semmai ho il problema inverso: credo di aver trattato male, sono certa di non essere stata presa in giro mai, nemmeno in Grecia, nemmeno dodici ore prima di lasciarmi per sempre e decidere di non rispondermi nè vedermi più, immolando a questa causa persino la mia valigia dei panni sporchi! E non solo credo che il suo ti amo fosse vero, ma sono fermamente convinta, senza il minimo dubbio, che sotto tutti quegli strati di irrimediabile realtà, lo sia ancora. Per questo mi dispero e per questo tutto quello sforzo dimostrativo che hai compiuto è veramente vano, parti da presupposti sbagliati, non sono io quella che deve essere convinta dell’autenticità dell’amore di Marco. Le cose finiscono, io lo so. E se davvero io avessi sentito che semplicemente l’amore era finito, a prescindere dalla sua rabbia e dalle mie colpe, ti assicuro che sarebbe stato molto più facile mettermi il cuore in pace. Avrei capito la situazione ed avrei sofferto tanto, si, ma in un’altra maniera. E proprio questo volevo da lui quando cercavo disperatamente un dialogo. Volevo disperatamente sentire che l’amore fosse finito. E questo, proprio questo, è secondo me il motivo per cui lui mi ha negato qualsiasi possibilità di contatto, lo sapeva benissimo che faccia a faccia non mi avrebbe convinta mai. Lasciarmi in mezzo alla spiaggia, dicendomi io ti amerò per sempre ma non torneremo mai insieme, piazzarmi quegli occhi severi e determinati ma per niente distanti negli occhi, e poi non volermi parlare mai più, non è stato il modo più efficace per farmi mettere il cuore in pace. Non lo è stato affatto, e così mi sono distrutta e continuo a distruggermi senza tregua. E non è colpa sua, io conosco e riconosco e stimo la sua buona fede, e tutta la forza che ci ha messo per uscire da quel pantano e tirarmi fuori pure me, da una storia che ormai era rovinata, che anzi io avevo rovinato, e che non ci avrebbe mai più reso felici. Di questo io  mi rendo perfettamente conto, anche se la mia soluzione per la felicità non è, e non sarà mai, quella di stare senza di lui.  Quindi per cortesia esci da quel ruolo di salvatrice pura e paziente perché non lo sei. Prova a levarti l’aureola, toglimi quel dito puntato di dosso, ed inizia a farti qualche domanda se ne sei capace. Oppure, se non lo sei, dimenticami, fa la cortesia, togliti questa ossessione. Smettila di provocare, smettila di segnare il territorio e cerca di stemperare la tensione, che quì per uscirne serve l’aiuto di tutti.
Ps. Sugli accenti hai perfettamente ragione, ho sbagliato e chiedo venia. Se proprio non ce la fai a smettere di leggere chiamami che ti assumo come mia editor, così almeno dai un senso a tutto quel tempo che sprechi dietro a me.
Ciao ciao,
Enrica

La memoria.
27 gennaio 2012

Oggi è il giorno della memoria.
E la memoria è uno di quei fenomeni del cervello umano che ammiro di più. Un pò perché non ce n’ho tanta e si sa, quello che non hai emana sempre un certo misterioso fascino. Un pò perché io, si sa pure questo, sto sempre dalla parte degli sfigati, e lei pur essendo una di quelle doti essenziali per l’evoluzione umana è però sottovalutata e bistrattata a favore della tanto osannata intelligenza, che si, è fondamentale, chi lo mette in dubbio, ma senza memoria dovrebbe sempre ricominciare tutto da capo e sarebbe un lavoraccio, onestamente. La memoria è essenziale perché, provate ad immaginare, ti svegli al mattino e non sai nemmeno chi sei, che lingua devi parlare, come si chiama quella maledetta bibita nera senza la quale senti di non poter uscire di casa. E poi è onesta, come dote, autocritica. Io ho poca memoria e lo so, e me lo ricordo. Avete mai visto qualcuno dotato di poca intelligenza che è cosciente della propria stupidità? Non sia mai, l’intelligenza ha in sé il suo limite, più di lì non va. Se è tanta è tanta, se è poca è poca, a suo giudizio è sempre il massimo che c’è. E forse questa è la magagna peggiore della storia dell’umanità. Ancora peggiore dell’olocausto, perché è proprio lei che l’olocausto l’ha generato. E l’olocausto l’abbiamo sconfitto, e ce lo ricordiamo, perché non accada mai più. L’intelligenza limitata e inconsapevole dei propri limiti come la sconfiggiamo? Quella rimane, e siamo nelle sue mani, tutti nessun escluso.
Ecco questa cosa, speriamo che me la scordo in fretta!

No no, Non ci siamo proprio!!!!
26 gennaio 2012

C’ho un amico su fb. Lo detesto. Veramente, lo schifo proprio! Nella realtà ovviamente non è un amico ma un conoscente, che mi è sempre stato parecchio indifferente, senza infamia e senza lode, né di me né di te! Mai parlato se non in maniera di circostanza e superficiale. Da quando ce l’ho su fb ed ho avuto la sventura di venire a conoscenza di quello che pensa, ho un giudizio immondo su di lui. Odio profondamente ogni e qualsiasi cosa scriva, non potrei essere più lontana da ognuno dei suoi pensieri. Trovo così assurda ogni cosa che pensa che a volte mi fermo a riflettere  su quale irrisolto problema tormenti la sua vita, non si può essere così aridi ed ignoranti e compiaciuti della propria bassezza per caso, deve esserci per forza un motivo grosso, una giustificazione. Ma questo lo penso solo quando sono particolarmente propensa al disarmo, dato che i principi di senzatomica che dovrò diffondere tra nemmeno due settimane-forse farei meglio a studiare nei ritagli di tempo, almeno la storia che proprio non so,più che a divagare con queste dissertazioni pseudopsicologiche!-in qualche modo dovrei ricordarmi di metterli pure in atto. Per il resto del tempo, quando i principi mi rimangono schiacciati e unidimensionali sulla carta, leggere le sue notifiche mi innervosisce, mi indispone, mi demotiva, mi avvilisce a seconda dello stato d’animo del momento. Tutte le volte mi dico che mi dovrei ricordare di cancellarlo, anche se questo comporterà poi la necessità di dare spiegazioni ed io di parlare con uno dal quoziente intellettivo di un sasso proprio non me la sento. E poi, soprattutto, dal telefono non lo so fare e quando sono davanti al pc mi dimentico, che sennò d’istinto lo farei, fregandomene come sempre delle conseguenze, salvo poi dover sempre correre dietro ai guai che combino e che, se non fossi sempre ostaggio dell’istinto, potrei evitarmi serenamente. Ecco, in questo caso sbadataggine batte istinto ed arreca saggezza!!!!
La cosa buffa è che, da un pò di tempo a questa parte, questo tizio si è un pò fissato, e mi manda messaggi da qualsiasi parte, fb, what’sup, gmail, sms,skype contenenti i pretesti più idioti corredati da un immancabile invito a cena, che io o ignoro o categoricamente rifiuto, ma egli lo stesso non si dà per vinto! Ecco, la cosa mi mette una certa angoscia e mi costringe ad una spiacevole riflessione. Come può pensare che io possa essere anche vagamente lontanamente casualmente immotivatamente interessata a lui? E come può essere vagamente lontanamente casualmente immotivatamente interessato a me, lui? E soprattutto com’è che le persone che detesto pensano di essermi simpatiche, le persone che mi piacciono pensano che io le ignori, e quelle che nemmeno vedo pensano che qualsiasi mio pensiero parola azione sia rivolta a loro?!
Deve esserci qualcosa che non va, se i messaggi arrivano sempre così confusi!!!! Eppure a me sembra di disprezzarlo così bene!

Rivoluzione creativa.
25 gennaio 2012

Dicono i camionisti che lo fanno per noi, pure per noi.
Giù, in Sicilia, pure. Sfiniti e disperati prendono la forca, e il popolo non resiste al fascino della parola rivoluzione.
Ma che rivoluzione è, dico io, che razza di rivoluzione ha il potere politico dalla sua parte?!Quei forconi sarebbero la nostra RIVOLUZIONE? Avete mai visto la MAFIA appoggiare una RIVOLUZIONE? E i camionisti che intasano le autostrade sarebbero dei RIVOLUZIONARI? I nostri eroi????
Ultimamente c’è confusione su questa parola, molta confusione. Siamo un Paese allo sbando, un popolo misero, un’accozzaglia cresciuta male da radici che sembravano nobili, delle quali conserva giusto giusto qualche ridicola mania di grandezza, qualche febbricitante delirio di onnipotenza.La RIVOLUZIONE! Ma come si può scomodare una parola così, come si può essere tanto lontani dalla percezione di sé?
Ed io non ho niente contro i camionisti ed i contadini, che scioperano ed hanno il sacrosanto diritto di manifestare il loro dissenso. Ma non è che mi sogno di scambiare i loro diritti, che sono pienamente aderenti al sistema, con un moto di sconvolgimento dei cardini di questa società, quello che sarebbe degno della parola RIVOLUZIONE.
Le cose vanno male, non si arriva a fine mese, la pressione fiscale è insostenibile, e dove prima la sfangavi adesso equitalia arriva e ti porta via la casa. Con metodi discutibili peraltro. Concordo in pieno. Ma rivoluzionare il sistema vuol dire tornare a poterla sfangare? a conoscere il mafiosetto di turno ed in qualche modo farla franca?questo è il problema?dov’erano le forche fino a ieri?dove minchia erano quando il pdl dilagava comprava voti a suon di cinquanta euro e la crisi non esisteva?
Nei momenti difficili la cosa più facile è cavalcare il malcontento. Ma non vi viene il dubbio che c’è qualcosa che non va se chi si ribella ha il benestare della politica, la stessa politica, tra l’altro, che ci ha guidato fino all’attuale merda, la stessa che poi ha messo lì un capro espiatorio per fare il lavoro sporco, quello che nessun di loro  si sarebbe sognato di fare,perché a fare il lavoro sporco semplicemente si perdono i voti?! I tempi per la bella vita erano finiti, finiti i margini della finanza creativa, del tiriamo a campare va tutto bene la crisi è un’invenzione dei comunisti. La pillola amara era l’unica soluzione, ne avevano ben coscienza loro tra una zoccola ed un lodo Alfano- ed è il frutto di quello che è stato finora.  E adesso contro cosa ci ribelliamo? Contro la pillola, perché è amara? Vogliamo cosa? restaurare la malattia ed arrivare fino al baratro? È per questo che non dovremmo mollare?
Se dobbiamo rivoluzionare il sistema io ci sto, ma è un’utopia e lo so benissimo.
Se dobbiamo andare avanti con questo sistema qui, per lo meno deve funzionare con le sue regole rigorose, e deve poter contare sull’integrità dei suoi avventori. Certo sfruttare ognuno la sua parte fino all’osso fino ad ora, e poi adesso alla resa dei conti prendersela con Monti, perché ha alzato le tasse e la vita è insostenibile, è una vigliaccata che al confronto Schettino è Gesù Cristo. Se abbiamo addirittura nostalgia dell’allegra combriccola e non sappiamo guardare più in là del nostro naso, allora questo Paese fa veramente e definitivamente pietà.

Sarò sempre al tuo fianco, io di te non mi stanco, sei la cosa più bella che c’è…
25 gennaio 2012

Tutti in piedi per cortesia.
E fate silenzio.
Stasera parla solo il capitano ;-DDD

Rabbia e dintorni.
22 gennaio 2012

Il dolore, inconcepibile, per le vittime di una tragedia immane quanto stupida, evitabile senza l’uso degli innumerevoli  strumenti a disposizione, tranne uno, un normodotato cervello. Quel dolore, è scontato, ed un pò è racchiuso in quello  standard che ognuno di noi ha di sottofondo, che è sordo ed un pochino pure cieco, per rimanere sotto la soglia del limite di tolleranza e continuare a campare. Non ce l’avessimo, ad ogni tg, pranzo e cena,dovremmo decidere di metterci a letto e piangere le vittime, imbottirci di tritolo e combattere le ingiustizie, tirarci su le maniche e provare a riaddrizzare le storture. Non ce lo possiamo permettere-o parlo per me-non me lo posso permettere. La troppa sensibità a volte è una scusa bella buona e sostenibile. Per questo anche di Concordia, che a chiamarla per nome pare abbia un’anima pure lei quella nave, l’anima di un relitto che nonostante il colpo subito continua a sembrare maestoso e quasi rassicurante, non ho voluto sapere tanto. Parlo della gente che la abitava e che è rimasta lì sotto-schiacciata dalla vacanza che era  sogno di una vita o  veloce ed insignificante scacco alla realtà. Di quelle vite non ne ho voluto sapere niente, la quantità di dolore standard che posso permettermi di provare senza ripercussioni nei miei giorni veri è limitata-ed occupata per buona parte di già-a sentire le singole tragedie di ognuno proprio non ce la farei. In questo modo ho mantenuto quel filo di distacco che serve ogni volta per non cedere alla tentazione del linciaggio. Che ci sta, lo capisco che ci sta a considerare tutto. Perché il  mettersi dalla parte di chi è morto, o da quella di chi è sopravvissuto ad una persona cara, e provare quel dolore che esce dalla tv per invadere la vita vera, quasi giustificherebbe di volta in volta la pena di morte, l’occhio per occhio, la violenza sulla violenza, idee tutte assurde ma legittime, si, per placare la rabbia del momento, ristabilire un ordine istintivo, animale, quell’apparente giustizia che viene dalla vendetta. Solo che il linciaggio mediatico subito da Schettino non mi sembra nemmeno scaturire dal dolore reso reale per ognuno, per ognuna delle vittime. Perché la rabbia che scaturisce dal dolore è diversa, non si compiace di se stessa e non ironizza sull’umanità del mostro, sul buio, sulla sua probabile ubriacatura, sulla soap opera della Moldava, perché l’umanità proprio non la vede, non può vederla per rimanere rabbia giusta. Ed allora sbatti il mostro in prima pagina significa tanto di più, significa linciaggio con distacco, significa mentalità consolatoria  in base alla quale il mondo è diviso in buoni e cattivi, pusillanimi ed eroi, cosicché inveire sui pusillanimi diventa uno sport tollerato, un modo per tirare fuori la rabbia allo sbando dentro ognuno di noi ed indirizzarla contro chi la merita, l’indifendibile. Io non lo difendo, non ne ho nessun interesse. Ma credo che l’implacabilità della giustizia, e uno specchio per guardarsi in faccia ogni mattina, siano già pene esagerate per uno che è un uomo e che ha sbagliato. Non trovo nessun sollievo nell’accanirmi contro di lui, anzi, vederlo oggetto di così tanto odio mi mette, irragionevolmente lo so, dalla sua parte. Perché da essere umano ad essere umano, per citare il manifesto di Russel Einstein, la sconfitta di lui è sconfitta della parte di lui che è in ognuno di noi, anche, e lasciatemi dire soprattutto, in chi cerca così vigorosamente di prenderne le distanze. Non credo di essere migliore di chi gli sputa addosso rabbia e dintorni, mi dicono buonista ma non ci trovo niente di nemmeno vagamente buono a difendere un assassino. Credo solo che con il distacco, probabilmente colpevole, che ho messo tra me e la tragedia, riesco a provare molto più disgusto per questo mondo di urlatori accaniti e avvoltoi della disgrazia che per un incompetente uomo, piccolo ma non scientemente cattivo, al quale è capitata la disgrazia di provocare questa disgrazia, e che forse un pò mi somiglia, perché io, al contrario degli urlatori accaniti, non sono certa di essere una che per colpevole distrazione, eccesso di sicurezza o anche semplice imperizia non sia in grado di provocare un incidente dalle conseguenze irreparabili, e non sono nemmeno certa di essere un’eroina, e mi piacerebbe pensarlo, di essere una che in una nave che affonda conserva lucidità ed amore e lascia il suo posto ad uno sconosciuto sulla scialuppa di salvataggio, ma non ne sono certa, nemmeno un pò. Vedo abbastanza verosimile l’immagine di me che scappo, in preda al panico, possibilmente camminando sulle acque! E sinceramente gli urlatori accaniti, forti della loro morale e dei loro così non si fa, forti delle loro certezze di essere così diversi da Schettino, me li ritrovo tra i piedi spesso, salvo poi doverli perdonare quando, tra i non si  fa, ci finiscono irrimediabilmente pure loro e sono vili e vigliacchi al costo di molto meno della vita ed in posti molto meno pericolosi di una nave che affonda. 
Oggi tutti sembrano eroi, peccato che io, che pure di gente ne ho conosciuta, di eroe non ne abbia mai visto mezzo. 

Buona la prima.
9 gennaio 2012

Oggi sono, credo, abbastanza dannata e oscura e affannata da poter scrivere un buon finale. Meglio così. 

Che sensazione di leggera follia!
6 gennaio 2012

Ok. La voce è arrivata, forte e chiara. Più di cento amici in comune sarebbero troppi per non parlare anche se fossero tutti siciliani! Poi è arrivata anche la vista, complice questo istinto un pò autolesionista che c’è, non ditemi che non ci sia, nel fondo di qualsiasi animo umano. Chiamiamola curiosità. Morbosa curiosità. La stessa che li portava a leggere quì, cliccare su quel link e leggere di me e poi incazzarsi con me che perché non mettevo la privacy?! Ecco, sono abbastanza onesta da spiegare a me stessa che quella è la loro vita, e che incazzarmi con loro perché pubblicano le foto del pancione è una cosa ridicola. E che, morbosa curiosità a parte, se quella vista mi provoca quel misto di fastidio, dolore, e incazzatura è perché la ferita è ancora giovane ed un legame ancora c’è, anche se in quella forma leggera che non impedisce di fare altro nella vita! E questo è esclusivamente un problema mio, come esclusivamente un problema loro era quando entravano quì e non riuscivano a reciderlo il legame, almeno loro che erano in due e più, considerando il network! Sto dalla mia parte, non crediate che io li voglia difendere. So benissimo che tutta questa storia sarebbe potuta essere identica a come è adesso, con la stessa mia fatica per ritrovare questa me e la stesso loro facilità e felicità nel trovarsi e riprodursi, ma condotta in maniera diversa, degna fin dall’inizio. E da questo punto di vista, quì dal mio fastidio dal mio dolore e dalla mia incazzatura ho sempre cercato di fare la mia parte. Ma da sola non funziona ed evidentemente dalla felicità è più difficile, devo smetterla di pensare che al posto loro essere rispettosa sarebbe stato ancora più facile. Perché per ognuno è più difficile il ruolo suo, le sofferenze sue sono le più insopportabili e questo è chiaro scontato e banale. Quella che a me da un anno e mezzo a questa parte è sembrata inutile crudeltà è forse semplicemente sempre stata necessaria affermazione. Molto stupida, se devo proprio tirare fuori con me stessa un giudizio, ed inutile, se devo proprio andare a fondo delle mie teorie sull’amore, che la necessità di affermazione per quanto mi riguarda è un triste sintomo che l’amore arranca, e non lo aggiusta.  Ma credo che io debba smetterla anche di applicare agli altri il mio metro di giudizio e le mie teorie.
Non lo so, e non è nemmeno più così importante.
Gli auguro, lo ribadisco, tutta la felicità del mondo. La pancia, tanto bella non è. Oh, sono sincera fino infondo no?
E le foto con la nostra macchinetta in primo piano, ecco pubblicare quelle, per citare il commento di un’amica, è veramente di poco e cattivo gusto!
Così, in mezzo a questo fastidio, questa fitta al cuore e questa incazzatura, mi guardo dentro ed intorno. E, quì cito un amico, sono davvero una ragazza fortunata! Poco saggia e per niente strutturata, ma molto molto fortunata! Tutto quà!

Anno del signore 2012. Sentenza numero 1.
3 gennaio 2012

Massima:
Se non dormi a casa tua, per andare alla ricerca del tantum verde nel cuore della notte accendi la luce.

Motivazioni:
Sennò potresti sbattere.

Dispositivo:
Cercare di non svegliare chi ti sta gentilmente ospitando in camera sua, te e tutti i microbi contagiosi che la tua febbre si porta appresso, sarebbe un nobile pensiero, se poi, al buio, urtato lo specchio che secondo la tua ricostruzione della stanza avrebbe dovuto trovarsi dall’altra parte rispetto alla porta del bagno, e scambiata l’ombra della tua immagine riflessa per il ladro intercettato ed ora in procinto di ucciderti, tu riesca a trattenere nella gola in fiamme in cerca di conforto l’urlo disperato e la successiva risata singhiozzante da isteria post pericolo scampato.
Altrimenti, sarebbe meglio accettare di disturbare con la luce soffusa della abatjour. Ha detto la padrona di casa, molto molto meglio. 

Nota bene.
E comunque, caro e saputello  anno appena entrato, non mi sembra di aver letto il mal di gola come proposito di fine anno. Ti consiglio di dare una ripassatina al foglietto, te lo lascio di nuovo sul tavolo occhio! 😉