Archive for dicembre 2011

Caro post di fine anno,
29 dicembre 2011

Non vedevo l’ora di scriverti.
E mai desiderare le cose, che poi si avverano: stavo in macchina e pensavo che per una volta nella mia vita avrei preferito non guidare, prendere posto sul sedile del passeggero e scrivere. E appena formuato il pensiero, la macchina si è messa a perdere giri, acceleratore a tutto e lei niente. Così adesso sono ferma in una officina  mercedes, e mentre il meccanico più gentile del mondo cambia la valvola del caso al modico prezzo di euro 350,io sono  seduta sul sedile del passeggero e ti scrivo. E, per di più, non mi ricordo una mazza di tutte quelle belle cose che volevo scriverti, tranne il fatto che la prima cosa che farò nel 2012 sarà vendere la macchina, ma forse questo se non fossi condizionata dall’ ambiente spartano in cui mi trovo non te l’avrei nemmeno detto.
Comunque quello che avevo in mente sarà stato un banale post di fine anno, con il bilancio, un discorsetto di accompagnamento, tanto pathos e belle parole. La solita solfa che con questo piccolo contrattempo ci risparmiamo tutti, in cambio di una ventata di freschezza (perché non ci sono i termosifoni nelle officine?!!!!).
Avanti 2012, i Maya ti sopravvalutano e anch’io ho grandi progetti per te. PRONTI VIA!!!!

In vino veritas!
29 dicembre 2011

Solo due cose:
La prima è che tanta deve essere la voglia di ridere arretrata che in questi giorni da forzata ed assoluta astemia mi sento costantemente ubriaca-la stessa leggerezza e la stessa sensazione di euforia. Eppure era acqua!

La seconda, è che proprio mi dispiace dirlo, ma tanto tanto tanto mi dispiace-però mi sa che tutta quella vita che ho sprecato non te la meritavi per niente. Mannaggia!

2012
27 dicembre 2011

C’è differenza tra quando ti fidi del mondo perché non ne conosci le insidie, e quando pur sapendo le infinite trappole in cui ogni e qualsiasi relazione umana può lasciarti impantanato continui a saperti fidare.
C’è differenza tra quando non hai paura, e quando invece sai guardare negli occhi le tue tante paure e tirare fuori il coraggio per combatterle tutte.
C’è differenza tra quando ti rimpinzi di cibo perché tanto hai il metabolismo veloce, e quando sei in forma perché dosi sapientemente calorie grassi e movimento!
C’è differenza tra l’amore all’inizio, quando tutto ti sembra un’opera d’arte perfetta, e l’amore immutato alla fine, quando tutti i brufoli i punti neri le bruttezze e le codardie ce li hai davanti agli occhi.
C’è differenza tra sentirsi innocenti, e sentirsi liberi per aver ripagato i propri errori.
C’è differenza tra credersi migliori degli altri, e credere in sè stessi pure quando gli altri onestamente non sono affatto male!
C’è differenza tra lottare per ottenere qualcosa, e lottare per qualcosa.
C’è differenza pure tra quando sei in attesa di qualcosa che ti porti la felicità, e quando invece sei felice mentre aspetti.
Ecco questo auguro a me e a voi per l’anno della fine del mondo: la differenza!

O è natale tutti i giorni…
21 dicembre 2011

Io oltre ad essere goliardica, egocentrica, odiare il natale ed essere contraria ai regali, odio pure questo cavolo di solstizio d’inverno. Adesso chi glielo dice a mio cugino?!!! E per fortuna che tra i miei difetti non c’è la polemica, che sennò oltre a dirgli che il 21 dicembre non mi piace che per me è solo un brutto anniversario che ne precede un altro ugualmente brutto, gli direi pure che non è che mi può insultare fino a ieri, inventare storie accadute soltanto nella sua testa e scrivermele tutte distorte nella bacheca di facebook alla ricerca di non so quale consenso (o per pararsi il culo nel caso io avessi raccontato a non so chi la versione corretta della faccenda che però non avevo nessuna intenzione di raccontare a nessuno, essendo già consapevole che mi avrebbe inculato quaranta euro prima di tirarle fuori e non importanomene di quaranta euro un fico secco) e poi  sfinirmi la vita fino all’inverosimile con questa storia fantasiosa alla quale poi ha, ne sono convinta, finito per credere lui stesso; parlare di me con più o meno tutte le persone che conosce definendomi una mantenuta viziata e nullafacente inaffidabile maleducata e presuntuosa figlia di papà; sparlare addirittura di mio padre, quel simil santo che per il concetto di famiglia che qualcuno deve avergli male spiegato alla nascita ha ingoiato rospi grossi come principi azzurri palestrati e preso tante di quelle inculate che bastano per le prossime tre generazioni (me compresa è chiaro, grazie pà!), e poi mandarmi i link smielati con gli auguri di natale con i cuori suo di sua moglie e suo figlio. Non lo può fare! Cioè se vuole credere alle sue storie inventate ed a tutto il resto può farlo, e che dio lo perdoni se vuole, ma delle due cose deve sceglierne una: o tutto questo, o gli auguri buoni dolci smielati, e, quel che è peggio, pure sentiti. Perché non c’è niente di più sincero di una persona con il cuore così così che cerca di sentirsi buona in questi giorni. Salvo poi aspettare al varco qualsiasi tua mossa in segno di risposta, e spararti a zero addosso ancora prima che natale arrivi. E sia chiaro, lui è buono la stronza sei tu. E in effetti tu, stronza, ma perché non rispondi ‘grazie mille tesori, uno strabiliante solstizio d’inverno anche a tutti voi con tutto il mio cuore’? Ci vuole tanto?
Io odio il natale!!!!!

Grazie blog per lo sfogo, ora vado di là, su facebook e…mi cancello!!!!!!!!!!!

Sono un fenomeno paranormale!!!
21 dicembre 2011

Sono stata un pò assente e c’è un motivo. Ve lo voglio spiegare.
Dunque.
L’altra sera scrivevo.
Mi sembra che la riflessione fosse sul nostro essere in relazione, o meglio su quanto il soggetto con cui ci poniamo in relazione, fosse anche momentanea, condiziona il nostro essere.
Che non è questione di personalità, falsità e concetti del genere che potrebbero essere rilevati ad una visione dogmatica e piuttosto superficiale. Perché qualsiasi pure fortissima e integerrima personalità che faccia dell’essere sempre se stessa di fronte a tutto e tutti questione di supremo principio e personalissimo scopo di vita, non può esimersi dal notare che la relazione si costruisce, qualsiasi essa sia, e tu puoi essere la persona più divertente, simpatica, seria, colta, superficiale, eclettica, filosofica, eccentrica, pacchiana, razzista, comunista, buonista, buddista, induista e chi più ne ha più ne metta del mondo, perché la tua serata riesca e la tua peculiarità risalti e sia valorizzata a livelli non dico esaltanti ma per lo meno piacevoli, hai bisogno di una spalla all’altezza. E non all’altezza tipo ferrata sull’argomento, questo è superfluo ed a volte addirittura  controproducente, ma ferrata nel senso capace di giocare quel ruolo, sufficientemente stabile in quanto a proprio pensiero, simile o diverso che sia, capace di cogliere il punto della discussione, o del silenzio se si tratta di una relazione silenziosa, e di portarlo avanti in maniera intelligente ed adatta alla situazione, e cioè a seconda dei casi divertente,simpatica, seria, colta ecc, o di trasformarla dall’una all’altra senza la necessità di prevalere, colpire, sottomettere, sottomettersi, insegnare, impressionare e mettersi a fare questioni di stato cogliendo gli inevitabili e superflui dettagli di contorno che ogni e qualsiasi discussione, silenziosa che sia si porta appresso. Sennò è una fatica, e tu, chiunque tu sia pure lo stesso in ogni situazione, diventi la versione più noiosa e irritante di te, il che è un’esaltazione di te solo se di base tu sei noioso e irritante, cosa che peraltro, necessita del processo inverso di smussamento direttamente proporzionale a quanto sopra. E quindi si tratta di esaltazione comunque sbagliata.
E comunque non era questo il punto, perché l’altra sera tentatvo di rendere questo concetto in modo molto meno filosofico e molto più esemplificativo, perché mi ero trovata ad uscire e chiacchierare con una delle mie persone meno preferite, che penso non si dica, né come forma grammaticale né come concetto essendo ormai il blog pubblico. Ma poco importa  adesso, l’importante è che io riesca a dire ciò per cui ho iniziato a scrivere questo post, che mi ha un pò preso la mano e non me la lascia anche se mi servirebbe, la mano, che dovrei vestirmi e sono in ritardo.
Allora.
Ero uscita con quello, avevo avuto un pesantissimo scambio di opinioni che non era uno scambio ma erano tutti ace tennisticamente parlando, un set ciascuno e arrivederci. Ed ero arrivata a casa sentendomi pesante, ma così pesante, che mi era venuta voglia di mettermi subito a dieta, e poi avevo realizzato che pure benigni, per citarne uno a caso, se esce con quello torna a casa si mette a dieta e fa domanda per passare il resto della sua vita impiegato alle poste, che sono troppo pesante per qualsiasi altro lavoro, penserebbe. Quindi, con benigni, mi sono consolata, ed ho formulato questo pensiero che l’importante, se vuoi essere sempre te stesso e se vuoi che questo te stesso ti piaccia, è che tu scelga attentamente le persone con cui ti relazioni. Non fare come me, che poi ti deprimi e ti senti male e tutta sbagliata.
Così mi sono messa a scrivere. Poi è successo che mi sono addormentata, con uno di quei sonni strani che mi prendevano pure in altri momenti della mia vita, e l’ultimo che mi viene in mente è a casetta i primi tempi in cui marco si era trasferito, che parlavo e sembravo assolutamente sveglia e poi ho inserito in mezzo ad un discorso di senso compiuto un fatto riguardante una non meglio specificata bicicletta appesa non so dove. E poi mi sono svegliata subito, con uno scattino, e mi sono resa conto dell’accaduto e soprattutto di lui che mi guardava fisso e attento come se avesse dovuto togliermi un moscerino da un occhio. Ed io gli ho detto di stare tranquillo, che mi era successo altre volte di addormentarmi in mezzo ad un discorso, sempre in periodi estremamente felici della mia vita, posso aggiungere adesso con cognizione di causa (credo di poter dire che addormentarsi in quel modo è un chiaro sintomo di serenità e non necessità di protezioni varie). Quello che non mi era veramente mai successo era di addormentarmi scrivendo e continuare a scrivere. Molto spesso ultimamente i post rimanevano abbandonati a metà del loro destino, con il crollo del Tel improvviso sul mio petto, oppure in faccia, e venivano così completati di mattina, con lo stesso senso ma ovviamente tutto un altro sapore.
Ma, addormentarmi e continuare a scrivere in perfetto italiano, con perfetta grammatica, comprensiva di perfetti accenti (che il mio inconscio ha imparato la lezione pure lui!!!!!) e anche di senso compiuto, solo completamente slegato dal resto del discorso ed anche se vogliamo un pochino eccentrico nel significato,mai.  Mi sono svegliata, complice il solito scattino, ed ho trovato il sogno, istantaneo, non più di un minuto, completamente e perfettamente scritto nero su bianco. Tutta una storia di me che entravo in una sala giochi e vincevo dei soldi,  che poi decidevo di regalare ad una mia amica per comprare i buoni pasto del figlio alla scuola di sci. Mi sono seduta sul letto, scioccata. Ho cancellato immediatamente, salva modifiche no, e mi sono chiesta se non fosse veramente il caso di farmi vedere.
Ecco, e per questo ho deciso che a letto non scriverò mai più.
Che mica mi piace questa storia!!!

”Tu non sai nemmeno cosa sia l’inverno”!!!!
15 dicembre 2011

Tu sbagli inverno ad essere così mite. Nessuno quì ti ringrazierà mai per le passeggiate al mare rubate a dicembre, per le domeniche all’aperto e questi vestiti comodi che ci lasci addosso. Avresti potuto incupirci tutti con le tue legittime variazioni sul grigio, e non lasciarci neanche l’ombra di quella luce gialla che è vita per i meteropatici che siamo. Avresti potuto stringerci nella morsa del tuo gelo e costringerci in casa, a morire di noia e dei 20 gradi artificiali che finiscono tutti, puntuali, nel conto delle bollette. Tutto questo lo sai non vale niente, per quanto li riguarda tu così sei ancora più  sospetto. Stai preparando un terremoto, lo sanno, una catastrofe, sei un alleato dei Maya! Sei capitato in un mondo così, caro il mio mite inverno, quì non esiste cuore, gli errori si pagano e non si fa niente per niente. Le cose buone nascondono cattive intenzioni, le cattive si cercano con zelante puntiglio. Se poi non ci fosse catastrofe, o se tu ne fossi evidentemente estraneo, nessuno si prenderebbe la briga non dico di chiederti scusa, esagerata, ma giusto di lasciarti in pace. Che tu comunque gli hai tolto l’atmosfera natalizia, e poi i negozi, i regali, già c’è la crisi, in più tu che li mandi tutti all’aria aperta e li fai disertare i centri commerciali! Li vuoi proprio rovinare, eh?! Insomma, rassegnati pure, tu sei l’inverno e non te la caverai. Comunque non ti daranno pace. E allora lo sai che devi fare? Fregatene della pace. Soffia, spazza, gela, rompi le tubature e fa arrivare il mare incazzato ai piedi dell’albero con le lucine in piazza. Vedrai saranno più tranquilli dopo, meno insolenti, più  rispettosi. Perché non sono cattivi, sono brava gente che all’occorrenza sà pure farsela  sotto. Segui le loro regole, il loro calendario, le loro temperature medie. Non preoccuparti di loro perché questo non è il compito che hanno assegnato alla parola inverno. Stai lì quando ci devi stare, sfascia tutto ma non te ne andare in anticipo e soprattutto, se te ne vai, poi non tornare. E, poi, in seguito, non essere più caldo dei giacconi che si sono comprati per combatterti, o nella migliore delle ipotesi starài solo cercando di fare colpo, fargli cambiare idea su di te! Lo so che sei tu il tempo, ma per loro sei controtempo ed è l’unica prospettiva che conti. Adesso non è tempo per i tempi miti, almeno tu tempo capiscilo in tempo!

A me piacciono le case incasinate.
15 dicembre 2011

Quelle in cui ci sono un milione di libri messi male e impolverati alle pareti, sui mobili e per terra, i tavoli ancora apparecchiati ma solo all’orlo, con la tovaglia piegata a metà ed il cestino della frutta rimasto lì in mezzo, con le noci le mandorle e i mandarini. Anche le bucce dei mandarini sulla tovaglia, al limite. Mi piace se c’è la lavastoviglie aperta perché è da lì che prendi i piatti anche quando sono puliti. Mi piace se il portatile è per terra, il telecomando nemmeno si trova, le ciabatte sono in mezzo al passo, nel vaso ci sono i fiori anche se qualcuno è già appassito. Mi piacciono i fogli di giornale strappati messi da parte da conservare, le bottiglie d’acqua a metà disseminate, il barattolo di nutella sopra al comodino, e la tavola da stiro in mezzo alla sala con una semimontagna di panni sopra. Mi piace la borsa appoggiata all’ingresso, lo svuotatasche vuoto ed il portaombrelli con dentro le candele. Mi piacciono i cd senza custodia a testa in giù. Le coperte dell’ikea a fantasia sul divano e la cuccia del cane all’angolo. Mi piace entrare in una casa così, perché ci respiro vita e calore dentro. Perché chi ci abita ha la testa zeppa di idee ed il cuore appassionato e vede i colori anche quando si trova momentaneamente sprofondato in un buco nero senza uscita e vorrebbe tanto, ma tanto tanto tanto, essere uno con la casa in ordine e le idee pure. E,  fortunatamente, non lo è.

O forse è solo perché mi sento a casa- ed a casa mia, se c’è ordine, o ho appena capito di aver bisogno di una svolta oppure ho appena avuto un forte stress da smaltire. Altrimenti mambo!!!

Ah scarpari, nfami, a nvedi questi, è tornata la rubbentus!
14 dicembre 2011

Lo stadio è il posto migliore del mondo per fare pratica con il relativismo. Da nessuna altra parte tocchi con mano quanto la predisposizione a vedere qualcosa te la faccia in realtà vedere e quanto l’essere convinto di qualcosa ti porti ad interpretare tutto ciò che capita sotto quella luce lì. Perché in definitiva lì sugli spalti nessuno ha la versione corretta della faccenda, non c’è il cronista che dà la versione sua ed il replay che conferma. Quindi decidi tu, proprio come quando vivi. E ti risulta estremamente chiaro il fatto che gli occhi ed il cervello sono organi completamente inutili di fronte alla pancia, che l’ombelico pare superfluo ed invece regna sovrano su tutto il resto. E che, in definitiva, niente può la realtà, nemmeno la più schiacciante, quando tu sai già dove vuoi arrivare.  Arbitro cornuto!

Se il tuo spirito tende verso l’obiettivo, l’obiettivo inizia a muoversi verso di te.
8 dicembre 2011

È bastata questa frase di Goethe per conquistarmi definitivamente. Ho dei dubbi, ma la reputo una cosa piuttosto normale, non sono una che si beve le cose così come sono, nemmeno l’acqua me la bevo così, senza farmi domande. Non credo che diventerò mai quella che ad ogni problema risponde con un gosho, e ad ogni richiesta di aiuto fa scattare il tentativo di conversione. Non credo che rinuncerò mai alla mia parte razionale in cambio dell’affidamento più totale a dei principi precostituiti. Non credo che si possa fare e non credo che sia questo che mi si chieda. Credo solo che  avrò un’arma in più, per tornare ai modi che voglio che condivido e qualcuno ha utilizzato e teorizzato ed usato prima di me, tutte le volte in cui la vita mi porterà fuori da quella strada, che era già la mia strada. Credo che mi aiuterà a non dimenticare ciò che mentre sono presa dal vivere non è facile tenere a mente: credere in me, sempre, a prescindere da qualsiasi errore io possa aver fatto e possa comunque essere sempre in tempo a fare! Non identificare la realizzazione di qualcosa con la felicità: la felicità dipende da me e da nessun altra circostanza al di fuori di me. La gioia per la realizzazione di qualcosa, così come l’immensa sofferenza di perderla, sono stati emotivi transitori, destinati comunque a passare, niente da prendere davvero sul serio! Non esiste nessun metodo al mondo per evitare di soffrire, per evitare che questa vita sia dura come certe volte sa essere: se mi si promettesse questo, scapperei a gambe levate. Non è la magia che cerco, ma un percorso introspettivo, se vogliamo usare una parola cool ‘spirituale’, che prima di trovare le risposte trovi le domande dentro di me. Esiste un metodo per fare tesoro delle sofferenze, viverle, trasformarle in preziosissime occasioni di forza, di miglioramento, di rinascita. Ed il metodo consiste nel guardarle, le difficoltà, con gli occhi di una persona ‘felice’ e consapevole di sè, del proprio posto nel mondo, del proprio essere tutt’uno con l’universo. Non che d’improvviso tutto diventi facile, nessuno ti regala niente, nemmeno in mezzo a questa gabbia di spostati! Ma dipende da me, tutti gli effetti che la vita manifesta dipendono dalle cause che io metto, quì, adesso. Dalla determinazione che ci metto dentro e dalla certezza che ho di farcela. Da quanto ci credo, da quanto voglio, da quanto mi impegno, da quanto sono disposta a mettere in gioco. Che è lo spirito dell’offerta alla mia vita. Mi torna indietro sempre, assolutamente, quello che dò, se mi dò briciole lo specchio mi rende briciole, e questo è quanto. Il resto, come in qualsiasi decisione importante, è vada come vada. In tutto questo, non è scomparsa la mia leggerezza ed il mio essere schiava dell’ironia!

Attenzione Gemella in agguato.
7 dicembre 2011

Il post quì sotto proprio non ci voleva. Cioè uno sta giorni giorni e giorni  quì a farsi autoterapia, metabolizzare le emozioni, ricamare i pensieri, addomesticarli, renderli pensabili, e poi arriva la gemella terminator ed in mezz’ora di follia travolge tutto. Mette i puntini sulle i, sta suggerendo lei da dietro qualche angolo di me dove si è nascosta adesso, che ho ripreso il controllo e lo sa che se la scovo le faccio un cazziatone che rimane mortificata fino a domani. Adesso non si fa trovare, ma lo stesso non molla. La conosco non mi è nuova, sta sempre a rompere con la sua storia dei risultati, li vedi i tuoi modi civili a cosa portano in questo mondo? prima cornuta e poi pure bastonata! Quando hanno inventato il proverbio pensavano precisamente a te, idiota, che fai passare da idiota pure me che io idiota non sono. Ma fattela finita, che palle, sembri lei e mi hai contaminato il blog con queste tue alzate di ingegno. A me non importa niente di tutte queste cose, vincere perdere o pareggiare. Cosa importa chi ha ragione e chi ha torto quando si calpesta un fiore, diceva qualcuno! Beh se non ti importasse non avresti delirato tutto il giorno ieri, non saresti andata in giro a vuoto con la pressione a tutto e lo sguardo truce.
E ci credo, ci sono dei giorni in cui mi alzo e non mi resta che arrendermi  all’evidenza che l’armatura ha nottetempo preso il posto del pigiama a pois, e che lei, la guerrigliera si è svegliata prima, ha caricato le armi ed ha preso possesso di tutto, dallo sguardo ai pensieri che mi ritrovo lì piegati sopra il letto, tutti in fila, logici, schematici, prigionieri, con le conclusioni firmate infondo come  dichiarazioni di guerra in piena regola. Apro gli occhi e mi sembra emergenza piena, ed in emergenza si sa, i principi vanno messi da parte e la saggezza fa fatica. Perché sennò nei tempi di crisi dovrebbe uscire sempre il peggio, di ognuno? Guardate pure fuori di me, guardate come sbraita la gente, come sgomita, come avvelena l’aria. Ci vuole un pò perché la mia parte ragionevole si riprenda e ammorbidisca le posizioni, chi ha più giudizio lo dimostri, basta calpestare fiori.
”Qualsiasi guerra, specie se ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo” diceva oriana fallaci prima di indossare la mimetica pure lei. Cercherò di farvelo capire con le buone, ancora una volta, finché ce la farò. Ma occhio, che la gemella è in agguato!

Se tutto è cominciato in Grecia, ti posso rassicurare: l’inizio gli è piaciuto proprio un bel pò!
6 dicembre 2011

Ad essere sinceri BALDRACCA è molto più terapeutico di un elegante silenzio. Cioè l’elegante silenzio, è vero, come d’altronde dice la parola stessa, è più elegante. Ma baldracca non lo so, baldracca c’ha tutto un modo suo di muovere la lingua che quando l’hai finito di dire senti lo stomaco come più rilassato, i muscoli del viso distesi, le spalle morbide. È quasi come una lezione di yoga. Sarà che è onomatopeico, proprio un bel suono, sentite quà, BAL-DRA-CCA. Una poesia! E poi mica alla gente gli puoi togliere i titoli perché tu sei elegante. Se una è BALDRACCA è BALDRACCA, essù lo sanno tutti!!!

Ps. Ah se mi sentivi urlare, non stavo esattamente cantando vittoria ;-)))

La ragione in differita
2 dicembre 2011

Un’estensione dell’amore è eterno finché dura è il concetto di ragione in differita.
Ora provo a spiegarmi, perché se non mi concentro un attimo sfugge pure a me che ce l’ho chiaro. È incredibile come sia precaria la formulazione di concetti che hai così chiari e radicati dentro che a volte nemmeno ce li sai, e non li formuli perché ti sembrano scontati, come che ne so, il fatto che la terra sia tonda anche se quando la guardi non lo diresti mai. Insomma.
Il fatto è che quando in uno scontro più o meno animato di opinioni e posizioni credi con assoluta certezza di aver ragione, e pur avendo cercato di considerare, arrovellandoti le meningi, le posizioni di tutti giungi alla conclusione che c’è un errore di premessa nei sillogismi degli altri che porta miseramente al naufragio le loro conclusioni, e però li vedi, gli altri, tutti imbellettati dentro quelle verità messe in piega che sai spariranno con la prima giornata di umidità, ecco, in quel momento, non avendo altro da fare o meglio da poter fare, ti consoli in maniera definitiva con il fatto che poi ve ne accorgerete che avevo ragione io, e non prendetevela con me se sarà troppo tardi perché io avvertirvi vi avevo avvertito. Uff, è spiegato male?
Insomma, tutto questo intreccio per dire che quella consolazione vale solo nel momento in cui ti piacerebbe che ti capissero ed invece niente, che quando sei fuori da quel confronto la ragione che poi ti viene data ti dà la stessa soddisfazione del terzo maritozzo con mascarpone nutella e panna consecutivo: inesistente. Un pò stomachevole. A tratti fastidiosa. Certo superflua. Con un retrogusto quasi amaro ed addirittura un fondo inaspettato di colpa. Ma perché c’avevo ragione??!Non potevo semplicemente essermi sbagliata io??!
insomma, la ragione te la devi prendere in diretta, perché quella in differita è buona solo come prospettiva,  essendo completamente inutile  come realtà.
Porca miseria!