Archive for febbraio 2011

DISAMISTADE
26 febbraio 2011

Il dolore degli altri è dolore a metà.

Solo che quando vedo tua sorella, il mio intero che a volte mi è insopportabile, mi diventa piccolo piccolo, perchè sento la sua metà, e mi schiaccia. La moltiplico per due, e mi chiedo, costantemente, come fa.

Che poi non è che lo dia a vedere.
Ha quella calma che mi sa che è genetica, perchè è proprio la tua calma.

E’ per questo che lo sento di più, ho questa cosa io che le emozioni non mostrate mi sembrano più vere. Sarà perchè è molto simile a come vivo io, che quei sorrisi mi sanno di disperazione. Boh.

Perchè cazzo hai preso quella moto, perchè cazzo non ti ho voluto a fare colazione, perchè perchè perchè?

No, non mi fa bene uscire con tua sorella. Non mi fa per niente bene!

Annunci

COME VOLEVASI DIMOSTRARE
25 febbraio 2011

Stamattina mi sono alzata con un dettaglio in mente.

Una scena rivissuta un milione di volte e più nella mia testa, una scena alla quale ho pensato ininterrottamente per un tempo infinito, una scena di cui pensavo di conoscere tutto tutto tutto, dalle sfumature più impercettibili agli errori più grossolani. Una scena che avrei potuto recitare a memoria, distanze spostamenti motivazioni e micropensieri compresi, emozione per emozione. Una scena di forte impatto teatrale, una scena improvvisata, mai provata ma istintivamente ben costruita e strutturata, con un apice di emozioni e pure di ridicole posizioni. Una interazione forte di sentimenti contrastanti condensati insieme, sudati ma non studiati, determinati eppure fragili, inversamente attenti, inversamente interpretati, fortemente vissuti ed irrimediabilmente voluti, veri ma costantemente sull’orlo della verità del loro contrario. Un capolavoro candidato all’oscar, se vogliamo, con un retrogusto incompiuto però, che più la rivedevo e più mi lasciava incerta nel giudizio, in bilico tra diverse disperate emozioni, come il film di ieri. Qualcosa mi sfuggiva, e non capivo cos’era, e più la rivivevo più il tempo si confondeva, più i contorni diventavano cadenzati, le parole rimbombavano, ed il sentire si dilatava come alla moviola, come la voce da uno stereo con le pile scariche, come a voler riempire il vuoto caduto in quello squarcio.

Poi era sparita, dissolta nella trasparenza atemporale dei ricordi, scivolata nel palcoscenico incurante della vita, evaporata senza rumore nè volontà, ma senza il sollievo del CVD.

Fino a che ieri l’ufficio delle entrate mi ha costretta inesorabilmente a mettere mano ai corrispettivi estivi giorno per giorno, alla ricerca dell’errore di 125,75 euro che loro prendono come una cosa serissima, e che forse anche io dovrei (ma non potevo evitare di ridere sotto i baffi al solo pensiero degli errori che non hanno idea avrebbero potuto veramente trovare e che solo per caso, e per puro culo, non ho commesso!). Un lavoro certosino che, lasciando perdere le considerazioni socio-politiche che pure mi verrebbero spontanee (rilassatevi, non siete in guerra e non state salvando la patria o sgominando una cosca mafiosa!) e quelle scientifiche sull’autosufficienza del cervello nel compimento di mansioni standardizzate (ho una teoria inoppugnabile su questo argomento!), mi ha mescolato addosso ricordi spaventosamente nitidi su ciò che facevo, dove ero, che pensavo, che mi aspettavo, come sentivo, chi e in che modo maniacale stavo torturando nel momento preciso in cui scrivevo la maggior parte delle chiusure! Cosa che a dispetto di quanto mi aspettassi mi rendeva stranamente e particolarmente ilare nonostante quelle facce da schiaffi in divisa che mi ingombravano (e continuano ad ingombrarmi) il campo visivo!

Credo che sia un pò per tutto questo che stamattina mi sono svegliata poi con la precisione del dettaglio che mancava in quella scena e che solo il pubblico (da fuori) avrebbe potuto notare. Dovevo solo prestare più attenzione alla colonna sonora!

Povero agghiacciante e anche un pò schifoso (ma, anche, consolante) CVD!

http://www.youtube.com/watch?v=DUMNw3QGd8U
24 febbraio 2011

E comunque, a parte che non riesco più a caricare i video e non ho capito perchè, tra i sogni assurdi di stanotte c’ero io che facevo kite surf e che avevo inventato un congegno tipo skylift per andare in acqua con lo slittino da neve (quello rosso di quando ero piccola), che però non potevo provarlo perchè ci voleva l’acqua calma ed invece il mare era mossissimo, e poi guardavo i freni, quelle leve laterali con le maniglie gialle, e non riuscivo a capire il fenomeno fisico in base al quale funzionassero.
Insomma, un pò un intreccio, ma il punto fondamentale era che mentre facevo tutti questi giochi acquatici c’era uno squalo enorme che si aggirava nei paraggi, che io lo sapevo che c’era ma volevo fare finta di niente ed ogni volta sfidavo la sorte.
Poi alcuni pescatori mi hanno caricata per forza in una barca piccolina che però si era spenta in mezzo alle onde e per fortuna che io avevo i cavetti, anche se per farla ripartire mi sono dovuta buttare in mare sotto al motore con quel coso che mi girava intorno e con la preoccupazione che magari con l’acqua i cavetti potevano andare in corto circuito. Però in qualche modo ce l’ho fatta e questi marinai che parlavano una strana lingua che non capivo mi hanno insegnato come catturarlo con la canna da pesca e trascinarlo a riva. Una volta spiaggiato si è scopeto che non era uno squalo ma un gorilla gigante con un triangolo sulla schiena. Sembrava simpatico ed io mi facevo mille scrupoli per ucciderlo, ma lui nel frattempo si è mangiato un sacco di signore ciccione che stavano a prendere il sole, ed alla fine si sono salvati solo quelli che stavano in acqua. Insomma a raccontarlo non pare ma l’atmosfera era proprio drammatica!

Il bello è che poi stamattina la macchina non partiva più, e ci ha aiutate un signore con i cavetti che parlava una lingua strana…e adesso apro il sito di repubblica e trovo questo video…mah!

cigno bianco o cigno nero?
24 febbraio 2011

Le prime parole che ho detto appena uscita dalla sala sono state “c’era un motivo se mi sono sempre rifiutata di uscire con te!”. “ma veramente non t’è piaciuto?” “Mamma mia figlio, una tensione!”.

In effetti se mi fosse piaciuto o no non lo sapevo, e non lo so ancora, ma di certo indifferente non mi aveva lasciata.
Sono tornata a casa stranita, ma stanca morta e quindi intenzionata a dormire.
Poi però ho fatto sogni assurdi, mi sono svegliata più volte completamente sudata, mi sono girata e rigirata e sono stata costretta ad ammettere che la faccia di quell’attrice fenomenale di cui non mi ricorderò mai il nome ma che di certo prenderà l’oscar ce l’ho un pò impressa in testa, e quel regista che ha già fatto un film che mi è piaciuto e che però non mi ricordo è bravissimo, nonostante il mal di mare che un pò provoca e che lì per lì ti viene da detestare.

Nonostante tutto ciò, non ho ancora capito se è un capolavoro o un’esagerazione, se è un film delicato nonostante l’horror, o se è un film horror nonostante la delicatezzza.
Se è pieno di luce o pieno di ombre.
Se è un’analisi introspettiva arguta e struggente, o se è uno scavare interiore banale e troppo spettacolarizzato.
Non ho ancora capito se tutto quel sangue serviva davvero, se le scene che non ho guardato erano per di più, o erano invece necessarie perchè il male, quando entra dentro, lo devi proprio guardare dritto in faccia e non puoi solo immaginarlo, avere una vaga idea che c’è.
Non so se è stata più la bellezza o il dolore ad avermi morbosamente attratta, l’erotismo forte ed ostentato o il pudore che però è passione dolorosamente trattenuta.
Non so se mi ha lasciato un senso di liberazione o di sofferenza estrema.
Non lo so.
Però so che stamattina ho visto Adele (bellissima e piccolissima!) e mi sono sentita bene, ed il mio stomaco pure stava ok.
Ho avuto come la banale intuizione che il cigno nero c’è, un pò meno trash ma non meno doloroso, anche in me (oltre che nella mia macchina!). E che il saperlo lì è qualcosa in più e non qualcosa in meno.

E poi Vincent Cassel…!!!

L’ALTRO LATO DELLA MEDAGLIA!
23 febbraio 2011

Belle notizie:

Ieri sera ho visto Fassino: è ancora vivo!

Prodi è italiano!

L’africa si è svegliata!

Cattive notizie:

Oppure era il fantasma,di Fassino?!

Il professore è in pensione!

L’africa si è svegliata,e da noi se ne occupano FRATTINI e BERLUSCONI…

E porca paletta!

PROGETTO GABON AVANTI TUTTA?
22 febbraio 2011

E’ forte questa cosa, che passano i mesi e tu sei stremata ma sai che non te ne andrai, non scapperai, non abbandonerai la barca. Sai che devi tenere forte il timone, e pensare solo a portarti in salvo: le onde, le correnti contrarie, il vento forte, le trombe d’aria, il freddo, i fulmini, gli uragani, gli squali e gli avvoltoi. Tutto in faccia.

Poi arriva il punto in cui il mare si calma, il vento si placa, una palla di fuoco compare all’orizzonte e tu sai che, adesso si, puoi andare. Mentre ormeggi, ammaini i brandelli di vela, respiri e scendi a terra, sai che non stai scappando, sai che adesso approderai non naufraga, con in mano la bandiera della libertà.

Ecco, intanto è bello che la tempesta sia passata.

Poi è bello che hai preso appuntamento col notaio per disfarti degli averi troppo pesanti e troppo poco portatili, è bello che hai preparato gli amici, anche quelli un pò più amici che ti mancheranno di più, è bello che hai già una parte dei soldi in tasca.

E’ forte che proprio quando il progetto è pronto e pieno di vita e di emozione, proprio lì dove c’era la tempesta, lì dove provavano ad ucciderti, lì dove ti scappava di scappare, adesso distesa in un’amaca tra due alberi maestri guardi il cielo stellato e ti domandi, incerta, perchè tutto sembra chiederti, invece, di restare.

E’ forte che adesso non c’è niente che tu debba per forza fare per portarti in salvo. E’ bello che hai resistito e che dove non c’erano possibilità ora ci sia il tempo almeno di pensarci.

E’ bello avere questi problemi. E’ bello avere questi pensieri quà!

SIMPOSIO!
21 febbraio 2011

Benigni potrebbe essere il mio discrimine: non mi piace, non lo stimo particolarmente, mi annoia (???), è comunista, è brutto, è antipatico (!), è palloso (£), è monotematico (?!), non lo conosco (^), insomma…potrei smettere tranquillamente e senza rimorso alcuno non solo di parlare, di salutare, di considerare, ma proprio di TOLLERARE LA VISTA di chiunque pronunci o anche solo formuli pensieri del genere!

Eh si, è la verità, sono un’assolutista intransigente dispotica e classista, contraria non solo al dibattito ma proprio alla sopravvivenza fisica di portatori di opinioni diverse dalle mie convinzioni. Non sono tante, le mie convinzioni, le mie sicurezze, le mie passioni, e mi sforzo pure di essere più tollerante…ma veramente dovrei imparare a perdere tempo, a discutere, ed argomentare e provare a condividere con chi non solo la pensa ma “sente” TANTO diversamente da me?veramente dovrei imparare a capire, a non condannare a priori?
Dovrei, ok. Si lo so, non fa una piega. Sulla carta dei “come si deve essere” non si discute: sbaglio. Però io, NON GLIELA POSSO FA’! E’ oh, è più forte di me, io a quella là che diceva “mamma mia che schifo, che ridicolo benigni, ha rovinato il FESTIVAL” ecco…io a quella lì ieri le avrei sparato da lontano, così, un colpo secco, come in un film di Tarantino: mi giro, le sparo, e mi rigiro come niente fosse. Qualcuno entra e porta via il cadavere come niente fosse. Poi entrano a fare le pulizie, come niente fosse, che la vista del sangue un pò mi disgusta. E niente la serata va avanti tranquilla senza pensarci più!
Lo so lo so, faccio pensieri insani. Però poi non uccido nessuno, sopporto la vista, mi limito a fare la faccia schifita, mi intristisco, mi ammutolisco e lascio stare Tarantino. Non basta come sforzo?!dovrei pure parlarle, essere socievole, non disprezzarla o per lo meno fingere di non farlo?!

Vorrei essere sempre un pò migliore, ma questo non chiedetemelo. Conosco i miei limiti, soprattutto quelli invalicabili!

ps. e comunque questo post era nato per parlare di altro:
Errata corrige: Platone, se fossi un filosofo sarei Platone!

così parlò zarathustra!
19 febbraio 2011

se fossi americana sarei democratica (essì)
se fossi inglese sarei (scetticamente) laburista
se fossi italiana sarei incazzata (nera)

se fossi un filosofo sarei Nietszche
se fossi la cioccolata sarei buona (tipo Nutella)
se fossi uno scienziato sarei Galileo Galilei (e pur si muove!)
se fossi donna sarei una zoccola (così dicono gli uomini!)

se fossi islamica sarei (molto) fondamentalista
se fossi una bistecca sarei tenera
se fossi un libro sarei il lupo della steppa (dissertazione)
se fossi un film sarei girato (ciak)
se fossi un animale sarei una balena (evidentemente)
se fossi dio sarei Giorgio Gaber (e se fossi foco Cecco Angiolieri)

se fossi uno sport sarei (almeno) muscoloso
se fossi un orologio sarei (puntualmente) indietro
se fossi Benigni sarei (delicatamente) avanti

se fossi Benigni sarei un mare di cultura
se fossi Benigni sarei genio
se fossi Benigni sarei poesia
se fossi Benigni sarei amore
se fossi Benigni sarei passione
se fossi Benigni sarei fantasia
se fossi Benigni sarei orgogliosa di essere Benigni (se fossi quella che si è seduta vicino a me mentre guardavo Benigni sarei una povera scema – se fossi una che oggi critica l’ingaggio di Benigni sarei tanto povera!)
se fossi la Bindi sarei il nuovo premier (Dio volesse!)
se fossi Berlusconi sarei (un vecchio bavoso) da studiare bene

se fossi un caffè starei sveglia
se fossi marzo sarei tra un pò
se fossi un continente sarei (la mia) Africa
se fossi una mela sarei (semi) biologica

-se fossi mio fratello sarei una rottura di coglioni (hai finito di suonare?!)-

se fossi me sarei (quasi) (soprattutto) (positivamente) impressionata!
e (però) (usualmente) di fretta
anche se (abbondantemente) pronta
ma (un pò) spettinata!

www.youtube.com/watch?v=85jIzmHzwos
18 febbraio 2011

non so veramente aggiungere altro.

il vecchio e il topo (e la pensione sunrise!)
17 febbraio 2011

Potevamo convivere, daltronde il mare è un pò casa loro, e se si limitavano a circolare lì intorno, beh io non avrei mai iniziato una guerra. Ma loro si ostinavano a bucare i tubi, e tutte le volte il locale si allagava e toccava ricominciare da capo.

Ho comprato le esche a malincuore. Non le trappole, che per carità di Dio poi trovarli lì, ma il “grano rosso”. Loro lo mangiano, perchè c’è qualcosa dentro che li attira, e poi se ne vanno a morire da un’altra parte, garantito, è l’istinto. Quello della ferramenta si è pure allargato a dire che hanno una comunità molto unita e avanzata, i topi, e quindi quasi da subito diffondono la voce che quello, il locale mio, è un posto in cui si mangia male, il cibo ti avvelena! Ed in men che non si dica non vengono più. Noi sputtanati a vita, ma derattizzati! Quindi in pratica il grano rosso serve per ammazzare le prime due tre cavie, golose e chiacchierone, suvvia gente di Paese. A me sarebbero rimasti pochi morti sulla coscienza, e non avrei nemmeno dovuto vederli. Mi sembrava una soluzione ragionevole.

Mi sento sempre un’assassina, come con le formiche, però la vita è dura, si sà campare non è roba per femminuccie.

Così sono settimane che metto il grano rosso, e sono settimane che non ne ritrovo nemmeno in pezzetto. Saranno topi evoluti, gente che ha casa al mare ma viene dalla città e non ha il gusto delle maldicenze; oppure sono topi stronzi, che approfittano di me per fare fuori tutti quelli che gli stanno sulle palle, và là che si mangia bene! Oppure sarà che lì sotto è proprio pieno pieno, forse il mio adorato architetto ha proprio progettato quello spazio per loro, ha organizzato una pensione condominiale, e come in tutti i condomini che si rispettino c’è qualche difetto di comunicazione. Fatto stà, che si sono mangiati un’infinità di esche, e quindi, con buona pace del “ferramentista?”, avrò sulla coscienza ad occhio e croce una cinquantina di vittime. Che poi si sono vendicati, e quale miglior vendetta che lasciarsi trovare oggi CADAVERI lì, sul pavimento, piccolini, teneri (non quei mostri che almeno mi sarei aspettata) stroncati nell’atto pudico di rosicchiare il veleno? Che cosa veramente orribile.

Inoltre, a completare il quadro della mattinata, ho chiamato ad aiutarmi per la rimozione delle salme quel vecchietto carino che sta sempre nei paraggi, quello che dicevo avesse un cuore grande perchè si era occupato di intercedere con me per un ragazzo extracomunitario che moriva di freddo, che ormai vive in pianta stabile nelle mie cabine, con il lettino da me fornito, con i miei piumoni, e al quale, pur senza mai averlo visto in faccia, è tutto l’inverno che faccio le pulizie. Il tutto di nascosto da tutti, che se lo scopre anche solo mio fratello lasciamo perdere! Ecco, il vecchietto è venuto ad aiutarmi, solerte. Daltronde ha un cuore grande! Poi se n’è andato, e mentre io disinfettavo lui, il ragazzo di colore, è entrato, facendomi dapprima prendere un mezzo infarto (non perchè sia di colore ma perchè è un energumeno che non ho capito come fa, a dormire sul lettino!), e poi, presentatosi come l’inquilino delle cabine, mi ha ringraziato tanto di farlo dormire con “così pochi soldi”. Soldi? hai capito il vecchietto dal cuore grande!
Chiaramente, l’ho aspettato al varco, incredula e soprattutto incerta sul da farsi. Ma è stato facile, non c’è nessun da farsi: alla mia domanda scioccata e accusatrice ha risposto “io sono più povero di lui, lui non muore di freddo e io non muoio di fame, non sono cazzi tuoi a meno che i soldi non vuoi darmeli tu…”
Ah ecco.
Cuore grande e spirito imprenditoriale ancora di più, mi sembra proprio che non faccia una piega!

AFFARE FATTO
16 febbraio 2011

La gemella non mi fa dormire,ogni due minuti mi tocca accompagnarla a vomitare…ma sono le tre e non ho nessuna intenzione di assecondarla fino all’alba…l’ho capita già,appena ha iniziato,appena tornata a casa.Le stesse motivazioni ed ha già piantato una grana simile.Stavolta non mi faccio fregare,stavolta non le permetto di rovinarmi la poesia del momento,la sua bellezza,la tenerezza,la commozione.Stavolta mi vesto ed esco a fare due passi,che se ne stia calma e rilassata,che la smetta di mettersi sempre in mezzo con il suo banalissimo trauma.Adesso basta, sono arci stufa di lei,e poi se ha qualcosa che non va,che parli,invece di nascondersi dietro un improbabile virus e torturarmi l’esistenza e lo stomaco nel tentativo di buttare fuori tutto fino all’anima.Se parlasse glielo spiegherei,che tanto è inutile so cos’ha,e poi l’anima rimane,tanti sforzi per niente!Certe ferite non si curano,mi sembra evidente,però si possono addomesticare,e mi sembra il momento perfetto.Per esempio mi sembra che già sia passata una buona mezz’oretta,forse si è addormentata!…saranno mesi belli,gemella, lasciameli vivere in grazia di dio,e ti prometto che in cambio non farò finta di niente e mi prenderò cura di te…affare fatto?

CURRE CURRE GUAGLIò…
15 febbraio 2011

Silviè, si mette pagliosa…che ti devo dire, se vuoi ti porto con me!

W LE FACCE DA CAZZO!
14 febbraio 2011

Roma, 13 feb. – (Adnkronos) – “Il primo ministro, il governo e la maggioranza lavorano per il Paese, per agganciare e irrobustire la ripresa economica nell’interesse delle famiglie e delle imprese, per garantire continuita’ alla legislatura, caratterizzando i prossimi due anni nel senso di un’accelerazione del processo riformatore e di modernizzazione”. Lo dice Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.
“Contro tutto questo, le forze di minoranza, sconfitte sia nelle urne che nelle aule parlamentari, alimentano un’aggressione politica e mediatica senza precedenti, nella speranza di una spallata che le porti al potere nonostante la loro mancanza di consenso -prosegue Capezzone-. Sono queste forze destabilizzanti, politiche ed editoriali, che devono fermarsi e voltare pagina”.

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA
HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAAHA

Si può dire e fare tutto, basta avere la faccia da cazzo (Ed è pieno di facce da cazzo in giro!)

il momento è triste, la situazione è delicata, le facce da cazzo hanno il consenso popolare, non so più nemmeno se le raccontano a noi o se proprio SE’ le raccontano (e ci credono loro stessi!)…ma comunque sia io non mi so più frenare, ormai mi sbellico dalle risate!

MA VAFFANCULO VA!

FORZA!
13 febbraio 2011

Donne, ma anche uomini.
Tante, tanti, tantissimi.
C’è un mare di gente che non fa mai notizia, ma c’è.
Ho visto sorrisi, occhi, mani, pensieri.
Abbiamo una speranza, non è tutto perso.
Aggrappiamoci forte, e andiamo avanti.
Ce la facciamo.
Ha detto la Gelmini che siamo radical chic!
Grazie Gelmini.
E grazie Premier, ci voleva la tua melma per farci tirar fuori la voce.

Forza Noi!
(e adesso forza Juve!)

metabolizzando (fase 1)
13 febbraio 2011

Questa è la cosa brutta della morte, non poter dire quello che avevi da dire alla persona che non c’è più, e doversi inventare tutti questi stratagemmi per convincersi che invece non è tardi, che in qualche modo le cose che vogliamo possiamo ancora dirgliele, fargliele arrivare.

Ma Rob, da bravo razionalista, ci ha dimostrato anche questo.

Mi ha inviato quella cavolo di mail di non piangere, di pensarlo come l’ho sempre pensato, di ridere delle cose che ci facevano ridere, di non assumere un’aria solenne o triste. Ma, se la leggi bene quella mail, quella poesia, non c’è scritto “parla ancora CON me” ma “parla DI me”. Che un pò è diverso.

Poi, in quei sei mesi in cui il corpo c’era, ed il resto chissà, ci ha costretti a pensare “chissà se mi sente” “chissà se mi capisce” “chissà se non gli arriva il suono però magari gli arriva il cuore, l’anima”. Ecco, e quello è stato il suo periodo di esercitazione alla morte, la sua dimostrazione scientifica, il nostro periodo di apprendimento. Perchè, lui lo penserebbe “se non ne ero certa lì, che mi sentiva, perchè dovrei esserlo adesso?”:
Se in quei giorni cercavo conferme nel corpo “credi che mi abbia sentita?ha mosso impercettibilmente il labbro” “secondo me mi ha sentita, ha aperto gli occhi”…perchè adesso dovrei invece essere sicura che mi sente, solo perchè non ho più un corpo da interrogare, da studiare, da controllare? E perchè allora non dovrebbero “sentirci” pure quelli che sono vivi e con i quali, per un motivo o per l’altro, abbiamo sospeso le attività sensoriali? Perchè ci sarebbero tutti questi asti, questi fraintendimenti, queste ostilità, se l’uomo fosse davvero dotato di quel “che” di soprannaturale che va al di là? Perchè uno diventa la versione portatile di se stesso, una volta morto, e solo perchè non ha più la pesantezza del corpo decidiamo che ce lo possiamo portare dentro quanto ci pare e piace, e possiamo parlarci, dirgli le cose, lamentarci con lui, piangere, condividere le gioie, proprio quando ci pare a noi, a nostro indistinto e unilaterale bisogno?

E’ lui che me l’ha dimostrato, inutile che mi illudo. Il soffio della vita che c’è dentro il corpo, quella cosa miracolosa che ci rende quello che siamo, se ne va, e quella è la morte. A volte lascia il corpo in ostaggio, molto spesso no. Ed una volta che se n’è andata, se n’è andata. Finchè c’è ci possiamo esprimere, o meglio ci possiamo provare. Dopodichè ciccia. Fine del percorso, arrivederci e grazie.

Chi rimane ha così tanto bisogno di credere in un senso, chi rimane è così tanto impaurito, in definitiva, che cerca consolazioni, segni, coincidenze, armonie dell’universo. E le trova, perchè finchè sei vivo devi credere, e la mente è potentissima a creare le risposte, gli scudi, i filtri agli occhi per andare avanti. Anch’io le trovo: sinceramente mi mandi un sacco di segni, Rob.

Ed io ci ho sempre creduto. Avevo sempre creduto ad un senso al di là della realtà, della materialità, della fisicità. E’ così che superavo la paura. Poi sei arrivato tu…e la fredda mente matematica ha preso il sopravvento. I segni sono Sarà stato che tu eri così, un chimico cinico e agnostico, o sarà che sei arrivato, con questa tua morte assurda, nel momento sbagliato, ma io un senso non lo trovo, e anche se la notte mi illudo, e scendo pure a patti con il “tempo” per addormentarmi, il pensiero che tu ci sia non viene mai a consolarmi, perchè non ci sei, ahivoglia che ci giro intorno…Stop.

L’unico modo in cui continui ad esserci per davvero, è attraverso quello che sei stato, quello che hai vissuto e condiviso. Quello che hai lasciato. I ricordi di chi rimane, le sensazioni che provocano quei ricordi, la tua facciona che viene in mente ogni volta che si respira una certa aria, che si formula un pensiero. Quelle sensazioni e situazioni emotive che ti riportano sempre ed immancabilmente ad una persona…Vivi ancora solo così, per questo cancellare i ricordi è sempre un pò uccidere…

Invio messaggio
13 febbraio 2011

Scusi, Tempo, Le volevo dire…mi scusi se La disturbo, lo so, lo so che Lei è un autorità e non ha Tempo da perdere…ma io ho una richiesta da farLe, e se Lei ha un cuore mi accontenterà…
non è che Lei per caso potrebbe tornare indietro di un pò…solo un pò…
no ma cosa ha capito…non farei mai una richiesta del genere…non mi faccia così vigliacca…no…io La disturbo solo per una cosa…stasera volevo dire al mio amico Roberto che ha avuto di nuovo ragione. Anche da lì, dal vasetto.
Io viva e lui morto, ed ha ragione lui. Roba da non credere.
Ma è così, Lei Tempo lo sa che non mento. Glielo volevo dire, perchè so che ci tiene, e perchè è bello che sia così. Lo volevo chiamare ma non mi risponde, in effetti mi manca sempre Suo nipote Tempismo.
Ecco se Lei potesse tornare un pò indietro io gli darei volentieri questa soddisfazione…se solo Lei potesse…
Oppure, per lo meno, glielo faccia arrivare, il messaggio…
Riderà sornione, è normale, è proprio fatto così…sarà soddisfatto…che poi chissà come aveva fatto…
La prego Tempo mi aiuti perchè non so come altro fare…

eh già!
12 febbraio 2011

col cuore che batte più forte, la vita che va e non va,
al diavolo non si vende, si regala!
con l’anima che si pente, mmm metà e metà,
con l’aria col sole, con la rabbia nel cuore
con l’odio l’amore
in quattro parole….

eh già!

ps. se sei Vasco e fai un video così, lo sai che chi ti ha amato ti ama ancora di più, ama il tuo coraggio, lle tue idee, la tua voce, il modo in cui ti muovi, guardi, respiri…e chi non ti ama ti trova un uomo invecchiato triste e ridicolo…ecco, proprio a questo serve l’amore!

eh già!

era tutto alla rovescia, come in un labirinto di specchi?
12 febbraio 2011


Immagino che ci siano tanti mondi quante sono le strade dei bivi. Tu ne scegli una, e l’altra prosegue da sola, nell’altro mondo. O chissà, nel prossimo. Chissà se è in questo che consiste la reincarnazione, percorrere le strade che non abbiamo scelto. Un milione di possibilità, un milione di volte. Ogni volta ricominciare.
Da qualche parte c’è stato un mondo in cui ero ingegnere elettronico, ingegnere chimico, una psicologa. Da qualche parte ho frequentato la scuola forense e non ho litigato con l’ordine, così ho fatto l’esame e sono un avvocato. Da qualche parte sono una missionaria mai tornata dall’India dopo aver preso il tifo nella fogna ed essere stata salvata da un uomo magro con la barba lunga ed una siringa usata. Da qualche parte ho vissuto in Cina e studiato il cinese, e poi ringraziato i miei per avermi obbligato quella strada e me stessa per non essermi ribellata. Da qualche altra ero ancora più matta ed ho abbandonato gli studi per sposarmi giovanissima con un ricco e bellissimo emigrante a New York, che io non amavo ma che amava da sempre la sua italia e quindi me, tantissimo. In quella parte lì avevo intuito fin da subito che l’amore ha mille forme e mille ragioni, e che quello senza ragioni, che io andavo cercando, non era il più puro ma solo il più effimero e doloroso.
Da qualche parte sono morta giovane, in Brasile, sotto un’onda che ho affrontato impreparata e irresponsabile per dover dimostrare a qualcuno di non aver paura di niente. In quel mondo lì poi è stato triste, perchè una mia amica ha dovuto consegnare a mio padre la lettera che le avevo lasciato per lui nel caso mi “succedesse qualcosa”, non per chiedergli scusa di aver fatto tutto a modo mio, ma per dirgli che lo perdonavo e che gli volevo un bene dell’anima, anche se ero scappata via dicendogli quelle cose orribili, che avevo dovuto farlo, perchè così è la vita, e al figlio rimane, ad un certo punto, il penoso compito di uccidere il genitore che non riesce a vederlo staccato da sè, pur nella sua sua totale e indiscutibile buonafede, di dare un taglio netto a quel ruolo per affermare il suo diritto ad esserci, e questo non intacca di una virgola l’amore ed il bene ed i centomilavolte grazie. In quella lettera spiegavo bene questi concetti, e gli spiegavo di non piangere, che se lui stava leggendo era perchè in effetti, questa mia scelta mi aveva fatto male, ma questo non significava affatto che fosse sbagliata, anzi, gli dicevo, qualsiasi altra vita mi aspettasse da quì in poi, anche se più lunga più ricca e più piena, anche se serena come lui l’avrebbe voluta ed immaginata, non sarebbe stata la vita che io volevo, e quindi lui sarebbe dovuto essere molto più triste di così. Chissà se l’ha capito, tutto quello che ho cercato di dirgli in quella vita lì. Chissà se quella lettera l’ha consolato, gli ha permesso di riconoscere e perdonarsi i suoi errori e non sentirsi in colpa come volevo io, o se le sue convinzioni sono state più forti dell’amore, ed allora lui veramente non ha trovato mai pace dietro l’idea che avrebbe dovuto e non ha saputo proteggermi, che avrebbe dovuto impormi la sua volontà, farmi passare, semmai, sul suo cadavere piuttosto che permettermi di fare quella fine. Io lo stimo mio padre, per quello gli ho scritto tutte quelle cose contorte sapendo che avrebbe capito.
Poi ci sono mondi in cui nonostante tutto sono restata, ed altri in cui nonostante tutto è restato lui. Mondi in cui non sono mai tornata indietro, e mondi in cui invece è tornato lui.

Ma io, di mondo, conosco solo questo: quello in cui sono quì, sono viva, innamorata di quel che ho vissuto, quasi brava a ricomporre i pezzi. Quello in cui continuo a scrivere lettere per perdonare agli altri errori che non sanno di aver fatto, per la paura che possano stare male se per caso se ne dovessero accorgere quando io non ci sarò più per perdonarli. Quello in cui ci provo a non cadere, ma sono più brava a rialzarmi che a non perdere l’equilibrio. Quello in cui è impossibile non chiedersi se non si fosse potuto fare un pò meglio fin dal principio, e quello in cui so che la risposta è sempre si nella vita di ognuno, ma che molto spesso è inutile chiederselo. Quello in cui tutte le strade sono giuste se mi hanno portata fin quì, e quello in cui lo sguardo, l’unico possibile, è avanti.

Ecco forse i bivi non sono bivi. Forse sembrano scelte ma non lo sono. Forse esiste solo una strada, e lì in mezzo c’è uno specchio che finge soltanto di raddoppiarti le possibilità, per lasciarti l’illusione di aver scelto. Forse ognuno di noi sceglie quello che è, e quello che è ha una sola strada. Forse la scelta è solo a monte, e poi la vita, semplicemente, va. L’altra strada, quella che credi di non aver preso, è la tua riflessa dal punto di vista perfettamente simmetrico al tuo, uguale e contrario. Sembra alla rovescia, ma è solo perchè la stai guardando, è solo finchè non capisci che la vita è lì davanti a te, è fare quel passo in avanti, l’unico che tu possa mai fare.

SEI COME BERLUSCONI…
11 febbraio 2011

Me l’ha detto, non molto tempo fa, un Amico.
Insomma, una persona che definire amico è poco, anche se lo conosco da poco e anche se più di un amico in effetti non è mai stato.
Uno che, certo, non è che mi conosce a memoria, ma forse proprio per questo mi conosce. Forse.
Questo per dire che “tu sei come Berlusconi” non è che me l’abbia detto uno che non sa chi sono, uno che non sa chi è Berlusconi, uno stupido, un superficiale, un provocatore, uno che parla senza cognizione di causa, uno che non mi vuole bene o che me ne vuole con dodicimila sovrastrutture, che nei fatti poi equivale a non volerne. E proprio per questo, queste parole (assurde, infamanti, ridicole!) alla fine tocca prenderle in considerazione, analizzarle, e, perchè no, farci sopra, anche quì, un bel mea culpa, chiaramente dopo aver riattaccato il telefono offesa, e averci messo su un pò di insano silenzio, quel pizzico di mutismo che mi viene quando le cose non mi stanno bene e non mi vanno nè su nè giù, nè digerite nè vomitate, un peso in bilico.

Il senso di questa accusa, tradotto, era “sei un’ASSOLUTISTA”.
Ci ho messo un pò, prima di capire che io, che sono più RELATIVISTA di Eistein, quando si parla di Berlusconi, è vero, perdo il lume della ragione!Non perdo le capacità critiche, ma assumo un atteggiamento aprioristico e oltranzista, preconcetto e inflessibile. Non ascolto le ragioni dell’altro, divento supponente ed al di sopra dell’interlocutore, proprio, è vero, come LUI.
Ora, trattasi di un mea culpa un pò sottile, e come sempre squilibrato, perchè così facendo resto REA anche di fronte agli altrui macroscopici errori, che basta non riconoscerli ed anzi costruirci sopra teorie innocentiste (e ripetersele e sentirsele ripetere allo sfinimento) ed il gioco è fatto.
E’ un mea culpa forzato perchè il mio atteggiamento colpevole muove dalla necessità di rifiutarmi di ascoltare le ragioni di chi dà per presupposta la normalità del non rispetto delle regole; di chi costruisce le sue teorie muovendo da premesse illegali e di religioso culto di una persona; di chi confonde, come diceva Bobbio, demagogia con democrazia, comunismo con statalismo.
Punto.
Dò per assodati questi concetti e non ascolto ragioni…ed hai ragione tu, la coscienza di tutto questo mi fa sentire superiore a chi si affanna a difenderlo; il vedere palesemente la realtà mi rende cieca e poco propensa a dibattere. Divento assolutista.

E poi tu me lo fai notare, e me ne dispiaccio, dell’atteggiamento, pur non potendo fare nemmeno un passo indietro nei contenuti (non c’è relativismo, non ci sono i miei fatidici, famosi e irrisolti punti di vista, non ci sono sfaccettature della realtà. Perchè quì non si tratta di non capire le ragioni degli altri, ma semmai del contrario: quì si tratta di capirle e quindi non farsi prendere per il culo, che sinceramente il confine tra l’apertura mentale, la tolleranza e la mancanza di carattere è veramente sottile, ed io cerco sempre di tenerlo presente. Daltronde è buffo che in altre occasioni sei sempre tu a farmi notare che dovrei essere più sicura, meno tollerante, più univoca, ed è proprio nelle altre occasioni che il non esserlo sembra a me una grande dote, una encomiabile capacità).

Però, e parentesi a parte, io credo che il berlusconismo sia diffuso davvero ormai, e credo che “berlusconisti” più o meno consapevoli siano ormai anche gli Anti-Berlusconiani per eccellenza, la cui filosofia “contro” è comunque e parimenti basata sul culto della propria persona: i vari Travaglio, Grillo, Di Pietro, e la loro simmetrica folla di adoratori acritici.
Credo, io, che se vivessimo in un posto normale, Travaglio non mi piacerebbe come personaggio (come di fatto non mi piace), sarebbe decisamente inutile come giornalista e avrebbe dovuto imparare che spesso il contesto vale quanto il testo, e che la puntualità e rigorosità encomiabile che rivendica ai suoi metodi è parziale, e ingabbia il suo pensiero, lo rende scontato, sottratto al contraddittorio, catalogabile con una sola etichetta (il che può togliere utilità ai contenuti). Se vivessimo in un paese normale Grillo sarebbe un comico (e non mi farebbe nemmeno ridere) e non ci sarebbe nessuno così ingenuo ed ignorante da prendere in considerazione come “politico” un predicatore-guru scimmiesco e qualunquista di tal specie. Di Pietro sarebbe uno simpatico ma impresentabile, che non starei mai a sentire. Persino Vendola, in un Paese normale, non mi starebbe tanto nel cuore come mi stà. Non sarei così “Veltroniana” dentro (Niki non me ne voglia, e Vanessa neppure!) perchè non avrei un bisogno così disperato di cuore, passione politica, cultura, integrità, coraggio, pudore, pragmatismo, senso di giustizia, forza delle idee e tensione all’utopia.

Non credo che il mondo sia divisibile in buoni e cattivi, credo solo che, per scomodare Oscar Wilde “siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle”.

APPROPRIAZIONE INDEBITA!
10 febbraio 2011

Quando proprio riesci ad essere felice felice felice per una notizia che non rigurda te, ma una persona (due, dai!) che hai tanto nel cuore. Quando proprio proprio ti emozioni, e ti si alzano tutti i peli delle braccia e piangi dalla gioia. Quando ti senti piena di bei sentimenti ed andresti in giro ad abbracciare tutto il mondo, a dire a tutti che la vita è bella, che vale la pena di sforzarsi per andare avanti, di riacciuffare le endorfine anche quando il momento è grigio e loro, le vigliacche, si sono nascoste in un angolo appallottate per non metterci la faccia. Ecco, quando ti senti così, piena di energie e vitale come se tutto ciò riguardasse pure te, nonostante tutto, vuol dire che sei tanto EMPATICA, o che hai iniziato a vivere la vita degli altri perchè la TUA è, diciamo, un pochettino latitante?!

(questa ironia da quattro soldi non è imputabile a me. Non è colpa mia, è che c’ho la gemella rovinatutto incorporata, che sdrammatizza e mal sopporta le emozioni forti!)

Ad ogni buon conto, è un sogno che si realizza, e checchè ne dica quella, è anche un pò mio!