Archive for gennaio 2011

si naviga a vista, ma si va.
31 gennaio 2011

Ti ho lasciato una canzone, qualche mese fa.

Ora ti lascio pure la ragione.

Ti lascio la macchina fotografica, le foto, i trucchi, i panni sporchi. Ti lascio il mac, da qualche parte.

Ti lascio le tue ferite, che ho saputo creare così belle e così profonde, e poi non ho saputo curare.

Ti lascio la tua libertà, le tue convinzioni, i tuoi brutti ricordi, le tue teorie.

Ti lascio i tuoi occhi per guardare a quel che è stato.

Ti lascio la tua vita, e tutto il bello che verrà.

Ti lascio la possibilità di riuscire a guardare indietro un giorno, non per rimpiangere, ma per capire.

Dentro di me so che tu sei più di quel che dici, e vali più di quel che decidi di essere. Io so che quello non è il tuo mondo. Dentro di me so che io non sono quella che tu hai deciso, ma so che ormai tu non lo vedi.

Ti auguro di essere felice. Come sai che ti ho augurato sempre, dentro ad ogni mia difficoltà.

Mi auguro che troverò il modo anch’io. Come sempre sarà più complesso, il mio modo, e di certo non migliore. Non ho il carattere che ci vorrebbe in questi casi: non so fare punto e avanti il prossimo. Avrò tempi biblici e nessuna certezza. Tanti dubbi, tanti punti di vista, tante domande. Non sarò mai quieta, ma forse un giorno, per un attimo solo, e chiedendomi come mai, sarò felice.
Me lo auguri, lo so.

Volevo venire da te, dirtelo, spiegarti che non sono improvvisamente diventata stupida, che so come stanno le cose. Che parlo da un altro piano. Dirti che sei un arrogante, che nel non rispondere e nell’essere così categorico e disumano, hai usato una cattiveria inutile e sproporzionata rispetto al senso delle mie “richieste”. Che il non avere debolezze non ti rende un uomo migliore. Che l’aria di quello che ha capito tutto dalla vita non ti si addice. Che c’è una differenza, tra me ed il resto del mondo, nel modo di affrontare le situazioni e vivere i rapporti, ed è ora che tu me la riconosca anche nel bene oltre che nel tanto sottolineato male. Che riconoscermi, non cancellarmi, non demonizzarmi, non toglierebbe niente alla tua nuova vita, anzi.Che le mie convinzioni sono mie, e non ti hanno impedito di vivere le tue a modo tuo.

Volevo dirti tutto questo, o scrivertelo magari. Farti capire che anche adesso, non è che sono proprio messa come pensi tu. Che continuo ad essere io, pure adesso, pure senza di te.

Ho anche provato a chiamarti e come tutte le (rare) volte che ci ho provato, il tuo telefono dà spento e poi non mi arriva nemmeno l’sms che comunica l’accensione. Avevo pensato che oltre a bloccarmi su fb, evitarmi, e non leggere le mail, tu avessi anche in qualche modo bloccato il mio numero sul cellulare, tanto per rendermi definitivamente un fantasma a tutti gli effetti. Ma poi so che non è nemmeno così.

Ho pensato di venire al cinema, direttamente. Ma c’era Peppe, che mi ha detto serio “buona sera” inespressivo, quasi più incazzato di te! Mi sono in compenso vista immaturi, e mi è sembrato proprio un film carino.

Scrivere non ti scrivo. Anzi, forse è proprio meglio così, che non ti ho trovato. Tanto io con te sono fottuta, e qualsiasi cosa dico è riempita di significati ulteriori, filtrata dalla modalità “non me la dai a bere” e “non mi tocchi”. Sei troppo imbevuto di discorsi, di conclusioni e di equazioni a ripetere già risolte. Non ce la fai ad arrivare al senso, al perchè cerco di chiudere il cerchio, al bene al di là di tutto.

Ed allora ti scrivo quì, che anche se ho cercato di cambiare indirizzo e fare in modo che tu non possa più leggere, poi ogni tanto ti immagino come se leggessi, con gli occhi attenti ed il labbro inferiore martoriato tra le dita.

Se per qualsiasi ragione per caso davvero leggi quì, non incazzarti, che almeno questa non è colpa mia, sorridi e vivi felice, che hai un miliardo di difetti ma sei una gran persona e te lo meriti.

Ho un biglietto di sola andata…ma forse poi, chi lo sa, visto che mi sono specializzata, magari un giorno tornerò!

ps. voi altri non ve ne abbiate a male, se per un pò non mi sentite! Io per voi ci sarò sempre, ho solo bisogno di aria, e so quando è ora di cambiarla!

inizio a vederci chiaro.
31 gennaio 2011

Sarà davvero merito dell’oculista!

Ho voglia di stare bene, ma bene sul serio.

Oggi lo sono stata, quelle tre ore di abbraccio stretto silenzioso, caldo, lamentoso e anche un pò piagnucoloso. La sensazione di essere risucchiata dalle emozioni, come un vento che mi spazzava dentro, e tenermi stretta al tuo pigiama grigio di pile per non volare via.
Lo so che sembra cinica la realtà.
Lo so che non sei mio fratello, e che se me lo chiedi non so nemmeno chi sei e cosa ci faccio quì, a portare scompiglio tra il tuo thè al limone, i tuoi oro saiwa ed il termometro.
Lo so che siamo tutti spudoratamente soli al mondo, e che non c’è più verso di illudersi ormai.
Ma so che il chiamarti e saperti lì, e non doverti spiegare; sapere che se ho paura di volare via e tanta voglia di piangere e nient’altro posso venire lì, aprire con le chiavi, infilarmi sotto il pleid e sentire che qualcuno magari ci capisce qualcosa e c’è, e mi tiene aggrappata alle sue braccia, mi fa stare bene.
Si non bene proprio felice felice felice. Ma bene, temporaneamente in pace con me stessa e con il mondo. Nonostante che poi l’Inter rimonta!

E’ l’autenticità dei rapporti, l’assoluta mancanza di complicazioni di un sentimento puro e fine a se stesso. Non definibile, certo. Ma scremato dalle parole in cui si stereotipa la realtà, fino a divenire irreale.

Questo è un lato bello della brutta faccenda della mia vita adesso!

” E così non ho certezze da consegnare. Soltanto esperimenti con dubitabili esiti. Ad interessarmi davvero sono le scelte che le persone compiono e le ragioni che le determinano. Abbiamo inventato Dio e creato la legge umana per mettere un cuscino sotto quelle scelte. Per poter decidere senza sentirci soli e ripensarci trovando una giustificazione. Poi c’è la legge morale dentro di noi, che a volte non ha alcun cuscino, nè un testo sacro nè uno profano. Ci dice di fare cose che ne Dio nè i codici ammettono. Se scegliamo in quel modo, in quella spaventosa solitudine, guidati da un obbligo che è scritto soltanto nel nostro misero cuore, siamo condannati per tutto il resto dell’esistenza, niente verrà mai a confortarci. Ma avremo umilmente professato la nostra fede in qualcosa che non c’è stato dato eppure c’era. Ci sentiremo non giusti, questo mai, ma degni. E null’altro potremo domandare.”
G. Romagnoli

L’essenziale si deve vedere.
30 gennaio 2011

“Salve dottore, sono quì perchè vedo delle cose che non ci sono”, “ah ma allora lei ha sbagliato medico!”. Simpatico, il mio oculista!
Allora all’occhio ho un corpo vitreo mobile, o qualcosa del genere. “Non c’è da preoccuparsi, non è grave, ma non passa. Bisogna non farci caso, e conviverci.”
“Bene dottore, anche il medico dal quale Lei mi voleva mandare avrebbe detto la stessa cosa! Arrivederci!”. “in bocca al lupo signorina, cerchi di prendersi cura di sè” “crepi il lupo dottore, e grazie tante!”
E’ stata una bella visita, e soprattutto un bel sollievo perchè vedere delle figure strane e inesistenti dagli occhi sinceramente non era rassicurante.

Certo, credere in qualcosa che non c’è, e che nemmeno si vede con gli occhi, pure. Non è rassicurante. O forse sì, forse è solo perchè è rassicurante che ci credo. Forse in realtà non ci credo, ed è soltanto che voglio convivere con un dolore, così, giusto per avere da parte una scusa se poi finisce che nella vita non sono felice.

A volte gli occhi vedono quello che non c’è. Me l’ha spiegato il dottore, potrebbe essere stato un trauma, uno sbalzo ormonale improvviso (mi ha fatto una domanda specifica, l’oculista, e la risposta era si), un periodo di forte stress.
Molto più spesso gli occhi continuano a vedere le situazioni sotto una luce che è quella che è stata, e non quella che è. O ancora peggio quella che si è percepita, e magari non era.

E’ un casino con gli occhi, perchè vedono precisamente ciò che vogliono vedere, e poi vacci tu a parlare!

STATE UN Pò ATTENTI!
28 gennaio 2011

Allora per riassumere:

– il mio Presidente del Consiglio, poveretto, ha tutte le sere casa piena di zoccole in difficoltà economiche truccate, profumate, in bilico su tacchi 150, e lui si accorge solo che sono in difficoltà economiche, non sfiornadolo lontanamente l’idea che uscite da lì possano fare la professione (di escort, non di prostitute, che ieri sera per poco non sveniva la Macrì, quando Mieli innocente ha detto “questa dice che fa la prostituta e che ha fatto sesso con il premier”!!!!!!!)

– il mio Presidente della Camera, poveretto, c’ha il cognato che di nascosto da lui compra le sue case a prezzo stracciato, e non se ne accorge.

-all’ex capo della protezione civile del mio Paese, poveretto, un imprenditore in cerca di appalti gli organizza assidui incontri con delle prostitute, ma lui non se ne accorge e pensa di farsi dei massaggi.

-al mio ex Ministro dello sviluppo economico Scajola, poveretto, gli pagavano metà della casa che aveva comprato davanti al Colosseo, e lui non se n’era accorto, pensava di essersela pagata tutta da solo.

– mio marito, poveretto, continua ad avercela con me e ad accusarmi della fine del nostro matrimonio, e non si è ancora accorto che lui vive e progetta beatamente la sua vita con un’altra.

E poi dite che sono rincoglionita io!

STASERA NON HO PAROLE.
27 gennaio 2011

Frò&Plà!
27 gennaio 2011

Perchè non è che sia sempre semplice, la vita.

Credo che Freud non esista. Cioè l’ho sempre creduto, ma ora ne ho le prove!

Lui quando me l’hanno portato mi ha salvata. Non lo dico per dire, lo dico letteralmente. Io non lo volevo, ero in balìa del mio dolore, soffocata dalle mie colpe, azzittita dalla realtà. E non c’era niente che mi interessasse, oltre al pensiero ossessivo della mia vita senza più senso. Oh, non è uno scherzo soffrire per Amore, chi l’avrebbe mai immaginato!
Ma mio padre ha suonato il campanello e detto “è quì sotto”, poi se n’è andato. Erano le tre del pomeriggio, mi sono dovuta alzare dal letto, lavare la faccia, vestire, per andargli a comprare qualcosa da mangiare, una ciotola per bere, un collare, dei tappetini per la pipì, ed uno straccio di guinzaglio. L’avevo fatto velocemente, ad occhi chiusi, sopra le forze, pensando di tornare a letto il prima possibile, che la sera avrei chiarito la mia posizione. Nel frattempo sperando che se ne stesse buono.
Invece poi tornando a casa quello mi guardava, e non so cosa mi sia scattato. Non che stessi improvvisamente bene, anzi, non appena riuscivo un attimo a fare mente locale mi crollava addosso una tristezza enorme, muta, immobile. Ma non so come spiegarlo, è come adesso. E’ diverso provare tristezza, dal rifiutarsi di vivere. Lì improvvisamente mi è tornata la vita addosso, e mi sono fermata a mangiare un pezzo di pizza. Non so da quanto tempo mi nutrivo di solo cocomero, ma erano giorni. Ho mangiato quel pezzo di pizza, e poi un altro e poi un altro ancora. Una fame atavica (che poi da lì non mi ha più abbandonata, ma questo è un altro discorso!!!!!). Poi sono andata al bar, ed ho ripreso a lavorare. Forse sembravo uno zombie, non che gli sguardi dei clienti mi tranquillizzassero. Nè i commenti, ad onor del vero! Però, c’ero. Lui era con me, senza guinzaglio, e non mi mollava un attimo. La mattina mi costringeva ad alzarmi presto, ma non con prepotenza, sempre interrogandomi con quei due occhi dolci, pieni. Mi diceva, dai che ce la fai.
Le sere ho iniziato ad uscire. In bicicletta con lui sul cestino. O a piedi anche. Un pò barcollavo e notavo che mi controllava. La situazione gliel’ho spiegata, e di certo la capiva. Di giorno lo lasciavo libero, lui si allontanava poco, e bastava uscire sul terrazzo e chiamare “Freud” che compariva da chissà dove saltellando. Il suo nome, non si sa come, lo sapeva già.
Che cane speciale. Gli sarò riconoscente a vita.
Adesso pure, se lo chiami compare. Ti salta addosso ed è leggiadro, nonostante pesi già più di 20 chili e sia veramente grasso. Se ti vede ti sta appiccicato addosso, ha un sacco di amore da dare e te lo dimostra, sempre, ai limiti della stucchevolezza. Se lo porti a correre al mare, non puoi correre, perchè ad ogni passo lui cerca di saltarti addosso, ti deve dare amore! Se ti fermi a parlare con qualcuno lui ti si attorciglia tra le gambe. Se accarezzi per caso un altro cane, lui si tuffa in mezzo a quattro zampe, ti rende l’affare impossibile! Lui ti ricopre di chili di pelo bianco, e chili d’amore. Sempre. Sa che deve fare questo, e lo fa con precisione. Non lascia scampo ai tuoi pensieri.
Stamattina l’ho caricato in macchina: come sempre il padre dietro, perchè è un iperattivo, e lui, in pace con il mondo, sul sedile davanti. Poi ho notato una cosa: la mercedes non cercava di ricordarmi di mettergli la cinta. Ora questo non succede mai, neanche se per caso appoggio la borsa sul sedile. Lei sente il peso, e suona, non ci sono santi. E allora ho avuto la prova: Freud non esiste, è una costruzione della mia mente!!!

Per il Plà il discorso è a parte: lui è lui. E’ un cane più complicato, e di certo più difficile da gestire, da vivere, da capire, da addestrare. E’ faticoso tenerlo al guinzaglio, ti trascina di quà e di là dietro agli affari suoi, sente gli odori e và, non è che abbia un percorso, una strategia, o la necessità di compiacerti. E’ curioso, inquieto, sensibile, non trova mai pace. Se accarezzi Freud, o giochi con lui, non viene lì a mettersi in mezzo. Gira alla larga, cerca di distrarsi, non ti disturba. Ti guarda da lontano e sembra che lui basti a se stesso e non abbia bisogno di nulla. Ti lascia libera, vuole vedere cosa ci fai, con il tuo amore. Se hai bisogno di camminare per gli affari tuoi, ti corre parallelo, più avanti, ma poi ti aspetta. Più indietro ma poi ti raggiunge. Sa che quando ti assalgono i pensieri lui non può farti niente, e allora tu cammini cammini a testa bassa, ma poi ti fermi, ti guardi intorno e lo cerchi, sempre. Che comunque tornerete a casa insieme, alla fine. Se lo chiami per accarezzarlo, lui viene lì e poi guarda da un’altra parte. Se lo conosci sai che ha bisogno di te, ma ha bisogno che tu non stia lì perchè lui ha bisogno. Se gli dici di sedersi, si siede sempre un pò più in là del punto che gli hai indicato. E’ testardo, orgoglioso, “stupido”, non puoi dargli gli ordini. E se lo sciogli non è che poi torni da te appena lo chiami. E’ così anche lui, deve avere spazio, è distratto. Ha pure le sue cose, i suoi viaggi mentali, le sue chiusure, le sue difficoltà. Ha i suoi tempi. Non te lo mostra di vivere proprio solo per te. Ma ti ha scelta, e tornerà sempre, ci puoi contare. Ha un cuore grande, una sensibilità straordinaria. Se ti perdesse, ne morirebbe. Certo lo devi capire, ti devi sforzare, non puoi essere terra terra.

Dicono che i cani assomiglino ai padroni, ecco perchè Freud non esiste!

le escort del premier e non solo.
25 gennaio 2011

Ho ripreso un pò di controllo su me stessa.

Il Presidente ha questa tecnica: spostare l’attenzione.

Il Presidente è uno psicologo sopraffino. Gli riesce difficile questa volta, c’è pur sempre il Vaticano, quì da noi. Ma conserva la maggioranza, e questo gli basta. Ognuno ha i suoi obiettivi.

Ho notato che la usate in molti questa tecnica. Sposta l’attenzione, e campa tranquillo. Quì ed ora, come Osho, come la gestalt. Trasferisci le emozioni, e campa tranquillo. Ognuno ha i suoi obiettivi.

Ci provo, vi imito, sposto l’attenzione. Io voglio campare tranquilla. Solo che il subconscio lavora, dovresti trasferire pure lui, ma non si lascia acchiappare. Solo questo è il problema,

Io, comunque, ho ancora il pieno controllo di me.

Se dovessi impazzire…bè allora è un altro discorso.

Nel frattempo, forza presidente, la prego non smetta, continui a farmi decontestualizzare bene.

quando sarò capace di amare mi piacerebbe un amore che non avesse alcun appuntamento col dovere, un amore senza sensi di colpa senza rimorso, egoista e naturale come un fiume che fa il suo corso. senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni, che se anche il fiume le potesse avere, andrebbe sempre al mare. così vorrei, amare.
24 gennaio 2011

…che se anche il fiume le potesse avere, andrebbe sempre al mare.

I fatti contano, le parole stanno a zero.

Oggi ho avuto un’accesa discussione con me stessa: hai vinto tu.

C’è sempre il momento in cui compi l’errore, e poi, ma solo poi, te ne accorgi. Io sono testarda, tanto testarda, e fosse stato per me mi sarei sempre tenuta a bada, non avrei mai fatto vincere te. Ma sono le cose piccole, piccole (come la foto di lui nudo prelevata dal cassetto). Sono le cose piccole che mi fanno incazzare come una bestia.

PORCA MISERIA.
24 gennaio 2011

Sono stata a cena da te stasera, solo che tutto quello che resta di te era nel vasetto e cucinava tua madre. 

E’ stata una sensazione indescrivibile: ho pensato che la durezza della vita ha un limite, oltre il quale il dolore che riesci a provare si ferma. Il resto è solo assurdità.

“Ripassa domani, realtà! Basta per oggi, signori!”
22 gennaio 2011

” Due persone dicono reciprocamente “ti amo”, o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l’attività dell’anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell’illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza.” 

Sto leggendo il libro dell’inquetudine, Pessoa. 

Avevo iniziato il suo libro di poesie inedite tempo fa, quando sentivo di dare “asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove”.

Nel pensare a quel momento ho avuto una fitta a quello stesso cuore…ho sentito quello che sentivo allora, come lo sentivo, come non riuscivo a manifestarlo. Ho sentito quel vuoto forte che sentivo. Ho immaginato di riuscire a piangere, di gettare due braccia intorno al collo e lasciarmi andare, lasciarmi coccolare, lasciarmi consolare. Piangere tutte le lacrime in una notte sola, piuttosto che tenerle lì, coltivarle e portarle fin quà. Ho immaginato come sarebbe cambiata la mia vita, come sarebbe adesso.

“D’improvviso come se un destino chirurgo mi avesse operato di una vecchia cecità con immediati grandi risultati, sollevo il capo, della mia anonima vita, verso la conoscenza nitida di come esisto. E vedo che tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che ho pensato, tutto ciò che sono stato, è una specie di inganno e di follia. Mi meraviglio di non essere riuscito a vederlo. Mi stupisco di quello che sono stato, vedendo che alla fine non sono.”

Pessoa mi rappresenta, e non mi piace affatto.



La notte è peggio.
21 gennaio 2011

Quando ti sembra di non farcela più, hai ancora una riserva infinita di forze. Così ho sentito dire.

Allora vado in piscina, prendo il costume le ciabatte lo shampoo la cuffia e la maschera. No, non gli occhialini, la maschera. Quella che mi fa sembrare intera anche se in realtà mi sento precisamente metà. Quella che sorride comunque vada, quella che non preoccupatevi, non preoccupatevi, non preoccupatevi. 

Vediamo quanto dura questa riserva, e vediamo, vediamo che mi saprò inventare poi, finite le forze, vediamo se la mia presunta intelligenza troverà il modo di prendere il sopravvento. 

Vediamo se sopravviverò alla durezza della realtà, alla gratuità del pettegolezzo, alla violenza dell’insensibilità, al cinismo, alla superbia, alla propensione alla sopraffazione, all’ostentazione, alla cattiveria fine a se stessa che sà di paura.

Vediamo se imparerò a proteggermi, o se continuerò a starmene impalata là in mezzo, disarmata,  a stupirmi di quanto sia più credibile ed onorata la realtà distorta delle belle parole. 

Ci sono cose che non mi spiego, per questo poi non riesco a dormire. Sapessi almeno appellarmi alle questioni pregiudiziali, tò, la competenza….

MI MANCHI E NON MI SEMBRA VERO.
15 gennaio 2011

Mi manchi.

Mi manchi tanto. 

Mi manca vedere il tuo macchinone color cacchina parcheggiare preciso, mi manca guardarti scendere calmo, infilarti il cappotto con precisione, chiuderlo meticolosamente. Mi manca chiedermi cos’è quel contenitore ermetico che porti in mano, pregustarmi il dolcetto nutella e mascarpone preparato con cura.

Mi manca vederti sbucare dalla porta sul retro. Mi manca sbuffare perchè c’ho da fare mica posso sempre stare a darti retta!

Mi manca che mi dici che sono matta anche quando secondo me sono iper-razionale, mi manca che ridi e mi prendi in giro. Mi manca che mi taglio e mi esce il sangue a fiumi e tu fai finta di sapermi curare e poi lavori al posto mio. Mi manca che ti ho promesso un invito a cena al massimo la prossima settimana e mi manchi tu che conti i giorni e le ore di ritardo che ho. 

Mi manca che ti preoccupi, e mi chiami per sapere come va il ginocchio quando io ho già dimenticato di averci sbattuto.

Mi manca la calma, la pacatezza, l’organizzazione, la dedizione, la presenza, la disponibilità. Mi manca l’immunità che mi avevi concesso.

Mi mancano le zuppe di legumi, il cinema, le sudate in bicicletta, i miei noncelafacciopiù dopo un quarto della strada che hai fatto tu. 

Mi manca il sorrisetto. Mi mancano i messaggini buffi che finiscono con BACIONE ai quali non ho risposto mai.

Mi manchi tu e mi manca non averti mai detto grazie di quanto ci fossi. Senza nemmeno chiedertelo e senza chiedere niente in cambio. E qualche volta pure senza che mi stesse nemmeno bene.

Credo che lassù avessero proprio bisogno di uno per bene.

Forse perchè a noi quaggiù non lo facevi pesare, e così non ce ne siamo mai resi conto, di quanto ne avessimo bisogno anche noi.

Mi manchi Ro, non so come altro dirtelo. Mi manchi e non mi sembra vero. 

 

CURIOSITA’
12 gennaio 2011

Che al limite il motivo per cui preferisci non stare con me lo capisco pure.

Se mi impegno capisco pure perchè mi hai cancellata-eliminata-bloccata-spammata.

Se mi impegno ancora di più, riesco persino a capire il fastidio che provi nel ricevere ancora le mie duemila mail e qualche passato sms. Nel sentire, ADESSO, che provo quello che provo.

Poi, mi perdo. E come fai a stare con lei, proprio mi rimane oscuro. Ma non ti viene la nausea?

Boh.

DI PERDONO E ALTRE DIFESE
10 gennaio 2011

 

Ciao 2010.

Tu, parliamoci chiaro, sei stato un anno duro. Ma sappi che io ti perdono. 

Mi hai tolto cinque chili, poi me li hai ridati, più altri cinque. Grazie!

Mi hai fatto incontrare un amico, impagabile. Poi me l’hai tolto. Ma dentro, dentro ce l’ho. Grazie.

Mi hai reso un’amica che credevo perduta, e mi hai fatto conoscere suo figlio. Grazie. 

Mi hai affidato Freud, i suoi occhietti dolci e il suo pelo bianco morbidissimo. Quando torno a casa scodinzola a ritmo con suo padre, e la giornata mi sembra sempre un pò migliore. Mi hai ridato indietro un pò di affetto che non sia sotto forma di Nutella. La mia pancia ringrazia!

Mi hai regalato un sogno, e soprattutto mi hai fatto capire che lo sognavo, quel sogno. Poi mi hai svegliata di botto, va bè. Mi rimane il sogno, però: ora so che quando ami, ami per sempre.

Mi hai dimostrato che non è facile, trovare il modo che poi  quell’amore non ti faccia male. Che per trovarlo devi farti male, e poi male, e poi male ancora. Ma poi alla fine me l’hai concesso, il modo: basta non volerlo per forza scacciare, allontanare, seppellire, sostituire. Basta tenerlo dentro di sè, come una certezza che non ha bisogno di essere contraccambiata. Basta  capire che andare avanti non è appiccicargli una figurina addosso, e che la vita continua non vuol dire dover trovare un altro amore, cosa inutile, ma cercare altre passioni, altre soddisfazioni, altri modi per essere felice. Grazie.

Mi hai offerto mille persone su cui contare. Mi hai insegnato a piangere, chiedere aiuto, mostrare le debolezze. Mi hai dimostrato che sono fragile, e nel frattempo obbligato ad essere fortissima. Grazie. 

Mi hai fatto odiare me stessa, mi hai fatto credere di non valere niente, di essere piccola, sporca, vigliacca, superficiale, mi hai fatto desiderare di essere diversa, mi hai messo in discussione tutto, fin dal principio. Mi hai umiliata, vezzeggiata, derisa. Mi hai reso un fantasma, mi hai tolto la voce, la fiducia, la stima, le certezze, il sorriso. Annientata mentre tu infierivi e lasciavi che infierissero. Poi mi hai dato due cazzotti in faccia piazzati bene, e mi sono svegliata. Tramortita, si. Ma costretta ad alzarmi.

Allora mi hai spiegato che la situazione non era così drammatica, che sì non ero perfetta, e sì avevo sbagliato, e quindi avrei pagato il prezzo. Che era vero, ero stata tutto questo, piccola, sporca, vigliacca, incapace. E che per questo avrei avuto bisogno di perdono; ma il perdono non mi era dovuto, qualsiasi fossero i motivi, le giustificazioni, la realtà di quegli errori. Che distruggermi era il tuo modo di difenderti. Che non vedere più altro di me che i miei lati oscuri, era il tuo modo per andare avanti. Che ora era il tuo turno di essere piccolo, sporco, vigliacco, incapace. Questa è la mia grandezza, comprenderlo, e non perdere tempo a recriminare. 

Mi hai illuminata, mi hai costretta a fermarmi, mi hai aiutata a guardarmi negli occhi, a vedermi. Mi hai offerto un senso. Troppo tardi, ma il tempo non è importante, non per il senso….Grazie.

Per questo 2010, ti perdono. Perchè sono di peggior specie gli anni così così, quelli perfettini che fanno tutto quello che deve essere fatto, e ti lasciano cassette di foto sorridenti che sembrano figurine, nessun graffio e nessun attimo di eternità. Ti perdono perchè nel perdonarti mi sento piena, e mi riscatto. Ti perdono perchè proprio senza perdonarti non saprei andare avanti e rimarrei lì impantanata in mezzo al freddo del tuo giugno implacabile. 

Ed ora che mi hai posata quì, sull’orlo del nuovo anno con questi strascichi infiniti di te, sono pronta. Sta a guardare che bel lavoro hai fatto!


RIFLETTO
8 gennaio 2011

Sono come il riflesso dei miei capelli. Scompaio.

Ho un colore di base che sei tu. 

Però tu fai male e bisogna coprirti.  Sei ricordi vivi, sei la prova del dna.

Mi impegno, le provo tutte. 

Taglio, ma non serve, ricresci.

Divento colpi di sole. Ci sei e non ci sei. Quando ci sei so che subito dopo non ci sei. Creo l’effetto come se tu non ci sia, ma ti vedo. Ci sei. Confondo solo l’apparenza.  

Potrei provare ad essere tinta, cancellarti proprio. Controllare bene la ricrescita, non darle modo di spuntare. Faticoso. C’è da essere costanti, meticolosi, ed io sono imperfetta. Non ce l’ho nelle corde. Prima o poi saresti una riga netta. Tempo perso.

Allora mi arrendo al riflesso: io sono riflesso. Scintillante e radioso. Profumato, solare. Verosimile. Mai sopra le righe, ma presente, ah si presente. Piegata al tuo tono, ma rinata su di te. Ci provo, oh, se ci provo. Poi due lavaggi, et voilà, nessuna traccia di sorrisi. Tentativo encomiabile. Visione effimera.

Non mi resta che aspettare il tempo inesorabile, piano piano ti sbiancherà. Ma è evoluzione, non cambiamento. Tra le pieghe del tempo rimane il dna.

Ho una sola arma: la fantasia.