Archive for aprile 2010

sono giorni duri, sono giorni bugiardi…
23 aprile 2010

Il carabiniere si è preso a cuore la questione, è tornato mille volte ed ormai non mi molla più. Per sfuggirgli ho chiamato la mia salvatrice ufficiale Gioia Viozzi, prelevata a forza ma senza nemmeno tanta resistenza dai suoi studi per l’esame incombente, e messa quì dietro il bancone a sorridere al mio posto. Sono scappata dal parrucchiere, che pare impossibile ma parla meno del carabiniere, e visto che i capelli aspettano da tempo immemore una sistematina, mi è sembrato il male minore, due piccioni con una fava.
Il parrucchiere ha delegato la preparazione del colore dei miei capelli ad una ragazzina nuova che ha dei problemi con la matemiatica. Non so quale dose ha sbagliato di che cosa, la ragazzina, ma dopo tre ore di colpi di sole che non mi faccio mai, perchè tre ore mi sembrano un supplizio intollerabile, ha detto ops. C’è un problema. Ed ha iniziato a tremare provando a sciacquare il colorante con dell’acqua bollente senza tenere nella minima considerazione il fatto che sotto i capelli disastati c’era comunque rimasta la mia testa. La quale non è in forma smagliante, ma cuocerla non è la soluzione.
Poi è andata a piangere nello stanzino. Eddai signorina non piangere, sono solo capelli, e poi sono i miei (ma tu guarda che fortuna, se mi dovesse prendere uno di quegli svarioni ormonali improvvisi ed intrattenibili, seguiti sempre da fitta alle ovaie e fuoriuscita di lacrime inarrestabile, nessuno si stupirebbe adesso)!!!!!!!!!!!
Dunque, i capelli erano più o meno a pois, sotto decolorati quasi bianchi con tratti di arancione fosforescente.
Dopo i primi attimi di ordinaria follia, il simposio titolare stylist-aiuto stylist-shampisti-addettiallapiega-praticanti-apprendisti riunitosi sopra la mia testa, con tanto di telefonatina misteriosa e l’aggiunta di qualche cliente curioso e grato al cielo che fosse toccato a me, ha risolto il problema. Con quattro ore aggiuntive di ritardo sulla tabella di marcia, totale sette ore dal parrucchiere. Gioia impaziente, appuntamenti saltati a raffica, telefono di fuoco, annessi e connessi.
Il risultato è ok, e soprattutto è offerto dalla ditta, con tante scuse e tante grazie per averci scherzato su tutto il tempo, a parte l’iniziale opposizione alla bollitura del cervello.
A questo punto sono le nove, Benedetta mi aspettava pronta linda e pinta e "in tiro", sue testuali parole, per le otto e tre quarti. Arrivo a casa e lei è già lì sotto, a scegliere quale campanello suonare visto che il mio campanello porta ancora la scritta Vanessa Spernanzoni, e lei non sa ancora tutto ma proprio tutto di me!
Mi preparo al volo, è lo so, non proprio in tiro, ma c’è sempre qualche impedimento, come puoi vedere. In ogni caso va bene così. Io vengo solo a cena e poi a nanna, che domani si apre e poi il week end coast to coast sarà lungo in tutti i sensi.
Poi il tavolo che avevo prenotato in realtà non era prenotato, perchè il grande sasha ha una piccola memoria, e siccome passo sempre le sole era comunuqe sicuro che non saremmo andate. Ma io sono cambiata, perchè non volete credermi! Si dà il caso che Re Sole fosse l’unico ristorante sold out del Giovedì civitanovese, quindi ripieghiamo su Volver. Bei ricordi, buona carne, ottimo vino. Conversazione piacevole, bella serata.
Poi però c’è l’inaugurazione del Batik. Di mio non ce la potrei fare, ma la piacevole e corposa lacrima di morro d’alba rende i pensieri più elastici ed i giudizi meno definitivi: e andiamo pure da batik. Domani saranno cazzi.
Arrivo a casa e sono le due. Tra quattro ore e mezza sono in piedi. Ma ho comprato un libro interessante, è lì sul comodino che profuma di nuovo e gli devo dare uno sguardo. Montediddio, Erri De Luca. Apro a caso, come faccio sempre con i libri che mi cercano dagli scaffali della libreria: dice "Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia”.Allora don Rafaniè, le volte che mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza? “Giusto, così a ogni mancanza dai il benvenuto, le fai un’accoglienza”.  Così quando sarete volato io non devo sentire la mancanza vostra? “No, dice, quando ti viene di pensare a me io sono presente”. Scrivo sul rotolo le parole di Rafaniello che hanno rivoltato la mancanza sottosopra e ora sta meglio così. Lui fa coi pensieri come con le scarpe, le mette capovolte sul bancariello e le aggiusta." Bello. Aggiudicato. Lo leggo tutto, fino a che suona la sveglia. Poi mi alzo subito perchè prima di venire al lavoro devo fare una commissione, una cosa che è rimasta nella mia testa per mesi e mesi, e che è ora di fare. Anzi è tardi, ma tant’è.
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era solo una denuncia…
21 aprile 2010

Allora stanotte sono venuti i ladri al locale. Hanno tentato di venire, per la precisione. E più che ladri due tossici, ripresi dalla telecamera mentre tentavano disperatamente di sfondare la serratura, con la porta dietro serenamente apribile attraverso la semplice maniglia. Che tenerzza.  Chissà per rubare cosa poi. Non volevo nemmeno fare la denuncia, non fosse stato che per l’assicurazione, e per il fatto che altrimenti Gianni i danni ai montanti li fa pagare a me.
Allora sono andata dai carabinieri.
Buonasera, dovrei esporre denuncia per tentato furto.
Prego si accomodi.
Dove è avvenuto il furto?
Al Sunrise, lungom…
Si si conosco.
Tentato furto, per la precisione.
Cosa hanno rubato?
Guardi non sono entrati. Hanno tentato di entrare, forzando le serrature.
Allora non c’è stato furto.
No. Infatti.
Bene.
Si in effetti.
Allora esponiamo denucnia per TENTATO furto.
Ok.
Bene.
Ok.
Lei è la titolare?
Si
Ce l’ha un documento?
Si.
E la partita Iva?
La so a memoria.
E’ sicura?
Si.
No perchè altrimenti deve tornare.
No no, ho tutto.
Allora procediamo.
Procediamo.
Bene.
Ok.
Allora NOME
Enrica.
Cognome.
Marilungo.
Nata a.
Macerata.
Il
09/06/1976
Giugno?
Si.
Bene.
Ok.
Coniugata?
Come?
Coniugata?
Io?
Si lei. E’ sposata?
Ecco. Potrei inziare a frignare per esempio. Potrei scoppiare a piangere e iniziare dal principio.
Con lo psicologo è andata così. Ma lui, le domande, le fa per mestiere. E con i pazzi ci è abituato.
Con Don Giancarlo, pure. Lui non lo fa per mestiere, ma per compassione cristiana. E per questo i singhiozzi sono durati pure di più. Sarà che il mio inconscio sapeva che la compassione cristiana non si paga, mentre quella dello psicologo ha un costo di 80 euro all’ora, all’incirca, e quindi per quanto tu soffra ti devi dare una mossa mentre frigni.
Con mio padre, idem. Lui non lo fa nè per mestiere nè per carità cristiana. E non è nemmeno abituato, a vedermi così. Gli è sempre dispiaciuto il mio non parlare con lui, il mio non confidarmi, non sfogarmi mai. Temo però che ultimamente, lo apprezzi molto di più, il nostro passato enigmatico e silenzioso!!!!Che belle lagne che mi sono risparmiato!!!!!!
Allora dicevamo. Guardo il carabiniere con il sopracciglio alzato. Mi guarda un punto imprecisato tra la spalla e il viso, l’espressione è titubante, più impaurito che incuriosito. No. Decisamente non è il suo mestiere. Non potrebbe sopportarlo. Nemmeno per soldi.
Respiro.
E sorrido.
Di autoironia. Che scena che sarebbe stata, in lacrime con il carabinere!!!!!!
Poi ingoio. E sono tornata in me.
Si.
Denominazione dell’esercizio commerciale.
Sunrise Sea Lounge Bar.
Come?
s u n r i s e s e a…
Basta la prima parola.
Ok.
Partita Iva.
Bla
Bla
Bla
Allora a domani, veniamo ad acquisire le immagini.
Bene grazie.
A domani.
A domani.
Stia bene, e mi saluti suo marito.
Era una battuta????Diceva sul serio?????Mi conosce????Ha sentito delle voci????Mi ha letto il pensiero?????Cosa vuole????Perchè mi guarda così????vuole che glielo saluti davvero?????No perchè mi dispiacerebbe adesso dargli questo dispiacere. Certo, potrei sempre mandare un sms a marco, dirgli "mi manchi. ti saluta il carabinere. buonanotte". Ma forse suonerebbe male.
Va bè, non telo posso salutare, mi perdonerai.
Però mi sa che avrebbe voluto farlo, lo psicologo.
Boh.
Comunque, non gli sarebbe venuto bene.
(e rileggendo poi il verbale, in macchina, nemmeno il giornalista, con quell’ "mentre mi recavo ha lavoro" di fronte al quale le mie difese sono state davvero sul punto di crollare. Fortuna poi, che mi ha salvata la piadina.)
Direi che per oggi, basta così!!!!!
 

si interpretano sogni!!!
19 aprile 2010

Stanotte ho sognato che c’erano dei topi morti sotto il mio letto. Nel sogno mi chiedevo cosa significasse sognare topi morti, e tutte le spiegazioni che mi venivano date non è che fossero tanto entusiasmanti. Sempre nel sogno, raccontavo che la notte prima avevo sognato di volare. La solta sensazione di vuoto d’aria e i soliti aerei che quando li sogno succede sempre qualcosa poi, il giorno dopo. Per esempio succede che delego di giocare una quaterna a qualcuno che non la gioca e poi la quaterna esce, ma questa è un’altra storia. Stavolta non so se qualcosa succede davvero, perchè in realtà non l’ho sognato, ma ho raccontato di averlo sognato nel sogno. Il che forse vuol dire che succede qualcosa di ancora più complicato, ma forse vuole soltanto dire che io vorrei che succedesse qualcosa e cerco di sistemarmela come mi pare. Insomma, non lo so che vuol dire. So solo che erano le tre e meza e mi sono svegliata con l’immagine di questo topo enorme con la bocca sanguinante ed io tutta angosciata che fosse morto "perchè era un topo simpatico". Ero zuppa di sudore, mi sono alzata, ho fatto mente locale ed ho sospettato che a prescindere dal topo simpatico sarebbe stata dura riaddormentarsi. Ma ringraziando iddio stamattina avrei potuto dormire quindi calma e sangue freddo, mi sono detta. Ce la puoi fare. Mi faccio una doccia e finisco di leggere il libro. Ok. Respiro e mi alzo. La parola d’ordine è, non perdere la calma. Non cedere al vuoto. E cercare di evitare di angosciare qualcuno, a quest’ora di notte no, non te lo permetto. 
Così mi sono alzata e…c’era una puzza strepitosa. Ma proprio un tanfo insopportabile. Ecco cosa significano i topi morti, altro che interpretazioni freudiane!!!!! Ho guardato sotto il letto, che non si sa mai. Niente. Ho fatto mente locale su dove fosse Platone, ma no, stanotte non l’ho fatto proprio entrare. Niente. Sarà l’immondizia, che ieri non l’ho buttata…ma Dio mio un tanfo così, nell’immondizia, cosa c’è, un topo morto davvero…comunque tanto per provare l’ho messa fuori dalla porta. Niente.
Una puzza incontenibile.
Apro le finestre. Le spalanco. Tutte. Poi passo lo straccio con lysoform casa gusto classico. Ma la puzza rimane.
Giro per casa annusando, e scopro che proviene dalla cucina, precisamente da sotto il lavandino. Allora era l’immondizia. Ma esco fuori, annuso l’immondizia, e l’immondizia non era. Cosa cavolo èèèèèèèèèèèèèèèè????????????
Perdo la pazienza, Platone entra e mi gurada sempre più preoccupato. Mi siedo sul letto, gambe incrociate, piumone tipo mantello che con le finestre spalancate non fa caldo. Forse sto impazzendo. E il bello è, che nessuno noterà la differenza.
La notte va avanti così, con la casa disinfettata come dopo un omicidio, la puzza indelebile nel naso, il sonno a puttane.
E va bene, prima o poi l’alba arriva sempre.
Per la cronaca, si era staccata la tubatura del lavandino, che penso sia collegata con le fogne di calcutta.
 

avanti!!!!
17 aprile 2010

Si va bè i pensieri le distrazioni gli impegni la stanchezza il cuore la juve berlusconi le scadenze a fine mese la casa sottosopra le coincidenze i programmi le scelte la pioggia.
Va bene tutto. Va bene pure che ci sono nata, rincoglionita.
Ma insomma, considerando il fatto che è da settembre che apro questo adorato locale tutte le mattine, e tutte le mattine la sveglia suona alle sei e io premo ripeti  sveglia lei risuona e io premo ripeti sveglia lei risuona e io premo ripeti sveglia lei risuona e io mi alzo penso domani faccio aprire a gioia e mentre cerco qualcosa di stirato da mettermi al buio perchè devo cambiare la lampadina e se apro la persiana mi vede tutta la nazionale che ancora non ci sono le tende dico se per le sei e quarantadue riesco ad uscire di casa ok sennò passa il treno perdo sei minuti e poi se Palma mentre mi dà il vassoio di paste dice una parola in più becco il passaggio al livello pure al ritorno allora mi conviene passare al lungomare. Poi esco di casa e sono le sei e quarantatre allora perdo sei minuti e poi Palma c’ha qualcosa da confidarmi e non mi dai mai al volo quel cavolo di vassoio e al ritorno passa al lungomare ma allungo e allora arrivo tardi e c’è il vecchio in pole position con il ghigno, e qualche volta pure roberto che poi la tira alla lunga per giorni e giorni, che sono arrivata tardi e che dico che apro alle sei e mezza e invece prima delle sette non c’è mai traccia di me. Poi entro, spalanco tutte le vetrate pronunciando parole irripetibili contro mio fratello che un giorno o l’altro mi farà venire la febbre, che c’è una puzza di fumo che nemmeno la CANTINA DE CICCIO’ (famosa cantina di un uomo abbastanza in carne, evidentemente). Poi entro dietro al bancone e bestemmio in lingua cinese sempre contro mio fratello, che non ha ancora capito che nottetempo i bicchieri rimangono dove lui li ha lasciati e non si autolavano nè si mettono a posto. Bastardi i bicchieri ma bastardo pure lui. Allora, dato che sono arrivata tardi e c’è il vecchio con il ghigno che più mi vede innervosirmi più ghigna cerco di nascondere il nervosismo e pulire tutto in tre secondi e poi sistemare le paste fargli il cappuccino con il cacao sopra ed un bicchiere di acqua gassata. Poi prendo il sacchetto degli avanzi di ieri, pane brioche latte scaduto, sono soddisfatta di me quando è mezzo vuoto e sbuffo quando invece è pieno,  cosa che il ghigno lo fa aumentare se possibile, stavolta non contro di me ma a favore delle sue galline. Glielo sistemo davanti alla porta, ed in cambio sabato avrò un paio di dozzine di uova fresche, che finiranno nella tortilla dell’aperitivo della domenica, che ormai sono una specialista. Lo lascio un attimo da solo e corro da Gianni a comprare i giornali. Messaggero Gazzetta e Corriere Adriatico. Due euro e cinquanta. Vorrei Repubblica ma non si può, a volte la compro per me e la leggo in cucina. Vorrei pure Tuttosport, ma quest’anno gli interisti li faccio contenti fino in fondo, tanto cosa vuoi imbrogliare. E poi sulla Gazzetta c’è la finestra di Gene Gnocchi che mi fa sempre fare la prima risata della giornata, di buojn auspicio comunque vada. Poi parte le giornata e via. E’ sempre tutto talmente uguale che già sogno altri lidi, altri ritmi, sedie,scrivanie, scartoffie, no esseri umani, busta paga e sindacati.
E allora, voglio sapere, come ho fatto stamattina a dimenticarmi le paste????????Cioè come ho fatto a prendere la macchina, girare a destra, arrivare, trovare il vecchio e pure il ghigno, fargli il cappuccino, lavare i bicchieri, mettere il sacchetto, correre a prendere i giornali…e poi tirare fuori il sorriso più smagliante che ho quando è arrivato il primo cliente vero, continuare a sorridergli mentre si guardava intorno spaesato, e pure mentre mi chiedeva timido "hai per caso delle brioche"????????????????????
 

santiago aspettami, stavolta arrivo.
16 aprile 2010

Pane e nutella come nutrimento, come cena un pò disordinata, approssimativa e vagamente disperata. Come antidolorifico, però. Come antidoto momentaneo al retrogusto di sale.
Sono rimbalzata fin quì come piaceva a me, trasportata dalle mie paure a forma di decisioni, volando leggera con il paracadute effimero delle mie ragioni. Ora è primavera, piove, ed ho una gran voglia di Natale. Vorrei mettere indietro l’orologio che non avevo, vedere il paesaggio fuori pieno di neve ed il dentro già sciolto, dissolto, liberato.
Vorrei essere in tempo. Ma non vorrei essere in nessun altro posto, che quì dove sono ora. E non vorrei essere nessuno di diverso da quello che sono ora, io sempre uguale eppure così diversa, così ammaestrata dalla vita che più la scacci e più entra giù dura.
Non scambierei nemmeno un minuto di questo percorso, con uno più saggio, più convenzionale, più scontato e meno rischioso.
Perchè ogni goccia del mio dolore accoglie l’eco del tuo dolore e si centuplica nell’idea dell’inevitabile.
Perchè ho l’anima alla deriva, i cinque sensi sconvolti, gli ormoni tutti allarmati, e troppe lacrime in agguato, liberate dall’attesa.
Perchè sono fragile come non avrei mai creduto.
Perchè sconterò l’ergastolo per non averti saputo ascoltare, e la pena di morte per aver tentato di uccidere il tuo amore, nonostante tutte le attenuanti generiche e la convinzione della legittima diesa.
Ma ho la sensazione profonda di essere riuscita a diventare quella che avrei sempre voluto essere, quella che meritavi, quella che forse credevi. Appena in tempo prima di essere giustiziata.
Per lo meno, comunque vada, vivere ha avuto un senso.
 
Ora basta pianti, rimpianti, colpe, recriminazioni. Che nelle lamentele, dicono i buddisti, si esaurisce la buona sorte. Mi rimetto il sorriso nell’anima, lo sguardo lontano e lo zaino in spalla.
E’ tempo di vivere adesso.