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“NON TUTTI QUì MA SPARSI PER IL MONDO”
8 settembre 2009

Ieri la giornata è inizita con la mia macchina troppo tedesca che voleva mettere la cintura ai faldoni di fatture che mi portavo appresso, e me che dopo pochi metri la cintura ai faldoni l’ho messa, perchè alle sei del mattino, con una notte simile ancora sulla pelle, altri due km di bip bip bip non li avrei potuti reggere.

Poi sono arrivata al locale, mi sono fatta un caffè ed ho messo il cd di Vasco in attesa che arrivasse Alì, che di tirarmi fuori tutti i tavoli da sola non ne avevo la minima intenzione. Guardavo il mare agitato, e pensavo in simultanea che la prima fila di ombrelloni era in pericolo, che l’estate mi sa che era finita, e che avrei fatto meglio a mettere la felpa. In quel momento è arrivata una ragazza. Non erano ancora le sette, era freddo che io sognavo la felpa, e lei mi ha chiesto un lettino. Le ho detto di aspettare un attimo, che dovevo prendere le chiavi dei lettini. Ho appoggiato la tazzina e sono entrata a prendere la chiavi sperando di vedere Alì arrivare, che pure andare in spiaggia a portare il lettino a quella squilibrata, samattina….Alì non c’era, ma lei mi ha seguita dentro, voleva fare colazione. Così io preparavo il cappuccino e Vasco attaccava con "la nostra relazione". Poi mi sono girata, e lei mi guardava fissa. Ho pensato di aver capito male, magari voleva il caffè. Ho provato a domandare "cappuccino???" con sguardo interrogativo. Ma lei era già in lacrime. Sguardo mio ancora più interrogativo, con una puntina di partecipazione ed un’altra puntina di "qualsiasi cosa tu abbia non lo voglio sapere, che già la mia nottata è stata non c’è male". Ma lei, credo, non ha notato nessuna delle puntine: ha detto, con un filino di voce, "questa canzone no". E giù singhiozzi. Non respirava più. Ho spento lo stereo alla velocità della luce. Le ho offerto un fazzoletto. Poi una brioche con la nutella che non mi aveva chiesto. Mi è sembrata l’unica cosa da fare, per lo meno con me avrebbe funzionato più di mille parole di circostanza. Che tanto sarebbero solo state di circostanza le parole. Cosa avrei potuto dire. Io poi. In questo momento della mia vita. Comunque ha funzionato. Si è risparmiata la mia finta compassione (più di quella non le avrei dato, che a precindere dal momento specifico della mia vita, a me le esternazioni così plateali e rumorose dei sentimenti mi toccano più il sistema nervoso che la PìETAS) e si è guadagnata un bel momento di estasi, lei e la nutella, altro che letto ormai disfatto. Poi ha preso il lettino, e mi sa che se il mare ha continuato ad alzasi uno zampino ce l’ha messo pure lei.

Nel frattempo Alì è arrivato, e con lui tutto il mondo affamato che ha deciso di fare colazione quà, soprattutto da quando abbiamo deciso di fare i turni e la mattina sto da sola.

Così iniziamo. La signora si vede subito che cerca rogna. Vuole un cappucino basso. Io provo con poco latte e ci siamo. Poi vuole una brioche più piccola. Le propongo di tagliarla a metà e di riporre la metà inutilizzata in una busta. Lei acconsente con la testa. Trenta pari. Poi va in bagno e ne esce esterrefatta. A me sembra che nessuno sia andato in bagno prima di lei. Quindi teoricamente dovrebbe essere pulito. A meno che nel frattempo non sia uscito un coccodrillo dalla doccia, anche se non siamo in America. Tutto può essere. "Che succede, Signora????". "La porta del bagno NON FUNZIONA". "Cosa vuol dire NON FNZIONA, Signora????" "NON SI ACCENDE LA FOTOCELLULA". ??????????. Ah ecco. "La fotocellula non c’è, però può sempre provare con la manina, Signora". Gioco per me. Ma ormai la giornata è iniziata male.

Così arrivano in fila un vecchio incazzato perchè ha trovato sui tavoli due copie del messaggero e nemmeno una di Stadio, ed è già la seconda volta che viene e che non trova Stadio, e ci aveva pure avvertiti, e allora sai che fa????Lui non torna più. E un altro vecchio. Lui il suo giornale lo trova, sarà che è meno pretenzioso e si accontetnta della Gazzetta. Poi di solito se la studia fino all’ora di pranzo. Chiaramente occupando un divano per quindici persone, da solo, tutta la mattina. Tutte le mattine. Quello che consuma è un bicchiere d’acqua del rubinetto con ghiaccio e un pò di limone. Da servire al tavolo, uno ogni mezz’ora circa. E arrivederci e grazie. Solo che oggi il Comune fa i lavori all’acquedotto, così per un paio d’ore niente acqua dal rubinetto. Glielo spiego gentilmente, invitandolo a prendere la bottiglietta, che ottanta centesimi una mattina li potrà pure sprecare. O no???No. Voleva il bicchiere, da dove lo prendi "non me ne mborta cò". Io faccio lo scontrino, e lui "non ce proà a fa la stupetella, che stamatina te ‘mocco" con tanto di pugno proteso a mezzo millimetro dal mio naso già provato.

Di seguito una cliente fissa mi ha fatto la dimostrazione di pulizia con degli stracci magici ai quali lo sporco si attacca e tu puoi anche pulire per terra e poi il piano cottura con lo stesso straccio, tanto quello lo sporco non lo molla. E che schifo, Dio mio. E poi, dulcis in fundo, una coppia di mezza età. Due brioche subito, e due caffè al tavolo alle nove e quarantadue. E con questo, io chiudo e vado a casa. Gioco set e incontro per voi.

Alle due arriva Elis. Senza fiatare gli comunico l’incasso, i tavoli da finire di servire e quelli già serviti che devono ancora pagare. Le arance non ci sono, i limoni sono in frigo. Io passo in banca e vado a dormire un pò.

E occhio che oggi deve aver chiuso un manicomio nei paraggi.

 

 

 

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