schifezze quotidiane in un paese di merda

Quando non ti capita spesso di non riuscire a sorridere poi quando ti capita non sai nemmeno come fare. C’è la festa stasera, poi verrà la polizia, ci sarà da ribattere e battersi e controbattere, ed io ho lo stato vitale a secco di energie, e un’aurea di grigiore addosso che devo per forza scrollare via. Come non lo so.
Perchè lo schifo che mi fanno le leggi razziste di questo stato è sempre stato un bell’argomento su cui dissertare. Begli articoli da scrivere. Belle parole da spendere tra di noi. Brava gente con forte senso civico e grandi capacità oratorie.
Poi alla resa dei conti, Alì è il dipendente migliore che il Sunrise abbia mai avuto.
Prima c’era Celestino. lui era rumeno e infaticabile. Nessun problema di carte di soggiorno perchè la romania è entrata in europa. ma un carattere difficile e prepotente, tendente al violento direi. Se n’è andato dopo che ho rischiato più volte la decapitazione, io che non so fare calcoli e zitta non ci so stare nemmeno qaundo ti avvertono di dover salvare la pelle.
Poi è venuto Massimo. Soprannominato flash. Un adolescente civitanovese innoquo si, ma lento che se gli camminavo davanti per indicargli il posto dove doveva andare, mi voltavo a metà strada e lui doveva ancora alzarsi dalla sedia. Poi un giorno gli ho chiesto di venire mezz’ora prima e l arisposta è stata "non ce la faccio assolutamente". allora è venuto Matteo. Adolescente anche lui, e bello come il sole. Certo non sveglio, ma in quel caso dio era stato giusto e non mi sono lamentata. Solo che dopo un pò, sarà che in spiaggia fa caldo, ha iniziato ad accusare un forte dolore al dito pollice e non è più potuto venire. Così di punto in bianco. Allora d’emergenza è venuto Luca, che però non poteva essere assunto perchè la sua ex moglie canadese vuole rubargli tutto (!!!). Così ho conosciuto Alì. E’ venuto per una settimana di seguito, a chiedere lavoro. Io sorridevo e dicevo che ero a posto, che non mi serviva niente. Ma lui tornava. Mi metteva gli occhi negli occhi e diceva che lui aveva bisogno di lavorare.
Ha iniziato da due giorni, ed è una delle più belle persdone che io abbia conosciuto. In tutto. E’ orgoglioso e con una gran stima di se, un forte amor proprio. E’ onesto e premuroso. Gentile nei modi e forte nel fisico. E’ preciso, premuroso, instancabile. Sa fare tutto e non si tira mai indietro. E’ sveglio come devi essere quando la vita te la devi arrangiare. E intelligente. E’ fiero.
Solo che non ha il permesso di soggiorno.
E così, dopo un breve, lucido e crudo colloquio con il consulente del lavoro, gli ho dovuto dire che lui, con tutti quei pregi che ha, lì non può lavorare.
Io ho agguiunto che non è colpa mia, che questo stato di merda in cui vivo ha reso l’immigrazione clandestina un reato e chi assume un clandestino è punito con una pena minima di tre anni di reclusione, il che significa che non vale nemmeno la condizionale, e che toccherebbe andare in galera.
Gli ho detto pure che l’amministratore è mio fratello e che io al limite avrei potuto rischiare per me, ma non posso rischiare per lui.
Gli ho detto tutto quello che gli potevo dire per lavarmi la coscienza.
La verità è che lui era in lacrime, con tutta la sua fierezza.
Ed io sono solo degna del posto in cui vivo. 
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