Archive for luglio 2009

dolce far niente
30 luglio 2009

Non sono perfetta nemmeno io. Lo so.
E quando tutti quelli che ti stanno intorno sembrano avercela con te, certo c’è qualcosa che non va. Qualcosa hai sbagliato, non fosse altro che a scegliere le persone che ti stanno intorno. Quindi comunque la responsabilità è tua.
Prendo atto, prendo un aulin per il mal di testa, poi prendo la bici e mi vado a schiarire un pò le idee.
Perchè un pregio ce l’ho.
So che stanotte dormirò. Che sono capace di dormire come un angioletto anche dopo una giornata passata così, in guerra con me stessa e con il mondo.
E che il sonno mi ristora, e che domani mattina tutto mi sembrerà meno terribile.
Per adesso premo pause e vado avanti.
 

schifezze quotidiane in un paese di merda
29 luglio 2009

Quando non ti capita spesso di non riuscire a sorridere poi quando ti capita non sai nemmeno come fare. C’è la festa stasera, poi verrà la polizia, ci sarà da ribattere e battersi e controbattere, ed io ho lo stato vitale a secco di energie, e un’aurea di grigiore addosso che devo per forza scrollare via. Come non lo so.
Perchè lo schifo che mi fanno le leggi razziste di questo stato è sempre stato un bell’argomento su cui dissertare. Begli articoli da scrivere. Belle parole da spendere tra di noi. Brava gente con forte senso civico e grandi capacità oratorie.
Poi alla resa dei conti, Alì è il dipendente migliore che il Sunrise abbia mai avuto.
Prima c’era Celestino. lui era rumeno e infaticabile. Nessun problema di carte di soggiorno perchè la romania è entrata in europa. ma un carattere difficile e prepotente, tendente al violento direi. Se n’è andato dopo che ho rischiato più volte la decapitazione, io che non so fare calcoli e zitta non ci so stare nemmeno qaundo ti avvertono di dover salvare la pelle.
Poi è venuto Massimo. Soprannominato flash. Un adolescente civitanovese innoquo si, ma lento che se gli camminavo davanti per indicargli il posto dove doveva andare, mi voltavo a metà strada e lui doveva ancora alzarsi dalla sedia. Poi un giorno gli ho chiesto di venire mezz’ora prima e l arisposta è stata "non ce la faccio assolutamente". allora è venuto Matteo. Adolescente anche lui, e bello come il sole. Certo non sveglio, ma in quel caso dio era stato giusto e non mi sono lamentata. Solo che dopo un pò, sarà che in spiaggia fa caldo, ha iniziato ad accusare un forte dolore al dito pollice e non è più potuto venire. Così di punto in bianco. Allora d’emergenza è venuto Luca, che però non poteva essere assunto perchè la sua ex moglie canadese vuole rubargli tutto (!!!). Così ho conosciuto Alì. E’ venuto per una settimana di seguito, a chiedere lavoro. Io sorridevo e dicevo che ero a posto, che non mi serviva niente. Ma lui tornava. Mi metteva gli occhi negli occhi e diceva che lui aveva bisogno di lavorare.
Ha iniziato da due giorni, ed è una delle più belle persdone che io abbia conosciuto. In tutto. E’ orgoglioso e con una gran stima di se, un forte amor proprio. E’ onesto e premuroso. Gentile nei modi e forte nel fisico. E’ preciso, premuroso, instancabile. Sa fare tutto e non si tira mai indietro. E’ sveglio come devi essere quando la vita te la devi arrangiare. E intelligente. E’ fiero.
Solo che non ha il permesso di soggiorno.
E così, dopo un breve, lucido e crudo colloquio con il consulente del lavoro, gli ho dovuto dire che lui, con tutti quei pregi che ha, lì non può lavorare.
Io ho agguiunto che non è colpa mia, che questo stato di merda in cui vivo ha reso l’immigrazione clandestina un reato e chi assume un clandestino è punito con una pena minima di tre anni di reclusione, il che significa che non vale nemmeno la condizionale, e che toccherebbe andare in galera.
Gli ho detto pure che l’amministratore è mio fratello e che io al limite avrei potuto rischiare per me, ma non posso rischiare per lui.
Gli ho detto tutto quello che gli potevo dire per lavarmi la coscienza.
La verità è che lui era in lacrime, con tutta la sua fierezza.
Ed io sono solo degna del posto in cui vivo. 

Pausa
10 luglio 2009

Ogni tanto al mattino quando esco e tutti dormono e il mare espande raggi di sole ovunque vorrei essermi svegliata prima, avere già pedalato fino al molo, respirato quell’odore e contemplato i colori. Vorrei già essermi seduta sul mio scoglio, che ormai non mi vede quasi più, ed aver fissato tutto quello che respiro insieme agli odori e ad un pò di salsedine, tutte quelle sensazioni sulla pelle. Vorrei aver scritto di getto quelle cose assurde che provo. Senza pensare. Senza la coscienza che invece poi piano piano affiora, e rende complicate cose che non lo sono affatto.  Ma poi il mattino dopo i buoni propositi non si avverano mai, e la sveglia che suona mezz’ora prima è solo l’occasione per dormire un’altra consapevole, profonda mezz’ora. Così’ le cose assurde che provo mi dimentico pure di provarle.
Che nel frattempo, dopo le sensazioni, il paesaggio, e la bici fino al lavoro, ci sono le colazioni servite, le pizze da fare, gli aperitivi da preparare e gli aperitivi da servire. Ci sono i clienti da accontentare. C’è da sorridere a chi ti chiede un cappuccino chiaro semitiepido al vetro e tu non riesci mai a cogliere la temperatura giusta. Sospiro prima di provare. Troppo caldo, sospiro,  aggiungi latte freddo. Sospiro, è il bicchiere che è troppo caldo cambia bicchiere. Troppo freddo, sospiro, aggiungi latte caldo. Sospiro, finito di bere e via senza salutare con sguardo di disapprovazione (e che torni a fare tutte le mattine non si è ancora capito). Sarà il caldo. Poi c’è la banca, le fatture da registrare, i pagamenti da controllare e pregare iddio che ce la mandi buona. Poi ci sono i pranzi, i turni dei dipendenti, le idee di mio fratello, le idee diverse del socio, le mie idee. Poi ci sono gli extracomunitari che vengono a chiedere lavoro, c’è "io lavorare anche senza soldi, io troppo bisogno di lavorare". Poi arrivano i fornitori, più i rappresentanti della concorrenza, con i loro gelati migliori da assaggiare, i loro detersivi sensazionali, i loro servizi di qualità migliore e prezzo più basso. Poi c’è Elis che canta Gigi D’Alessio ed adora Berlusconi. C’è che non posso parlare di politica ed ogni tanto semplicemente ascolto e poi mi volto e parlo da sola sennò implodo. Poi c’è che mangiamo a turni, in piedi, in cucina, nascosti tra i frigoriferi. Poi prepara il pranzo servi il pranzo pulisci la cucina sporca del pranzo. Poi di nuovo gli aperitivi, però prima la spesa perchè mancano due tre cosette essenziali. Poi ordina il resto per domani, ed attenta al tempo del week end che se è caldo la spesa è poca ma se piove poi sprechi tutto. Poi c’è che arriva l’ora di cena, arrivano Robera e Federica, mi fanno un americano potente, ed il resto della serata scorre leggero. Potrebbe. Perchè poi riprendo la bici, la campagna ed il mare insieme fino a casa a volte non li vedo, perchè è notte di già. E poi quella strada sarebbe meglio evitarla che senza luci, sai com’è, con i tempi che corrono. Domani vado via prima. Prometto che domani torno presto.
Poi arrivo a casa, faccio la doccia e nonostante il caos peggio di sempre e gli armadi pieni di panni sporchi ed il lavandino pieno di piatti, penso che questo è il lavoro dei miei sogni nel locale dei miei sogni. Poi mi butto sul divano e vorrei dormire. Certo tra due braccia amiche sarebbe fantastico.
Ed invece, tempo due minuti, c’è da tirare fuori scudo ed elmetto che comincia la guerra.
Forse sono un’egoista. O forse siamo in due.
Poi ci sono i buoni propositi, ma quelli fanno sempre la fine della sveglia del mattino.
C’è che mi sa tanto che ho bisogno di una pausa.