Archive for agosto 2008

SIAMO TUTTI IN BUONA FEDE
31 agosto 2008

Da un pò ho finito di leggere "L’INCOSCENTE" di Diego Cugia, ed ancora devo un grazie a Marco per avermelo regalato, ed anche per l’emozione forte e inaspettata di quel momento di così tanti (ops, solo due) anni (ops, mesi) fa….
 
Questo passo del romanzo, poi, mi sebra decisamente illuminato, nonchè AZZECCATiSSIMO:
 
"Siamo tutti in buona fede, questo è l’inganno dei rapporti umani. Anche una vittima, se si calasse nei panni del suo assassino, trovere giustificazioni al proprio omocidio. Siamo tutti vittime, aggressori e no, traditori e traditi, tutti in buonafede. Ciascuno con la propria versione, i parenti compatti, le alleanze di comodo, gli amici agguerriti, i pettegolezzi che si gonfiano come piccioni di piazza San Marco, e volano di caffè in caffè, da quartiere a quartiere, da un anno all’altro. Mai come oggi il mondo intero si ritiene in buonafede: siamo tutti contro la guerra, contro la fame, contro l’ingiustizia e il totalitarismo, anche i dittatori. Tutti in diritto e con licenza d’uccidere. La malafede non esiste. Ciascuno è vittima. Un mondo d’innocenti pretende di essere risarcito."
 
E’ vero che di tutta questa situazione che ci gira intorno, io non ho scritto niente.
Avrei spesso voluto mettere a fuoco qualche dettaglio.
Parlare dell’onestà, per esempio, di cosa davvero significhi essere onesti e di quanto labile sia il confine con la più sterile forma di ipocrisia, con la più spietata espressione di egoismo. Di quanto sia potente il luogo comune, il chiacchiericcio della gente e la foga di chi è lì, arroccato come un predatore, che aspetta con attenzione meticolosa una qualsiasi mossa falsa di un qualsiasi essere vivente nel suo raggio visivo, per sfoderare tutte le sue frustrazioni nascoste e colpire duro. Di quanto la cattiveria più vera sia quella travestita da principio morale, da suddivisione aprioristica tra bene e male. Di quanto sia paradossale l’essersi impegnati con tutte le forze semplicemente per rispetto degli altri, piuttosto mancando di rispetto a se stessi, cercando di non ascoltarsi, e di confondersi, e di non prendersi sul serio, e poi trovarsi d’improvviso nell’occhio del ciclone, ed ascoltare da chi non c’era (e pure da chi c’era) e non sa (oppure sa ma poi d’improvviso dimentica) cosa avremmo dovuto fare, se fossimo state persone leali. E chiedersi allora dove si è sbagliato, ed essere certi di avere mille ragioni, e certi che si avrebbero le stesse opposte mille ragioni pure a trovarsi dall’altra parte della barricata. Concludere che le ragioni, alla fine, sono abbastanza fallaci e non servono a gran chè; che ad essere vivi la coscienza si sporca un pò, e che ci vuole coraggio ad accettarlo, questo; che infondo, ognuno guarda il mondo con gli occhi che ha. Che, appunto, siamo tutti in buona fede….
Poi avrei parlato dell’amicizia e della mia sensazione di abbandono, in un momento in cui i giudizi, i discorsi i dettagli e le recriminazioni sono state più importanti della condivisione di qualcosa di bello. Di quanto sia stato difficile accettare l’imparzialità, più che altro, più che il giudizio l’incomprensione o il punto di vista. Chiedersi però se fosse giusto aspettarsi la parzialità più totale in nome di nottate passate a dire niente al telefono e di canne fumate a letto di mattina presto, di magliette prestate e bugie concordate, di risate e pianti e viaggi e confessioni e pensieri che non si potevano dire se non a te. Concludere che tutto questo non c’entra niente, che meglio di così non si poteva proprio fare, date le circostanze. Sapere tutto questo razionalmente, e sperare di convincere il cuore che lo stesso si sente triste e tradito. Sperare che passerà, sapendo bene che non è vero, che passerà solo fuori, che dentro non è una ferita ma una consapevolezza, e la consapevolezza non ha margini per rimarginare.
Siamo tutti in buona fede….
Avrei parlato dell’amore, anche. E sarebbe stato difficile spiegare come lo ritengo un concetto che divide le persone in due mondi lontani, che non si capiranno mai. Quelli che IO ti amo ed allora tu devi devi devi devi;e quelli che io ti amo ed allora TU sii TU. Sarebbe stato difficile spiegarlo, ed in effetti non è spiegato bene così. Proust rende meglio il paradosso quando, in”Alla ricerca del tempo perduto", dice "Io amavo veramente la signora di Guermantes. La più gran felicità che avrei potuto chiedere a Dio sarebbe stata di far piovere su di lei tutte le calamità e che, rovinata, disprezzata, spogliata di tutti i privilegi che mi separavano da lei, non avendo più una casa dove abitare e una persona che acconsentisse a salutarla, ella venisse a chiedermi rifugio…"
 
In realtà, siamo tutti in buona fede……
 
 
 
 
 
 
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e quelli nostri, di diritti civili????????????
27 agosto 2008

Le Olimpiadi non godono di un fascino particolare, per me. Sarà che certi sport, a vederli una volta ogni quattro anni, non è che mi appassionano molto. Qualche specialità, poi, più la guardo e più non la capisco, e questo non aumenta la mia voglia di stare lì, a guardare. Uniamo pure il fatto che è estate, e la mia permanenza in quella mia casa fresca ed arieggiata è ridotta ai minimi termini, nonostante le mancate vacanze di questo Agosto. Però le emozioni dei protagionisti mi contagiano, quelle interviste a fine gara che trasmettono tutto quello che c’è dentro l’atleta, il coraggio, la fatica, la determinazione. Le lacrime piene di storia, di allenamenti, di mattinate fredde a svegliarsi presto con il cronometro in mano, e di pasti serali ricchi e meritati. Così poi, partecipando alla commozione con la pelle d’oca anch’io, senza nemmeno sapere bene cosa sia il judo, detestando la boxe, trovando noiosissima la marcia, li ho immaginati a telecamere spente, in jeans e maglietta, passeggiare per le enormi vie della mia Pechino orgogliosa e bardata a festa. Li ho visti felici nella città proibita, ad apprezzare l’ospitalità laboriosa e riservata dei pechinesi, usuale e non taroccata, e nemmeno confezionata per l’occasione. Li ho osservati a Tien An Men, pensierosi ed attenti, a ricordare un carro armato famoso ma vissuto da così lontano che allora era sembrato una favola. E non ho potuto fare a meno di riflettere sul tormentone dell’estate: i diritti civili dei cinesi.
Forse esagero, perchè sono arrabbiata con l’Italia, nonostante gli inni le bandiere ed il medagliere. Non lo sento più tanto mio, questo posto ipocrita in cui la politica così squallida e vigliacca è solo lo specchio di noi, società civile, che siamo tutti buoni e puri ed in buona fede e facciamo un gran parlare di tutto basta che poi nessuno tocchi le nostre tasche, anche se ormai a ben guardare le nostre tasche non sono nemmeno più tanto invitanti.
Ho sentito dire, per esempio, che c’era da boicottare le Olimpiadi, perchè in Cina non sono rispettati i diritti civili (e perchè i cinesi massacrano i tibetani).
Encomiabile, non c’è che dire. Alta sensibilità ed empatia umana. Come potrei non essere d’accordo con la storia dei diritti civili (e con il Dalai Lama)????????Chi potrebbe schierarsi CONTRO  i diritti civili dei cinesi??????
Ed allora non mi metterò di certo ad intavolare una polemica sterile sul perchè il Governo và e parecipa con ministri e sottosegretari incravattati e spesati, e poi si permette di chiedere all’atleta che si prepara da anni a quell’obiettivo di non andare, o se proprio devi almeno parla, fatti sentire, urla BASTARDIIIII e fai le pernacchie a chiunque si avvicini a te e abbia gli occhi semichiusi. Non penserò che la Meloni perchè non ci va lei, ad insultare Hu Jintao. Non mi chiederò cosa pensa di cambiare nel mondo Gasparri facendo zapping (e nemmeno la farò, la battuta troppo scontata di gasparri con la zappa). Perchè stavolta non ce l’ho con il Governo. O per lo meno non solo.
Ce l’ho di più con chi magari davvero si è messo a fare zapping per i DIRITTI CIVILI dei cinesi, e si ritiene una brava persona per questo, e sbandiera di essere uno di principi, e poi appena ne vede uno per strada, di cinese, vorrebbe colpirlo in testa con un martello e poi prendergli le impronte digitali. E’ strana la gente. I diritti civili si, ma a casa loro, non scherziamo (che quì ci rubano il lavoro, e contraffanno le borse della tods, che poi uno spende cinquecento euro per comprarsela, quella sacca griffata, e ci sta pure che va in giro e qualche inesperto pensi che invece abbia speso quindici euro contrattati con Mustafà).
E’ una società difficile, quella. Miliardi di persone, una dittatura che traballa ed un altro sistema ugualmente corrotto ma almeno opulento che si insinua e promette, strega, confonde, fa sognare una felicità che (noi lo sappiamo) non c’è. Grandi disuguaglianze, ingiustizie, sfruttamento, fame, poca libertà, censura.
Non penso sia possibile partire dai diritti civili. Onestamente e molto poco popolarmente non so nemmeno se sia giusto, o meglio, non so se sia storicamente e concretamente applicabile proprio il nostro concetto di giustizia e civiltà, o se in quella situazione specifica civiltà e giustizia debbano avere per forza di cose un’accezione diversa.
Quello che so, è che noi ne abbiamo fatta di strada, e che le nostre condizioni di partenza, storiche, politiche, economiche, geografiche e sociali, erano diverse, e forse per certi aspetti più semplici. Eppure sempre quì siamo, con le nostre stesse disuguaglianze, la nostra semi libera informazione, la nostra libertà apparente, in questo occidente talmente arrogante da autocelebrarsi e poi armarsi fino ai denti per esportare le sue conquiste democratiche.
E noi italioti senza più dignità, allo sbaraglio e a testa bassa in una nazione in cui la censura di una tetta del tiepolo, tra l’altro senza un perchè, ci scivola addosso in un trafiletto nascosto, tanto siamo impegnati con i diritti dei cinesi e la condanna della Franzoni.
Il loro sistema non mi piace. Sia chiaro. Hanno della strada da fare. Speriamo solo di non essere la loro stella polare.
 

osservazioni di una cameriera prima della frattura
26 agosto 2008

Tra i tavoli della pizzeria, l’altro giorno, mi sono accorta di due cose. Anzi tre.
OSSERVAZIONE NUMERO UNO (POLITICA)
La gente non ha più soldi. Prima a fine serata avevamo il poblema di come dividerci le mance. Qualche cameriere pensava di essere più furbo di noi e si teneva le sue prendendo poi parte alla spartizione delle nostre (io non lo so perchè, ma pur ammucchiandone più di tutti, proponevo sempre questo sistema comunista della cassa comune e della spartizione in parti uguali a fine serata. Non avevo ancora ben chiara la saggezza del concetto di meritocrazia). Qualche titolare invece si riteneva ancora più furbo e ci intimava di darle a lui, che poi a fine stagione avremmo fatto una cena tutti insieme……!
Invece ora che saprei come fare, e che vivrei serenamente i miei sudati riconoscimenti, ricevo solo dei gran sorrisi e strette di mano e pacche sulle spalle in cambio. Il resto lo contano e lo ricontano concentrati al centesimo. E crisi sia.
OSSERVAZIONE NUMERO DUE (PERSONALE)
Qualcuno potrebbe anche obiettare che sono invecchiata, e che di fatto le mance erano più un riconoscomento all’avvenenza adolescenziale che alle effettive capacità interpersonali. Potrebbe anche essere. Certo è che sono invecchiata, e che pur mantenendo una insana passione per questo tipo di occupazione, dovrei iniziare a pensare che ormai, davvero, non ho più l’età….
OSSERVAZIONE NUMERIO TRE (SOCIALE)
Ci sono persone che insieme si divertono. Coppie, amici, famiglie. Sanno di che parlare, e si gustano le serate.
Poi invece ci sono quelli tristi, insoddisfatti. Quelli con gli occhi bassi, che non si guardano tra di loro ma piuttosto fissano la tv che manda il tg senza audio, o qualche programma stupido sul ritmo del cd di giuliano palma che ho messo in sottofondo per estraniarmi un pò. Ecco. Nelle serate in cui qualcosa va storto e ai tavoli si attende di più, questa ultima tipologia è il mio incubo, mancia a parte.
L’attesa che si allunga diminuisce la loro resistenza, la tolleranza reciproca. Si arrabbiano come iene cinesi, e spergiurano che non torneranno più. E poi, alla fine, non è nemmeno vero, che te li ritrovi ancora lì, di nuovo annoiati, di nuovo muti, e stavolta sul piede di guerra.
Se un giorno qualcuno dovesse sentirmi mentre mi lamento al ristorante, perchè ho fretta ed il cibo non arriva, mi dia una botta in testa, secca. E non si faccia vedere mai più…………