Incipit

30 marzo 2014 - Leave a Response

“così non va, devo cambiare” disse lei. E si mise a fare i bagagli. Solo che per cambiare, lo realizzò all’istante, sarebbe dovuta restare ferma. Lo sapeva benissimo. Ma era già troppo tardi, una volta formulato il proposito non si dava certo modo di temporeggiare. Non che non permettesse alla sua testa di criticare ogni sua mossa, di rimuginare, accanirsi con forza contro ogni minimo dettaglio del suo muoversi o stare ferma, anzi, le sue contraddizioni le coltivava, le rispettava, rimaneva loro fedele fino infondo. Però nel frattempo si organizzava a seguire solo l’istinto, non si faceva disturbare più di tanto da quell’inevitabile rumore di fondo e, qualunque fossero le conclusioni raggiunte, lei organizzava la fuga. Adesso appunto era lì, l’autista le stava proprio indicando il suo posto: 45 lato finestrino. Meglio, “il lato corridoio è una delle cose che odio di più al mondo, non so dove appoggiare la testa per dormire ed il pensiero di finire nel sonno sulla spalla di uno sconosciuto mi tiene sveglia e nervosa per tutto il viaggio” pensò, passando come sempre dai massimi sistemi a certe immonde futilità con una leggerezza che avrebbe stravolto persino lei, semmai fosse riuscita ogni volta ad accorgersi dell’irruenza disordinata dei suoi pensieri. È che infondo si piaceva così, con quel potere di andare incontro alle cose senza farci caso, buttarsi dentro guardando in alto e fischiettando come se non ci fosse altra via che quel groviglio e poi sguazzare giù nella melma perchè è nella melma che ti vengono le idee migliori sul senso profondo da dare all’universo. Le piaceva sentirsi così, un po’ speciale e un po’ incapace. “Tu non sai campare”, le aveva detto andandosene il suo ex marito, e lei non aveva saputo resistere dal compiacersi del fatto che anche lui, anche mentre la abbandonava per sempre, la trovasse così inadatta a questo mondo. Era il suo modo per sentirsi a posto. Non era un complimento, sapeva per lo meno che non voleva esserlo. Sapeva che l’accusa gli veniva mossa con la disperazione di chi ci ha provato e non è riuscito a penetrare un muro fatto di finta leggerezza e difese astute mascherate da libertà. Sapeva con precisione quel che lui voleva dire e quali insopportabili momenti aveva in mente mentre parlava, sapeva quanto tutto questo le stava costando, in termini di perdita e sapeva che non si sarebbe più ripresa proprio per quello stesso fatto che “non sapeva campare”. Eppure, trovò irresistibile il fatto che qualcuno la conoscesse così bene e fosse riuscito a riassumere in una parola tutte le sue incapacità. Trovò assolutamente liberatorio ed assolutorio il fatto che questo mondo non fosse adatto a lei. Perchè era così che la vedeva, infondo. Lei non sapeva vivere perchè era sprovvista della capacità di adattamento, quella, stando a Darwin, fondamentale. E dunque era come era, senza contaminazioni. Questo avrebbe voluto dire soffrire in modo inverosimile per cose di cui solo lei al mondo si accorgeva, e poi di certo morire giovane (e con questo appagava in maniera definitiva le sue tendenze ipocondriache). E poi rialzarsi con quel sorriso illuminato di chi sa di essere un sopravvissuto. Era faticoso, sì. Ma c’erano dei passaggi in cui si sentiva così viva da credere che cambiarsi con una più appagata non valesse la pena. Aveva la pazienza di aspettare, i sogni segreti da sognare nel frattempo, e la forza per ricominciare tutte le volte. Era sufficiente. Non sapeva vivere la realtà, questo le dispiaceva, ma non tanto finché si vedeva alla ricerca. Come adesso, per esempio.

2013: cose che porto con me

30 dicembre 2013 - Leave a Response

– papa Francesco
-la campagna elettorale col candidato sbagliato e la passione giusta
– Plà
-una bella serata romana, d’inverno
-una bella serata al viniles, d’estate
-un pomeriggio coi motorini ed una nottata nella Ibiza che non mi aspettavo
-un litigio che non poteva più aspettare dopo una notte sbagliata ma necessaria
-quel giorno che mi sono presa libero in mezzo alla stagione, la mattina, il pomeriggio, la cena, il dopocena.
-un pomeriggio di marzo a riordinare sunrise con l’arcobaleno
-lo scudetto della juve a Torino con babbo
-l’aperitivo thailandese e le cene a tema
-alcuni venerdì in cambusa
-una serata con le olandesi che ci sarei voluta essere ed invece facevo il seitan qui a casa mia con gloria ed un topo morto e poi sepolto
– alcuni pensieri non ancora immortalati
-una luna piena
-un luna park mezzo vuoto
-una psicopatica che mi guarda fissa senza dire una parola con un gabbiano monco in braccio
-un primo maggio promettente
-Zeus e Atena e la Grecia antica. Ma pure quella tecnologica e moderna
-un bagno in piscina con quaranta gradi a mezzanotte
-la grande bellezza
-Andrea che mi scrive: è finita. siete fuori. (questo lo lascerei pure nel 2013 ma ce l’ho stampato in testa e non me lo scordo più!)

Non direi un anno esaltante, ma pieno si. Denso. Da rifare. Forse mi è, stranamente, mancata un po’ di coraggiosa follia. Che non tarderà!

2014: buoni propositi

29 dicembre 2013 - Leave a Response

Volare alto.
Uscire dai soliti schemi, o non schemi ma fa lo stesso.
Fuggire la mediocrità, qualsiasi sopraffina forma sia essa in grado di assumere.
E basta, il resto è libero.
Voglio un anno così, un 2013 upgraded, elevato.

E se adesso pongo il problema

28 dicembre 2013 - 4 Risposte

“E se adesso pongo il problema, ricorda, non c’è tregua con queste storie che sembrano per scherzo: se dopo un numero a caso ma per esempio dieci chilometri tu sai con certezza di morire li fai subìto o resti immobile tutta la vita? Oppure: toglila, la certezza: cosa fai?”
(Milo De Angelis)

Pif

10 dicembre 2013 - 3 Risposte

La mafia sono persone, poco colte per niente belle a tratti ridicole, con le loro manìe stupide che stridono con tanta superficiale crudeltà. Un’associazione di sfigatelli che uccide per mestiere senza tanta sacralità. Niente colore, niente fascino, nemmeno quello scuro che a volte attrae del male quando ha le sue profondità.
Lo stato non c’è, la politica è vigliacca (Andreotti è il colpevole) e chi si oppone a tanto, le Persone che la combattono, lo fanno ognuno con la propria forza, la propria volontà, la propria rettitudine morale. In solitudine, senza l'”esercito”che pif bambino, giornalista per un mese, si aspetterebbe.
I palermitani guardano passivamente, sono complici in qualche modo quando negano l’evidenza, “la mafia non esiste”, “uccide solo d’estate”, “sono solo cose che dicono” affari della tv.
Il compito di un genitore è proteggere il figlio dal male, ma anche dare al figlio gli strumenti per riconoscerlo il male. E allora già in fasce pif porta il suo bambino in pellegrinaggio per quei luoghi di Palermo in cui glì Eroi sono stati uccisi, quei luoghi già intrecciati con la sua infanzia e giovinezza e con tutte le vicende della sua crescita. Perchè a Palermo con la mafia ci vivi. Perchè suo figlio sappia.

Questi i messaggi del film, questo il punto di vista nuovo e dissacrante, si, sulla più grossa bassezza italiana.
Bella la Palermo sullo sfondo, bene utilizzate le immagini di allora, quelle vere, desolanti.

Come posso dire, quindi, che il film non mi sia piaciuto?

Ho fatto passare una notte, perchè lì per lì ero in bilico, ho pensato di doverci ragionare.
E niente, un film da vedere, un film bello e istruttivo da vedere assolutamente e senza dubbio.
Un film piatto però. Un punto di vista che a leggere il trailer mi era sembrato geniale, e poi la parola geniale è proprio quella che uscendo non ti viene in mente. Un film che, volutamente credo, rimane in superficie e non entra dentro. Non c’è passione, umanità. Non c’è niente di toccante e vivo, nemmeno, volutamente forse pure quello, l’amore-fissazione del bambino e poi del ragazzo e poi dell’uomo Arturo per quella femmina.
Un film in cui non piangi e non ridi, non odi e non ami ma ti limiti a sorridere e dispiacerti . Un film non per il cuore ma per la mente, volutamente continuo a credere. Ed è volutamente che, quindi, non è che andrei a rivederlo.

Non ho resistito

8 dicembre 2013 - 3 Risposte

Mi sono fatta mesi di lavaggio del cervello. Niente più pd non crederci più niente più pd non crederci più niente più pd non crederci più niente più pd non crederci più. Le primarie? Basta basta basta basta basta non voglio sapere niente non voglio sapere niente non voglio sapere niente non vi ascolto non vi ascolto non vi ascolto non vi sento non vi sento non vi sento non esistete siete degli sporchi traditori. Niente più pd. Non ci credo più. Le primarie? Basta. Non vi ascolto. Non vi sento. Siete degli sporchi traditori.
Poi stamattina come niente fosse mi sono svegliata (tardi) alzata (di fretta) vestita (pesante) fatta colazione (pesante pure quella) e sono corsa (corsa!) a votare Civati.
È questo che mi piace di me, ho una fiammella sempre accesa!

Decisione

6 dicembre 2013 - 6 Risposte

Non ero certa di aver mai detestato Berlusconi (e i di lui complici elettori) più di quanto io detesti ora Grillo e affini. Poi stamattina ho avuto una chiara e molto semplice percezione: il berlusconismo tutto (che comprende, sia chiaro, molti degli identici meccanismi della pseudosinistra) ha generato il grillismo, per questo continua ad essere il peggiore dei mali. Due lati, Berlusconi e Grillo, della stessa insopportabile medaglia.
Da non poterne più.

Possiamo dire che

28 novembre 2013 - 13 Risposte

Possiamo dire tante cose, onestamente. Ma non potendo dirle tutte possiamo limitarci a dire che.
Non appartengo a nessun luogo, davvero. Da qualche anno sono qui e presa nella rete fitta dei mille pezzi da ricomporre non me ne ero nemmeno bene accorta, di aver messo le radici, essere piantata in una casa, un lavoro, un ambiente, due cittadine minuscole, una serie di persone da salutare tutte le mattine, salve, buongiorno, ciao, a domani, buonanotte. Ad attraversare quel ponte avanti e indietro, di corsa, camminando, in bicicletta, in macchina, in scooter, da sola o con freud al guinzaglio oppure libero ma solo apparentemente: il suo destino è obbedire ed il suo libero arbitrio ha il limite del senso del pericolo mio. Mentre pensavo ad altro senza accorgermene i capelli crescevano e una vita normale prendeva forma intorno a me, come se fossi una ad una sola velocità, a colori pastello. E non c’è niente di male in ciò, lo dico con stupore e non con difficoltà. Lo noto perchè i capelli così lunghi non li ho avuti mai, mai passato tanto tempo senza un colpo di reni, un taglio impellente, un’idea improvvisa, un andarmene e lasciare lì gli spettatori di stucco, a chiedersi se sia il caso finalmente di parlare di fuga o se invece ci sia ancora quel fondo perenne di incompletezza ad attenuare il giudizio e trasformarlo in nobile ricerca. Il fatto è, invece, che non c’è fuga e non c’è fondo. Soltanto c’è che odio permanere, stanziare, piantare le radici in una situazione qualsiasi, fosse pure quella che con tanta passione vado veramente cercando. Ho bisogno, viscerale bisogno, di sentirmi viva. Ed ho bisogno che questa sensazione parta da me, e non arrivi da niente e nessuno là fuori. Conservo le persone nel cuore e non nei luoghi, quelle lontane e anche lontanissime che ti chiamano come oggi e come oggi sentirti il meglio di quanto la tua testa sappia immaginare che una persona possa sentirsi.
E organizzare nel frattempo la prossima scenografia. Ecco. Possiamo dire che ci sto seriamente pensando!

Jobs

27 novembre 2013 - Leave a Response

Non ho mai avuto il mito di Jobs. Quella sua massima che circolava tanto soprattutto dopo la sua morte, non mi ha mai emozionata. Stay hungry stay foolish. Un po’ banale, mi è sempre suonata, scontata quasi. Quel discorsetto sulla gente folle che cambia il mondo, mi è sempre sembrato un discorsetto senza tanta anima, belle parole e bei concetti, si, ma tutto qui. Un guru come tanti, alla “tanto so che vincerò”, per dire. Sarà che l’idea dell’estetica abbinata alla tecnologia non ha niente a che vedere con il mio ideale di bellezza, sarà che i meccanismi del Mac sono così sempliciotti che mi risultano complicatissimi da capire, sarà che il voler fare un oggetto bello e tecnologico alla portata di tutti, e l’averlo poi fatto, mi è sempre sembrata un’ottima strategia per diventare ricchi ma non “una rivoluzione”. Sarà pure che questa bellezza non la capisco. Sarà che la storiella commovente di uno che ha iniziato dal garage di casa sua e poi con la sua sola forza di volontà è diventato miliardario e amministratore delegato di un colosso non mi fa né caldo né freddo. Non ci ho mai trovato l’ombra di un’emozione in questo sogno americano in cui poi alla fine uno diventa ricco e famoso. Sarà che uno quando diventa ricco e famoso ai miei occhi perde tutto il suo fascino, se pure mai l’avesse avuto. Sarà che non sempre, anzi quasi mai, chi si atteggia e inneggia alla follia ne possiede le doti migliori (le peggiori persone che io abbia mai conosciuto nella mia vita sono quelle capaci delle migliori parole, le più nobili esortazioni. Quelle convinte di essere davvero alla ricerca, quelle che si credono in cammino verso le profondità e te ne indicano sempre la strada. Quelle che dicono proprio ciò in cui credo io eppure di quel quid sono talmente prive che solo a stargli vicino ti contagiano con tutta quella dissonanza, stridono, costringono anche te a gettare la spugna a beneficio di qualche storiella più o meno articolata il cui unico scopo è farti fare bella figura addirittura con te stessa).
Quando poi è morto (io ero a Chicago quel giorno ed ho saputo la notizia dall’invasione di folla con fiori foto oggettini cuoricini e bigliettini nella miriade di super eleganti negozi Apple sparsi per la città- glì americani si che sanno essere melodrammatici!) mi è dispiaciuto, e più che altro ho pensato, come sempre penso quando muore precocemente uno a cui la vita ha dato tanto, “ma guarda tu che fregatura”. Sono stata proprio triste, tanto triste e con il magone tutto il giorno, in giro per quella città così piena e viva e colorata, perchè questa cosa che la vita è una fregatura non mi va tanto giù, che chiunque tu sia cala il sipario è ciao, finito, caput.
Debbo dire che la mia conoscenza del suo mondo, della sua vita, della sua filosofia, si limitava a queste quattro questioni, e avrei riassunto il personaggio in poche superficiali parole scevre da qualsiasi giudizio, due forse: visionario e determinato. Allora quando ho saputo del il film in programmazione nelle sale ho deciso di vederlo: ho pensato che conoscendolo meglio sarei riuscita forse ad innamorarmene, chè alla fine non voglio essere così ostinatamente immune ai meccanismi di massa, alla fine sono limiti, queste incontaminazioni, sono pregiudizi e occasioni perse come quando mi incaponisco a non leggere il libro del momento o a non guardare il telefilm cult. Non mi piace perdere le occasioni di emozionarmi. Così lunedì, con il cielo che stava per sputare neve un freddo micidiale e nessuno in sala (nessuno, un supermaxischermo tutto solo esclusivamente per me!) sono andata a vedermelo. E ne sono uscita con le idee un po’ diverse e un sacco di ragioni concrete per pensarla come la pensavo prima: altro che tra genio e follia, un personaggio arido e senza anima! Con tutto il rispetto per l’aldilà in cui sei adesso Steve, ma quanto cavolo eri stronzo?! Ecco, ho capito che forse non eri uno di quelli che volevano apparire peace and love senza esserlo come immaginavo io, eri proprio uno che aveva degli obiettivi e del resto se ne fotteva. Il che, sinceramente, mi attrae molto di più.

La crisi, le opportunità.

24 novembre 2013 - Leave a Response

Buttare glì avanzi e poi comprare al cane le crocchette perchè “sono più equilibrate” (di noi senz’altro ma ci vuole poco!)

Diventare vegetariani e non poter usare il giubbotto le scarpe le borse di pelle vecchie (altrimenti mia cara, sei solo un’incoerente…eh!)

Girare per casa a maniche corte e con i termosifoni a palla.

Dover andare al negozio all’angolo e prendere la macchina, salire al primo piano in ascensore e poi, nel pomeriggio, andare in palestra (in macchina, ovviamente!).

Farsi due docce al giorno, della durata di venti minuti l’una, ad una temperatura di 45 grado centigradi. (questa è la mia e non c’è verso!)

Portare una maglia mezz’ora e poi metterla da lavare, in lavatrice, chiaramente! (questa pure è la mia ma posso imparare)

Così ci ha ridotti il consumismo: degli idioti perfetti.

Arredamenti

23 novembre 2013 - Leave a Response

Sono stata invitata da un’amica nella sua nuova casa con il suo nuovo fidanzato.
Ora chiamarla amica è una forzatura. Io di mio non mi ricorderei nemmeno di conoscerla, se non fosse che, a periodi che poi unilateralmente decide lei è che corrispondono essenzialmente a quelli di assoluta e mal tollerata solitudine, oppure a quelli, un po’ migliori, in cui si deve mostrare a qualcuno di avere un’amica, mi tempesta di telefonate e cuoricini via sms viber Skype whatsapp e chi più ne ha più ne metta per assicurarsi la mia presenza con un anticipo che nemmeno glì appuntamenti dal dentista. Però in effetti a me non viene mai mai mai in mente di chiamala e non rispondo all’ottanta per cento delle sue telefonate ed al cento per cento dei suoi sms, senza nemmeno avere il buon gusto di inventare scuse. Che poi le voglio pure un minimo di bene, in quel modo tutto sbagliato che mi fa sprecare il bene per persone di cui il mondo dovrebbe proprio fare a meno.
Hanno fatto un mutuo in base al quale nessuno dei due potrà vivere per i prossimi trenta anni, giusto giusto fino alla pensione. Cioè fino alla pensione loro non saranno liberi non dico di farsi un viaggio, ma che ne so, mangiare qualche volta al macrobiotico, per dire. Hanno speso questa barca di soldi soprattutto per l’arredamento, che è curato (e firmato) nei minimi dettagli. La casa è scura, è in una zona che lasciamo stare, è intestata ad entrambi, il che è ovvio data la solidità del rapporto, e non è neanche un capolavoro, in tutta onestà. Ma quelli sono gusti. È quando ti accorgi che in ottanta metri quadri non c’è l’ombra di una libreria, che davvero inizia a mancarti l’aria. Che non c’è un libro, che ne so un depliant, una rivista, un dizionario appoggiato per terra. Non c’è carta, a parte lo scottex credo. Ecco io potrei rinunciare a più o meno tutto, il letto Frau il parquet prezioso la carta da parati di Fendi, l’armadio capiente la cabina doccia matrimoniale con l’.idromassaggio. Potrei rinunciare anche al fidanzato, farne tutto un pacchetto con il gatto e con il cane addirittura. Potrei, con un po’ di impegno, fare a meno anche della mia razione giornaliera di cioccolato fondente. Ma, una casa senza libreria no. Mi fa una tristezza che quando ci ho pensato sono diventata triste, davvero triste, così triste che nemmeno una serata intera di totale incomunicabilità e mancanza di argomenti e discorsi futili e banali e mono toni erano riusciti a rendermi triste così. Di solito mi chiedo se il suono a vuoto di alcune persone non sia solo lo specchio della mia incapacità di adattamento a mondi e modi diversi dai miei. Il che è probabile, e non è nemmeno il lato peggiore della mia generale incapacità di adattamento. Ma di fronte ad un ambiente senza un ripiano, anche piccolo, anche minuscolo, anche solo simbolico, un mobiletto con un doppio fondo, una cassetta della frutta, una torre di libri che sale da terra, non lo so inventate qualcosa. Di fronte a questo io dico che in queste condizioni qui nemmeno Darwin si sarebbe saputo adattare!

Qualsiasi cosa accada

22 novembre 2013 - Leave a Response

Il fatto è che tu ti metti ad amare uno. E questo “uno” non è male, è uno come piace a te. Per come la vedi tu, adesso, è pure “uno” fatto apposta per te. C’hai anche la faccia tosta di provare a pensare che stavolta sia diverso (perchè è quello giusto, chiaramente!). E’ così simile a te, così palesemente tutto sbagliato che non può che essere nato apposta per trovarti. Ti illudi di aver imparato ormai, ti pavoneggi di essere una che è stata all’inferno ed è tornata su. Questo ti dà una specie di sensazione di invincibilità che attrae tutti come il miele, un sereno distacco unito ad un felice disinteresse per ciò che ti circonda. O meglio, ad una scalpitante curiosità e voglia di vivere incurante di dover ottenere, piacere, raggiungere qualcosa o qualcuno. Il desiderio di una famiglia, di un figlio, di un nido, di un tetto da condividere, è stato per tanto tempo quel dramma che rovinava tutto, avvitato tra l’impossibilità di identificarlo con nessuno che non fosse uno che avevo ormai, categoricamente, perso, e la convinzione che il tempo passava e fosse invece impellente uscire da questo empasse. Per un tempo lungo, ma giusto, la vita è scorsa su questi binari, tra la consapevolezza di non poter volere nessuno che davvero non sentissi di volere e la convinzione che avrei dovuto scuotermi e veloce da questo stato di apatia emotiva. Poi mi sono scossa, e mi sono accorta che il cuore andava a mille e che talmente era l’immedesimazione in quel personaggio glaciale che ho pensato di dover andare al pronto soccorso per un attacco di tachicardia! E invece era che il cuore ignaro di tutto e piano piano guarito si era messo a battere forte per conto suo, lasciando me e tutto il resto del suo corpo in balìa. Così mi sono ritrovata quì in mezzo, senza di fatto aver imparato niente, anzi OGGI con la prova provata che nessuno impara mai niente, e per giunta non mi posso nemmeno lamentare! C’è di diverso che sono -moderatamente eh- felice!

Concetti chiave

21 novembre 2013 - Leave a Response

Possesso di palla.
Cerchio.
Meccanismo.
Egolatrismo.
Inconsapevolezza.

E poi, è proprio vero, nel bene e nel male nessuno cambia. Al limite, col tempo, qualcuno peggiora!

Everything gonna be all right

19 novembre 2013 - Leave a Response

C’è un linguaggio prima del linguaggio. Un substrato di sguardi, gesti, movimenti delle mani e dei piedi. Ma di più, sono le sensazioni, quel che sale dalla pancia, quel che lasciamo intrappolato ai confini del pensiero e se ne esce ignaro dai pori della pelle ed invade le stanze, le sale dei ristoranti, i palazzi, i boschi, le strade sterrate, le periferie. Potremmo vivere di quel non detto, lasciarci popolare da quella realtà silenziosa invece che dalle parole che sono così insipide. Potremmo vivere una vita intera e dire cinque parole in tutto, il resto è in più, o forse in meno. Ci provo.

Si, viaggiare

15 novembre 2013 - Leave a Response

Eros Narciso Edipo e il caso al tavolo da gioco. L’amore, l’amore di sé, la trasgressione sublimata, il destino per chi ci crede, o il calcolo delle probabilità per chi preferisce (una legge statistica che segue, ma non sempre, le sue regole). Istinti non primari. In piedi dietro, che osserva, quell’avversario imbattibile che custodisce la posta in gioco: la Morte. Le anime pellegrine, quelle che sanno dare un senso al viaggio. Segmenti di senso. Contraddizioni. Un grumo di contraddizioni irrisolvibili (la nostra vera forza, in verità). I desideri (quelli che a novanta anni, l’età di chi scrive, sono “aumentati di numero e di intensità”…). E poi i personaggi, reali di fantasia e di mitologia. Calvino che era (davvero) compagno di banco dell’autore, col quale incontra Atena (Atena, proprio lei, quella che anch’io…quella che lasciamo stare cosa combina Atena nella vita mia). E da quell’incontro la decisione di iniziare il viaggio dentro la loro vita. E una vita intera non basta.
L’ultimo libro di Eugenio Scalfari l’avevo perso durante il cammino di Santiago, il primo giorno, ed un senso a questa perdita gliel’ho trovato, così come è facile trovare un senso a tutto quando è proprio “cercare Il senso” quello in teoria stai provando a fare! Eccolo il senso: io dovevo esserci in quel mio viaggio, non passarci indenne attraverso come quasi dappertutto, non dovevo leggere il, seppur affascinante, percorso di un’altra vita(leggere ti insegna a stare sola, si, ma ti riempie, in un certo senso ti camuffa la solitudine, te ne toglie la consapevolezza). E, nello stesso tempo, il senso è che qualcuno che non conosco e non conoscerò mai lo doveva trovare e leggere, “scuote l’anima mia Eros”, pieno dei miei appunti e dei miei punti interrogativi come risposta ai suoi (questo qualcuno- fortunato-ha ora me, o meglio la sua costruzione del personaggio me, come risposta!).
insomma, un romanzo nel romanzo, un viaggio nel viaggio.
Ora ci ho messo del mio, lo so. Certo è che Scalfari autore vale la pena già di suo. È anche altro lui, lo so. Ha fondato un giornale che può non piacere e ha delle idee politiche che possono non piacere (come non lo so, ma possono!). Ma anche i suoi romanzi sono altro, è sarebbe un peccato perderli per inutili preconcetti politici. Davvero un peccato.

“Non mangio niente che abbia un cuore”

9 novembre 2013 - Leave a Response

E se lo dice Leonardo Da Vinci, potete iniziare a riflettere pure voi. Chè siccome finché lo dico io, che vi mangiate la paura, la sofferenza, la tristezza di qualcun’altro, dite che sono strana (matta, psicolabile borderline o come pare a voi), allora vi ho trovato dei precedenti illustri. Magari, con loro a far da testimonial vi sentite più intelligenti, più legittimati, più fighi! Insomma, non vorrei fare il Berlusconi dei poveri, ma sono certa che un giorno visiteranno glì allevamenti intensivi ed  i mattatoi come musei,  per “non dimenticare”, e guarderanno le vostre foto con la bistecca come noi guardiamo adesso a quelle immagini del pubblico nello spettacolo dei gladiatori al colosseo: con quegli occhi un po’ schifiti, un po’ scandalizzati, un po’ severi ed un po’ pure compassionevoli verso quel grado inferiore di civiltà. Ecco. Si tratta solo di inferiorità, culturale, civile, spirituale.
E adesso buon pranzo!

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(si, lo so, lo so, l’ho mangiata fino a ieri mi rispondete voi – ma sono passati 3 anni! E si, è vero, ed ho fatto anche una marea di altre cazzate fino a ieri, se è per questo! Allora? Non è mai troppo tardi per aprire gli occhietti! ;-)))

Lavori inutili

9 novembre 2013 - Leave a Response

Niente da fare, ho la vocazione dei punti di vista. Sono in grado di elaborarli sempre tutti, appena formulato un pensiero mio ne formulo altre cinquantaquattro versioni possibili, quella delle sfumature viste da dentro da fuori da lontano da vicino e da vicinissimo. Poi, se la faccenda non riguarda me, me ne sbatto. Se la faccenda riguarda me, mi accorgo che dopo tutto questo lavoro minuzioso e freudiano, concludo beatamente che il migliore, il più obiettivo il più giusto e onesto, è sempre il mio. Allora mi chiedo, ma possibile che abbia sempre ragione io? Oh,  Sembra strano pure a me eh!

I verbali, ovvero la realtà non esiste.

5 ottobre 2013 - Una Risposta

Dunque.
Il mio avvocato della sacra rota, che si chiama molto più seriosamente “patrono stabile” ma che molto meno seriosamente io chiamo Paoletto anche se lui non si chiama Paolo mi ha mandato un sms di buon’ora per comunicarmi che: 1-ha letto i verbali degli interrogatori delle testimonianze e delle perizie psicologiche 2-siamo a cavallo, è matematicamente certo che il matrimonio sarà annullato, soprattutto grazie al risultato della MIA perizia, che lui trova tanto divertente (cioè ad uno viene diagnosticato un disturbo psichico e lui si ammazza di risate, va beh!) 3- che però tornando seri, sarà meglio che ci vediamo per parlarne…
Per cui, anche se lui è un roncoglionito se quel tribunale è un reperto storico di un’istituzione da abbattere seduta stante. Anche se di mettermi a pensare a quanto io possa essere stata una rincoglionita totale, a quanto tempo io abbia perso e a quanto io mi sia inutilmente fisicamente e psichicamente maltrattata per null’altro che un povero sempliciotto che non vale nemmeno la mia unghia senza smalto (eh si, purtroppo ci si arriva prima o poi all’ultimo stadio, quello del “guardare con altri occhi” e “vedere chiaro”!). Anche se niente di tutto questo sarebbe la mia priorità mattutina, ad un certo punto decido di andare, perchè cosa possa aver scritto di me quella psicologa frustrata dalla mano sudaticcia e lo studio nel sottoscala di un palazzo fatiscente alla periferia di una città fantasma, mi stimola non poco la curiosità e il senso critico! Vado e mi trovo una definizione di “tratti di personalità borderline con disturbo alessitimico”. La dottoressa ha studiato e per lo meno mi ha costretto a cercare una parola su Wikipedia! Ora io lo so già di non essere normale, e la cosa nonostante gli occhi terrorizzati di Paoletto non mi sconvolge per niente. So anche che invece Marco è normale, anche se per tanto tempo ho creduto, ma forse solo sperato, che non lo fosse. Il disturbo di cui soffro non è precisamente quello che è uscito dalla sua analisi scolastica, ma in mezz’ora di conversazione l’esperta ha almeno dimostrato di aver inquadrato la situazione, io psicotica lui normale con picchi di marcata impulsività. E poi ha dato una grossa mano alla causa dell’annullamento, cosa per cui non smetterò mai di ringraziarla. In più, borderline proprio mi piace, e credo che mi ci riempirò la bocca per un lungo periodo! Il problema è stato che poi ero lì, e Paoletto con quella sua aria a metà tra l’ingenuotto ed il diabolico, rassicurato dal fatto che non avessi avuto le reazioni incontrollate che ci si può aspettare s
da una borderline che si finge normale ma è stata sgamata, mi ha fatto capire che avrei potuto, ecco, avrei potuto anche leggere il resto. E così, il resto. Il resto è quello per cui ho sentito il bisogno fi scrivere, ed anche un po’ il motivo per cui mi dispiaccio di aver così maleducatamente cacciato da qui i miei lettori più appassionati. Perchè, a questo punto della storia, un faccia a faccia non sarebbe proprio stato male. Mi sarebbe piaciuto molto sapere, per esempio, se lui ha mentito appositamente per facilitare la causa dell’annullamento, nonostante il giurAmento solenne sulla bibbia (e in questo caso, questo ulteriore peccato capitale se lo poteva pure evitare, che il
Matrimonio nostro è nullo ex se, senza bisogno di aiutini do fantasia). O se lui si è davvero autocompiuto un lavaggio del cervello così profondo, da vederla proprio così la realtà, come se lui avesse proposto di non sposarci e fossi stata invece io ad insistere come un’ossessa, tanto che lui ha ceduto giusto per farmi contenta. “questo matrimonio io, più che averlo voluto, l’ho subito” è il virgolettato che più mi è rimasto impresso, oltre ad una intera ricostruzione dei fatti (e non delle interpretazioni, che quelle almeno capirei) del tutto oggettivamente falsi. Oppure, ed è la riflessione che mi interessa di più, la realtà non esiste, per lo meno quella della vita di ognuno, perchè è assolutamente superfluo come vadano le cose quando la memoria le archivia come vuole lei, o come le ha interpretate lei, sul momento o postume, e quindi a niente conta l’oggettività. Credo, che sia davvero così. In qualsiasi, qualsiasi, qualsiasi relazione, siamo soli con i nostri meccanismi di assorbimento di ciò che facciamo reciprocamente, viviamo realtà parallele che possono essere lontane anni luce, e quindi per forza arriva un momento in cui siamo, davvero, lontani anni luce. Ma davvero non esiste e quindi pace.

L’ultima

22 settembre 2013 - Leave a Response

L’ultima di qualsiasi cosa c’ha quel fascino tutto suo che la rende già indimenticabile solo per la posizione, e questo poi aiuta anche il contenuto per quello strano funzionamento delle cose umane per cui, se una cosa pensi che sia bella, essa difficilmente non lo è. Chiaro che lo stesso principio funziona, forse anche più fragoroso, quando tu pensi che una cosa sia brutta. Difficile, difficile che non lo sia. E però, lungi dal risolverti la vita come pure verrebbe in un primo momento da pensare,  questa scoperta te la peggiora sensibilmente. Perchè non è che sia sempre facile pensare che le cose vadano bene, e non avere neanche uno stupido dubbio in grado di insinuarsi tra le pieghe dei tuoi desideri e distruggere tutto, persino la tua certezza del fatto che ciò che desideri sia davvero ciò che desideri. Voglio dire, forse ad una mente meno complessa della mia la faccenda non deve risultare difficile, ma forse è anche vero che una mente meno complessa della mia formula desideri meno complessi che poi certo, che sai desiderarli come si deve. Comunque, resta il fatto, che la mia mente influenza la realtà da sempre, e che per pura ironia del destino, io che mi accusano da sempre di plagiare tutti, sui miei pensieri proprio non ho poteri. Niente. Godono di vita propria, testardi, ribelli fino al midollo, autosufficienti ed autorevoli. Altezzosi. Cos’è che vuoi tu? No, non adesso, scordatelo pure. E ahivoglia a spiegargli che siamo uno, la stessa squadra, sulla stessa barca. Che se poi sto male io loro pure arrancano, rimangono costretti tra quelle quattro sinapsi che girano a vuoto intorno allo stesso fine. Che mi debbono dare una mano per darla infondo a sé stessi. Loro niente. Tirano sempre fuori un problema tutto loro, un fantasma da non so quale cassetto della memoria, una paura che solo loro non hanno metabolizzato ancora o di cui solo loro hanno avuto percezione. E non si arrendono, non si lasciano guidare, ingovernabili come i sacchetti dell’immondizia neri che fungevano da slittino quelle rare volte in cui d’inverno da queste parti si vedeva la neve. Fino a che non decidono loro, le cose le pensano sempre complicate, tortuose, piene di alti e di bassi e di paure e di ostacoli proprio lì, sul punto di, quasi quasi arrivati alla mèta. Mi chiamano incostante ma sono loro, loro e non io che ad un certo punto creano il mostro è mollano tutto, scappano, non vogliono più più più nemmeno morti ma che sei matta? Io non posso che seguirli, adeguarmi, fare buon viso a cattivo gioco, bluffare e dire ok ok non sei quello che voglio, lavoro scuola hobby università fidanzato marito o animale domestico. E tutte le volte ricomincio da capo, paziente, assolutamente certa che verrà, verrà il momento. Che poi puntuale arriva, e mai, dico mai per dire mai come una legge matematica che non teme eccezioni, mai nella vita è successo che un pensiero anche breve ma diritto, secco, lineare, sicuro, non sia diventato realtà. La influenzo davvero, lo so, devo solo imparare ad influenzare me e poi vendere la formula, come elisir della felicità. Diventare, per inciso, ricca, che non guasta.
Così, dicevo, l’ultima delle cose ha quel fascino particolare che i pensieri si rilassano e la trattano bene, si preparano a darle il buon addio senza fiatare. Così l’ultima serata, l’ultima mattina, l’ultima chiusura di ombrelloni mi lascia con quella dolcezza che di fatto, sul serio, nella realtà non ha. Ed è bellissimo l’ultimo giorno, intenso, veloce, col ritmo giusto i clienti giusti il sole giusto e le giuste richieste da soddisfare con soddisfazione. L’ultimo mojito mi esce spettacolare, l’ultima canzone è Wind of change degli scorpions. E ciao estate, ciao due passi dal mare, ciao, qui lo posso dire, ciao pure sunrise.
Si riparte, nuova vita, nuova avventura. I pensieri ci hanno messo di nuovo del loro e menomale. E sì, mi rendono un po’ borderline, ma io proprio li adoro e senza di loro non potrei stare. 🙂

Lo so lo so

17 agosto 2013 - Leave a Response

Lo so lo so blog che ti trascuro e poi ti uso solo per lamentarmi.
Anzi, scrivo da te e penso a lui, il social network, con cui vorrei condividere sta roba perchè arrivasse dritta dritta a che dovrebbe. E che tu non sia lui ed io mi debba accontentare di te, per ragioni di correttezza politica che detesto, anche quando è politica economica e l’economia riguarda il portafogli mio! Insomma. Ce l’ho con un cliente. Una coppia di, per essere più precisa. E vorrei insultarli ma non posso, perchè quell’altro mio socio in affari nonché amatissimo fratello ogni volta se la prende per le mie maniere poco razionali. Devi trattarlo come un oggetto, mi dice. È uno dei clienti più buoni del sunrise, solo che la sua concezione di buono è diversa dalla mia. Nella sua ottica non posso dargli torto, sembra che una casa non ce l’abbiano, questi due disgraziati, e stazionano sempre sui nostri divani pranzo e cena, che ci vorrebbe un’ordinanza del sindaco anti bivaccamento. Spendono, tanto, per questo buoni sono buoni. Ma dal mio punto di vista fanno pietà, è gente a cui se potessi diplomaticamente scegliere di trattare a modo mio io sputerei in faccia w basta, senza tante spiegazioni. Ignorante di quell’ignoranza imformata e compiaciuta che si crede intellettuale. Cattiva, scientemente razzista, vuota, anzi no piena d’astio verso l’un l’altro e quindi il mondo intero. Formale, falsa, bisognosa di sentirsi servita per dimostrare la propria pseudo aristocraticità, “mò portamelo al tavolo va”, e tu con il succo già versato nel bicchiere che devi andare insieme a lei verso il tavolo che lei ha deciso, rigorosamente quello libero più lontano dal bancone possibile, e lei che ti cammina accanto con in mano niente. Dai mò, se vuoi ti pago il servizio.
Però mò se vuoi rivedermi da queste parte agli zingari non li devi più far entrare, che a me fa schifo bere nello stesso bicchiere in cui hanno bevuto loro, ci siamo capito? Ok. Lì ho risposto che da me sono liberi di venire tutti, zingari o no, purché siano educati e paghino il conto. Mi tremava la voce, però, ed intendevo che fosseRò loro, maleducati schifosi, a non poter entrare. Ma, oltre ad essere tutto lo schifo che io possa pensare di qualcuno, sono anche stupidi e non hanno capito. Oppure si, hanno capito, ma siccome la contessa vuole tornare lì, chè si è messa in testa di farsi mio fratello, fa finta di non aver capito e convince lui che pende dalle sue labbra, per poi, ne sono certa, farsi pendere addosso la prima che capita alla prima occasione utile. Fatto sta che io li odio, palesemente, e loro altrettanto palesemente odiano me. Lui ha iniziato a chiedermi un caffè, farmi andare al tavolo, e poi dirmi te ne ho chiesti due, è meglio che vai a dormire prima la sera. Ed io ho iniziato a rispondere che se ha qualche problema irrisolto a casa non è che se la può prendere con me. Di problema irrisolto, io, intendo la sua compagna che manda messaggi pornografici a mio fratello, dicendogli palesemente che se lui si mettesse con lei lei mollerebbe tutto, e mio fratello che è meno impulsivo di me e con gli stronzi si diverte, le risponde che lei dovrebbe lasciarlo prima cosicché lui si sentirebbe libero di provarci, che sennò ha i sensi di colpa. E lei glielo spiega, glielo spiega proprio, che non può lasciarlo prima, che se poi con lui non funziona lei cosa fa, perde tutti e due? È un rischio, lo capisci che non posso farlo amore? Ma lo farei, per te lo farei, se fossi sicura che tu poi resteresti con me io mollerei tutto, credimi io ti amo davvero noi siamo fatti per stare insieme. Lui mi fa leggere questi messaggi con gli occhi sgranati, mi dice non può essere vero che me lo spiega proprio così! E non le risponde! E lei è convinta che lui non le risponda perchè in realtà è innamorato di lei ma è talmente leale da non potersi sbilanciare a causa del fidanzato. E per questo lo ama ancora di più. Ma poi quando viene sta lì fa tutta l”iinnamorata, del fidanzato, e gli si siede addosso e fa tutte moine amore di qua amore di la e nello stesso tempo manda i messaggini che sta male. Ma state male davvero!!! Questo sicuro è!!! Insomma, io a questi due li incenerirei lì sul divano e gli direi che non possono avvicinarsi nei dintorni, che debbono stare a duecento metri almeno dall’ingresso. Un daspo gli darei. Chè degli incassi e dei buoni clienti me ne frega una sega. Ma poi mi tocca sentire tutti, che non sono professionale, che devo lavorare e non avere idee e gusti personali su chi servo. Solo che non ce la  faccio. Ho provato a vederli come dei poveri derelitti pieni di problemi e fragilità, a farmi smuovere dalla compassione. Ma non sono così compassionevole io, resisto mezza giornata e poi torno da capo. Avrete pure dei problemi ma siete stronzi, e perchè io debbo avere tutto il giorno tutti i giorni degli stronzi tra i piedi? Ho provato a considerarli sottosviluppati, non sono cattivi hanno solo raggiunto un grado diverso di sviluppo. Ma niente, pure gli animali hanno un grado diverso di sviluppo, ma non rompono i coglioni così. Insomma non c’è verso, lì vedo solo come inutilità, e nella mia visione del mondo io non ho la missione di sopportare o migliorare le inutilità, ho solo la missione di stare tranquilla e levarmele dai coglioni. Per cui blog, puoi capire quanto io soffra. E puoi capire quanto mi piacerebbe scriverlo di là, un bello status secco. E invece mi tocca accontentarmi di te. La faccenda suonerebbe tipo “È vero che il cliente ha sempre ragione, ma
è anche vero che un solo proverbio potrebbe non reggere la sindrome premestruale ed oggi potresti trovarti, d’.limprovviso, buttato fuori di quì con addosso quella specie di puttana di alto borgo che ti porti appresso. Attento.” Ecco, così sarebbe perfetto.
Ora speriamo che per qualche loro rara forma di follia non leggano te, blog. Che ora sei pure nei motori di ricerca col nome mio. Tu sei pericoloso! Ma poi credo che, se mi proprio mi cercano, allora è giusto che sappiano cosa penso. E pace! Ma non mi cercano blog, non mi cercano, tranquillo! Loro proprio mi detestano sul serio, non sono segretamente innamorati di me!!!! 😉